<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945</id><updated>2011-04-21T12:55:33.262-07:00</updated><category term='ReporterAssociatiInternational'/><category term='http://www.elpais.com/yoperiodista/articulo/Periodista/Libano/elecciones/islamistas/kurdos/urbanismo/Turquia/Beirut/modernizacion/turca/pasa/Ayazma/elpepuyop/20070429elpyop_2/Tes'/><category term='Arabicareport.com'/><category term='ReporterAssociati'/><category term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Bayrouth, Lubnan w gheir shi..</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' 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href='http://riportag.com' length='0'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/2835543942390516249'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/2835543942390516249'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2009/05/moving-to.html' title='MOVING TO....'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-2683038606255426473</id><published>2007-12-11T07:36:00.000-08:00</published><updated>2007-12-11T07:43:04.577-08:00</updated><title type='text'>La Farsa</title><content type='html'>Continuano gli attacchi reciproci fra i due blocchi che bloccano il paese e ne monopolizzano la scena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il blocco del 14 marzo accusa quello dell’8 marzo di ricevere ordini dalla Siria e dall’Iran per mantenere il vuoto politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il blocco dell’8 marzo accusa quello del 14 marzo di essere direttamente pilotato dalle potenze straniere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 14 marzo dice che ha fatto salti mortali per proporre come candidato di consenso il generale Michel Sleimane, mentre l’8 marzo dice che sono quelli del 14 che hanno cambiato idea e vogliono rigirare le carte in tavola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hussein Husseini, precedente portavoce del parlamento, ha dichiarato sabato che l’emendamento della costituzione necessario per eleggere Michel Sleimane, potrebbe anche non necessariamente essere controfirmato per quello che è definito dall’opposizione come un governo illegittimo. Il giorno dopo dichiara invece che è stato frainteso e che invece l’emendamento deve passare attraverso il governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il generale Aoun manda in pace i libanesi, gli fa già gli auguri di un buon natale e felice anno nuovo e promette che se ne riparlerà a gennaio. Afferma anche che è lui quello che si sta opponendo alla Siria e all’Iran che invece vogliono eleggere un presidente. Forse sta provando a rimandare la scelta del nuovo presidente alle elezioni legislative del 2009. Lavoro certosino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 14 marzo invece, che accusa l’opposizione di approfittare della situazione di stallo, comincia a tastare l’opinione pubblica nazionale attraverso uno dei suoi più sconosciuti membri, come era già successo con la candidatura di Sleimane, preconizzando la elezione del presidente della repubblica solo a marzo. Magari proveranno ad eleggere il nuovo presidente proprio il 14 marzo. Per un colpo così stiloso, che potrebbe echeggiare per secoli nei libri di storia, si può anche aspettare qualche mese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ragione addetta è quella che il parlamento non potrà più riunirsi prima di marzo, quando è prevista la sessione plenaria, in quanto dovrebbe essere lo stesso presidente della repubblica, che non c’è più, a dover proporre una sessione straordinaria del parlamento. Ora, considerato che al momento attuale vengono organizzate sessioni parlamentari ogni cinque giorni, e che la costituzione è ormai data in dotazione ai ragazzi di Sukleen per pulire le strade della capitale, la ragione proposta sembra alquanto inconsistente. Provare con un’altra motivazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nabih Berri si dichiara contrariato per gli attacchi ricevuti dal blocco opposto e reitera che il governo Siniora è e rimarrà illegittimo. Berri probabilmente si è dimenticato che l’1 settembre nel suo discorso a Baalbeck aveva messo sul piatto l’offerta di un presidente di consenso in cambio dell’accettazione da parte dell’opposizione del governo Siniora. Tutti sono concordi ora che il candidato di consenso sia Michel Sleimane. L’amnesia colpisce ogni anno migliaia di libanesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Walid Jumblatt nei giorni scorsi ha spezzato una lancia in favore dell’incorporazione di Hezbollah nell’esercito nazionale ed ha ricordato invece che ancora devono essere messi in pratica gli accordi di Taef, che prevedono fra le altre cose la creazione di un senato. È necessario ricordare che nel caso fosse costituito un senato, come previsto da Taef, la presidenza di questa seconda camera spetterebbe ad una figura drusa, per ragioni che guidano il sistema confessionale libanese. Uomo di stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora nessuna voce si è alzata invece per l’introduzione del matrimonio civile in Libano. Potrebbe impegnare la mente dei libanesi in un momento di fiacca nella battaglia politica ed occupare l’opinione pubblica su un tema che poi i politici rimuoveranno a loro piacere al momento opportuno. È già accaduto, ma si aspetta fiduciosi nei prossimi mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti libanesi sperano già che si arrivi in queste condizioni alle elezioni legislative del 2009, quando non ci sarà nè un presidente, nè un governo, nè un portavoce del parlamento. Questo sì che si chiamerà vuoto di potere! Ci sarà a quel punto un cambio totale della classe politica? Sognatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto un comunicato ufficiale afferma che nessun albero di Natale sarà quest’anno abbellito a Baabda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le lucine si sono invece accese ieri nei suburbi, dove la gente è spontaneamente scesa per strada a bruciare ruote e copertoni per contestare il continuo taglio dell’elettricità, che colpisce indiscriminatamente tutte le aree della capitale per almeno tre ore al giorno. Quando quasi sei mesi fa cominciò il razionamento dell’energia, le autorità dichiararono che era relazionato con la strenua battaglia dell’esercito a Nahr el Bared. L’attacco al campo e il debellamento della milizia di Fatah al Islam è stato dichiarato ufficialmente concluso a inizio settembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che stiano ancora combattendo lassù e non ci abbiano detto niente?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-2683038606255426473?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/2683038606255426473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/2683038606255426473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/12/la-farsa.html' title='La Farsa'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-2081016016836358836</id><published>2007-12-06T07:11:00.000-08:00</published><updated>2007-12-06T07:12:05.335-08:00</updated><title type='text'>Fumata orange e consenso in pillole</title><content type='html'>E 7...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è il consenso sul candidato, ma non c’è il consenso sul nuovo governo e le nuove cariche pubbliche. Quando raggiungeranno il consenso su queste questioni, potremo aspettarci un nuovo presidente o dovranno trovare il consenso sul nuovo portavoce del parlamento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un gioco senza fine, senza capo nè coda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Improvvisamente la settimana scorsa la maggioranza, attraverso uno dei suoi più sconosciuti rappresentanti, ha buttato sul piatto della presidenza la candidatura del generale Michel Sleimane, capo supremo dell’esercito. La candidatura improvvisa ha lasciato forse più perplessi coloro che l’hanno lanciata che i possibili destinatari della proposta, l’opposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mezzo, tra il caos politico libanese e la candidatura di Sleimane, si è svolta la conferenza di Annapolis. Pochi giorni dopo è atterrata la proposta in casa libanese. Tempismo perfetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sorniona opposizione sembrava aver accettato il candidato di consenso senza troppe pretese, silenziosamente sperando di non fare un passo falso e in qualche dichiarazione rompere il fragile castello. Mentre la coalizione del 14 marzo mostra i muscoli della sua unione indissolubile, presenziando conferenze stampa moltitudinarie e dormendo sotto lo stesso tetto, così non sembra per l’opposizione. Incontri pubblici tra membri dell’opposizione non sono all’ordine del giorno. Magari però la linea del telefono è rovente. Comunque non sembra esserci molta coordinazione. Con la candidatura di Sleimane, un passo falso o una dichiarazione confusa da parte di un membro di Hezbollah o del movimento di Aoun, ed il patto di “intesa nazionale” potrebbe saltare. Hezbollah si trincera dietro “opinioni personali” dei suoi membri e il sayed Nasrallah evita di fare dichiarazioni in questo momento. La sua ultima apparizione risale al 18 novembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggioranza non di crogiola decisamente negli agi di una miglior posizione. Alcuni pensano che si stia dando la zappa sul piede con la candidatura di Sleimane. La possibilità che possano trovarsi sotto l’albero di Natale un nuovo presidente che non li assecondi ed un nuovo governo senza una reale maggioranza non è così remota e fantastica. Tre anni giocando ai rivoluzionari ed in una manciata di giorni...pufff..finito. I re magi siriani a quel punto saranno già in cammino, pronti per approdare a Beirut all’inizio di gennaio e portare sontuosi regali al nuovo eletto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il consenso è ancora lontano. Tutti sembrano d’accordo su Sleimane, ma ci sono due questioni principali da risolvere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima questione è quella dell’emendamento della costituzione (volutamente con la minuscola), pratcia necessaria per eleggere presidente il capo dell’esercito. Dai due blocchi hanno già fatto sapere che “in un paio d’ore si può fare”. Un po’ di cancellina qui, lì metti un omissis e quella pagina lì la puoi anche togliere che tanto spiega dettagliatamente alcune norme e regole costituzionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggere la costituzione libanese è come leggere gli auspici fra le viscere di un animale. I vari stregoni nazionali la interpretano ognuno a modo suo e se ci sono due posizioni differenti e non si raggiunge un accordo che si fa? La si cambia! Il Libano è la grande casa delle libertà. Freedom.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda questione da affrontare con calma e una buona dose di ansiolitici a portata di mano è data dal fatto che.... Il generale ha detto no!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il generale, in effetti, ha detto “ni” all’altro generale.&lt;br /&gt;Si, no, silenzio, forse, ed alla fine è spuntato il “si ma”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Si ma” che non è ancora chiaro se sia più un tentativo di fare di Sleimane un presidente di transizione di soli due anni o se veramente si riferisca alla creazione di un nuovo governo dove i cristiani e l’opposizione abbiano un ruolo più forte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aoun compirà fra poco più di due mesi 73 anni. L’incarico presidenziale dovrebbe essere di sei anni (è successo un paio di volte nella storia del Libano...). 73 + 6. Si gioca sul filo del rasoio. Il sogno di una vita che potrebbe infrangersi. Piena comprensione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il generale ci terrebbe a lasciare finalmente il titolo di generale e acquisire quello di raiss. Difficile immaginarsi però le televisioni libanesi annunciare “il discorso del presidente Michel Aoun”. Come? E chi sarebbe costui? Forse sarebbe meglio “il discorso del presidente generale Michel Aoun”. Meglio accumularli i titoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Generale o presidente, i due Michel libanesi sono sulla stessa barca. Quello che lascia uno se lo tiene l’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I libanesi tutti intanto continuano a divorare fast food breaking news che li tiene aggiornati ogni ora sull’evoluzione della trattativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un esempio giornaliero da Naharnet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Sfeir incontra Ghanem&lt;br /&gt;- Kouchner incontra Hariri e Berri&lt;br /&gt;- Ghanem fa una dichiarazione&lt;br /&gt;- Pharaon parla con l’ambasciatore italiano&lt;br /&gt;- Kouchner non fa dichiarazioni&lt;br /&gt;- Nassib Lahoud incontra Feltman&lt;br /&gt;- Berri incontra l’ambasciatore egiziano&lt;br /&gt;- Fneish incontra l’inviato dell’ONU Pederson&lt;br /&gt;- Aoun non ha paura del vuoto costituzionale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che piatto succulento! Ma come fanno a mettere insieme poi tutte le informazioni che hanno raccolto? Credo che il segreto stia tutto qui. Cattiva gestione delle informazioni. Probabilmente avevano raggiunto un accordo già mesi fa, ma un portaborse sbadato si è dimenticato di menzionare quel piccolo particolare che sembrava così irrilevante. Pazienza. Si riaprono le danze. Il valzer continua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma piuttosto. Il lettore che legge queste pillole lanciate sulla rete che ci ricava alla fine della giornata? Da un’esperienza quasi personale potrei dire che servono solo a incrementare la dipendenza della gente verso i politici, e sviluppare il subconscio per incubi notturni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando tutto finirà, saranno in molti a prendere il volo per una vacanza in una terra esotica, o ad entrare in una comunità di recupero per gravi crisi di astinenza da bombardamento di informazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, sarebbe arrivato il momento di istituzionalizzarla questa comunità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-2081016016836358836?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/2081016016836358836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/2081016016836358836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/12/fumata-orange-e-consenso-in-pillole.html' title='Fumata orange e consenso in pillole'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-4280257490120224634</id><published>2007-11-23T15:04:00.000-08:00</published><updated>2007-11-23T15:09:56.430-08:00</updated><title type='text'>Pollice Verso</title><content type='html'>Mentre l’ormai ex presidente Emile Lahoud proclama lo stato d’emergenza, le strade di Beirut non sono vuote, certo è venerdì sera e non c’è quel viavai solito, ma la gente esce ugualmente in strada in quello che doveva essere il giorno fatidico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre a Baabda la banda suona l’inno nazionale per salutare ufficialmente il tanto discusso presidente, in altre zone della città sono i fuochi d’artificio a segnare il ritmo. In questo caso celebrano la sua partenza. A Tarek Jdide ballano e cantano, e probabilmente sperano che i vicini di Dahiyye sentano la loro felicità, la loro vittoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pirro, re dell’Epiro. Nessun vinto e nessun vincitore. La formula magica libanese. La situazione di ennesimo stallo si risolverà solo quando entrambi i contendenti potranno entrambi festeggiare, nello stesso momento, la vittoria. Tutti vincitori. Qualcosa riusciranno a inventarsi nei prossimi giorni. È l’unico modo per non deludere i propri sostenitori ed azionisti, e non servirgli sul piatto una sconfitta. Qualcuno perderà però.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I libanesi sono stanchi. È una vita di sussistenza. Programmi se ne possono fare, ma non a lunga scadenza. Domani. Domani cosa succederà? Si metteranno d’accordo o le mani addosso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti si aspettavano che almeno oggi 23 novembre la situazione di stallo finisse, almeno momentaneamente. Ieri pensavano che qualcosa oggi sarebbe dovuto accadere, avrebbero deciso qualcosa, le acque si sarebbero smosse, nella buona o nella cattiva sorte. È logorante aspettare che succeda qualcosa. Boukra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coloro che rigettano la logica del “con noi o contro di noi” che caratterizza la politica libanese, e non si schierano con nessuno dei due schieramenti, sono i più colpiti. Non esistono ufficialmente e non sono accettati socialmente. Sono guardati da occhi increduli. Semplicemente gli altri non lo considerano possibile che una persona non possa schierarsi con uno dei due blocchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sfortunatamente sono una minoranza e non riescono ad essere una massa critica. Difficile esprimersi, è estenuante la posizione in cui ti ritrovi, la politica, il potere, la battaglia per il potere permea la vita quotidiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esclusi. Non fanno parte di una comunità specifica, né di un’etnia e non parlano un dialetto differente. È difficile riconoscerli, non portano stemmi né bandiere. Non formano parte di organizzazioni civili o religiose. Solo parlandoci riesci finalmente a capire che non tutti i libanesi fanno parte del gioco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un gioco che sta diventando sempre più pericoloso, e rischia di sfuggire dalle mani dei giocatori seduti al tavolo. Ma la lama non è a doppio taglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelli che pagheranno non hanno un soprannome, un titolo guadagnato in guerra o un’onorificenza nei loro nomi. Loro hanno solo sentito parlare, anche se quotidianamente, del bey, dell’hakim, del raiss, del sayedd e del general. Ai molti invisibili. Decisamente senza la voce necessaria per contrastare il muro di gomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel giorno in cui tutti i riflettori nazionali, regionali, internazionali e globali sono sintonizzati sulla “crisi” libanese e la continua diatriba dei suoi politici, in grado in un attimo di secondo di mettere il pollice verso sul futuro della popolazione, è giusto dare a loro la luce dei riflettori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello "storico" giorno in cui si discute "il futuro del paese" e si cerca di allontanare lo spettro del "vuoto politico", bisognerebbe pensare a queste figure con un volto che si confonde con quello di tutti gli altri, ma senza una voce che vorrebbe dire qualcosa di diverso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-4280257490120224634?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/4280257490120224634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/4280257490120224634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/11/pollice-verso.html' title='Pollice Verso'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-6721040967948297773</id><published>2007-11-21T06:58:00.000-08:00</published><updated>2007-11-21T06:59:23.201-08:00</updated><title type='text'>Global Warming</title><content type='html'>Niente festa dell’indipendenza domani 22 novembre. Il generale Michel Suleiman si è rivolto ieri ai propri soldati invitandoli a non prendere posizione di fronte ai possibili disordini che potrebbero aver luogo nel caso non si raggiunga il consenso sul nuovo Presidente della Repubblica, ma di vigilare in nome delle istituzioni nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella convulsa giornata di ieri NowLebanon, un’agenzia libanese decisamente schierata col blocco del 14marzo, ha spezzato la tensione e verso sera ha riportato la breaking news che Kouchner dichiarava ufficialmente posticipate le elezioni presidenziali a venerdì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kouchner. Kouchner che annuncia l’ennesimo spostamento delle elezioni presidenziali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra encomiabile il lavoro che il ministro francese sta svolgendo in queste settimane in Libano per portare il paese verso la stabilità. Se ne occupa come se fosse il suo figlioletto malato che pronto dovrà affrontare una difficile operazione. Va in Francia e torna dopo pochi giorni. A volte si ferma a salutare i vicini, oppure manda qualcun’altro. Questa volta Kouchner ha deciso che si fermerà fino alla fine, fino all’elezione, o perlomeno fino al 24.In effetti non è certo che ci sia un’elezione. Ma il fatto che sia stato lui ad annunciare da Bkerke, sede del patriarcato maronita, lo spostamento della sessione presidenziale lascia come un sapore fin de siècle Beirut. O meglio, dà il polso di come nel Libano di questi giorni sia ormai difficile trovare una figura che possa parlare, pacatamente, in nome di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino a poco tempo fa, in quanto “padrone di casa”, questo ruolo era riservato a Berri, il portavoce del Parlamento e leader di Amal, che non ci ha messo molto tempo ieri a dare l’annuncio ufficiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma proprio ieri l’ex “demiurgo” Nabih Berri è pure lui finito sotto accusa, insieme a Saad Hariri, coloro che sembrano i portavoce dei due blocchi in conflitto. Lo “squalo ferito” di Rabieh, si legga Michel Aoun, si è avventato contro il rappresentante sunnita e quello sciita, accusandoli direttamente di manipolare le prerogative della comunità cristiana, in uno slancio che cercava di muovere i più infimi orgogli settari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in Libano, per quanto ci si sforzi di negarlo, non sono solo i sentimenti comunitari che smuovono le acque. Di certo aiutano, ma la brama di potere è molto più grande. Il potere sembra l’unico toccasana contro i mali del confessionalismo politico. Una ong potrebbe nascere presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto è global warming. Tutti si affrettano a parlar con tutti e si è perso il conto di chi ha visto chi. Difficile sarebbe essere nei panni di quella task force che si occupa di raccogliere tutte le informazioni su tutti gli incontri e passarle poi al proprio rappresentante. Perchè no, lo scontro pubblico non è fra due o più candidati alla presidenza. Loro stanno pressoché nell’ombra. Solo Aoun vorrebbe sfidarli tutti uno per uno a suon di guanti in faccia. Ma il gioco non funziona così. (un gioco simile apparso online è stato da poco censurato www.doumagame.com)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amr Moussa, il segretario generale della Lega Araba, ha avuto rassicurazioni da Emile Lahoud, Hariri si è incontrato a Mosca con Putin, dove ha avuto ulteriori rassicurazioni sugli sforzi del Cremlino. Il presidente francese Sarkozy ha chiamato al telefono Bashar al Assad, da considerarsi un evento storico, considerati i rapporti tesi fra Francia e Siria dopo l’omicidio Hariri. Due inviati francesi hanno raggiunto allo stesso tempo Damasco personalmente, e Teheran  ogni tanto dice la sua sulla situazione in Libano. Kouchner sembra che abbia chiamato al telefonino il ministro D’Alema durante una riunione italo-tedesca, per aggiornarlo sugli ultimi sviluppi della situazione libanese, e sembra che la Merkel gli abbia fatto i più sinceri auguri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I falchi americani sembrano invece silenziosi. Le opzioni sono due. Hanno dato via libera alla Francia in Libano, oppure stanno preparando meticolosamente l’happening di Annapolis, in programma il 27 novembre, che dovrebbe riportare sui binari il processo di pace in Medio Oriente, ma che molti danno già come morto in partenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ogni modo bisognava aspettarselo che la situazione si sarebbe risolta (trapela ottimismo dalle parole dell’autore) nelle ultime ore dell’ultimo giorno. Nel gioco al rialzo degli ultimi due anni, con tante questioni ancora aperte sul tavolo, sembrava improbabile che il nuovo presidente libanese potesse uscire da una pacata sessione del parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì è l’ultimo giorno disponibile. Accorrete numerosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come sarà la notte di venerdì? Ci sarà un presidente di consenso? E saranno tutti contenti di tal consenso? A risposta affermativa, si riverseranno tutti nelle strade della capitale per sbloccare (momentaneamente) una tensione che dura da troppo tempo. A risposta negativa, o nel caso di un presidente di maggioranza, probabilmente si riverseranno in strada ugualmente, ma non saranno le stesse persone forse, e probabilmente avranno uno spirito, diciamo, più “guerresco”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bellone francese, che in una delle sue ultime apparizioni a Beirut si era fatto riprendere a un matrimonio libanese ballando compostamente debke, potrebbe essere ancora qui venerdì notte. Nel caso si raggiunga il consenso, giurerei che potremmo vederlo ballare come un giovanotto questa volta, scandendo il ritmo del debke come un forsennato posseduto dallo spirito della danza araba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michel Hayek aiutaci tu. Vogliamo tutti vederlo ballare, please.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-6721040967948297773?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/6721040967948297773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/6721040967948297773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/11/global-warming.html' title='Global Warming'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-8332006289460007674</id><published>2007-11-18T02:08:00.001-08:00</published><updated>2007-11-18T02:33:19.592-08:00</updated><title type='text'>Tutti in lista!</title><content type='html'>Conoscendo, non personalmente fortunatamente, l’irascibilità del generale più famoso del Libano, credo proprio che le parole rilasciate sabato da Massimo D’Alema durante la sua visita a Beirut, abbiano non poco alterato il comandante delle “truppe” arancioni di Rabieh.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come se non fosse già abbastanza propagato in Libano e nella regione il profilo napoleonico di Aoun, ci volevano solo le parole di D’Alema per lanciarlo nel mondo globalizzato. Il nostro generale avrà pensato ieri notte prima di spegnere la luce della sua stanza, che forse ormai sarebbe meglio cambiare il proprio profilo napoleonico in uno più donchisciottiano, ed intraprendere già dall’indomani una epica lotta contro i temuti mulini a vento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Reuters riporta così le parole di Massimo D’Alema: "The negotiations are hitting a particularly difficult point because there is a player who says 'I am the candidate'. This is clearly a problem.He thinks he is the candidate who can unite the country but, as an observer, it doesn't seem likely to me. I urge him to have a flexible position and to be open to other candidates." &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Corriere della Sera, per solidarietà con lo stile carnevalesco nazionale, aggiunge quell’ironia che sempre sfoggia in queste circostanze il “manovale” della Farnesina: “Il negoziato è a un punto di particolare difficoltà. C'è un protagonista che ritiene di essere in grado di unire il Paese. Come osservatore non mi sembrerebbe. Lui dice di avere dalla sua i sondaggi... ho avuto un'immagine che ho allontanato subito da me”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riferendosi con una battuta al leader dell’opposizione italiana, il ministro degli esteri ha fatto inconsciamente un accostamento neanche troppo azzardato tra la situazione politica in Libano ed in Italia. Il dibattito sulla nuova legge elettorale, la voglia di dare una “spallata” al governo, un governo in bilico in quanto a numeri, disagio sociale che sfocia con violenza nelle strade, un’opposizione compatta che comincia a sfaldarsi,...Mi sono perso, di chi stavo parlando, dell’Italia o del Libano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non importa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta il fatto che “come osservatore” della situazione in Libano, le parole sarcastiche pronunciate durante il viaggio “diplomatico” dal ministro degli esteri italiano sembrano un po’ fuori luogo nella caotica situazione libanese di questi giorni. Sarebbe meglio gettare acqua sul fuoco più che portare acqua al proprio mulino. Le acque del mare libanese sono agitate, e se qualcuno lo ha dimenticato, sono ancora disastrosamente contaminate dall'olio fuoriuscito dallo stabilimento di Jiyyeh dopo i bombardamenti israeliani del 2006. Quindi occhio a non scivolare sull'acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti intanto sembrano ottimisti. &lt;br /&gt;D’Alema ottimista, Cousseran ottimista, Ban Ki-Moon ottimista, Hariri ottimista, Berri ottimista.&lt;br /&gt;Ma i libanesi sono così ottimisti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono due le categorie principali di libanesi che emergono in questi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una è quella della libanese paranoica-schizofrenica che attraverso sms, televisione, giornali, web e voci di strada, a qualsiasi ora del giorno e della notte, deve assolutamente sapere com’è andato l’ultimo incontro tra quel deputato dell’opposizione che ha contatti nella maggioranza ed il rappresentante della lega degli elettricisti locali che ha vincoli familiari con un membro di un comitato vicino alle posizioni del clero. Questa libanese, più che sapere che cosa si sono detti, perchè non è mai pubblicamente dato sapersi, vuole sapere se è stato un incontro positivo o negativo. Questa libanese deve decidere se assumere una posizione ottimista o pessimista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altra libanese, chiaramente agli antipodi, è quella che quando sente la parola “siassia”, politica, grida convulsamente e pone il veto radicale a qualsiasi argomento che tocchi il tema della politica. È impresa ardua in Libano, ma se questa persona sfoggia tutto il suo carisma, può conseguire nell’intento. Non vuole sapere assolutamente niente di quello che succede attorno, soprattutto perchè non interessata nelle diatribe fra il re di picche ed il fante di bastoni, o nell’ultima posizione che ha assunto il jolly.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In mezzo a questi due libanesi ci sono i media locali che, dopo che il patriarca Sfeir ha emesso la lista per entrare a Baabda la prossima settimana, si stanno sbizzarrendo con i nomi dei suoi componenti. Per fortuna sono solo maroniti, altrimenti sarebbe stato impensabile scandagliare il ventaglio di possibilità possibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nassib Lahoud, Boutros Harb, Michel Aoun, Robert Ghanem, Joseph Tarabay, Demianos Qattar, Michel Khoury, Michel Edde, Riad Salame, Michel Suleiman. Ok, mettiamoci anche Chibli Mallat.&lt;br /&gt;Personalità carismatiche, figure pubblicamente sconosciute, condottieri epici, eterni candidati ed impavidi contabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei prossimi giorni uno di loro si presenterà all’entrata del “Super Baabda Disco” ed infilerà compiaciuto la fila speciale per le liste, tra gli sguardi estasiati ed invidiosi dei normali avventori del locale, in coda da mesi. “Nome della lista, please?” “Lista patriarca”, risponderà. “Nome?” “Maroon + 18”. “Madamoiselle, ci sono tutti! Accompagni i signori al tavolo 4, e porti una bottiglia dello champagne più costoso. Dobbiamo celebrare il nuovo proprietario del locale! Ah, scusi. Prima di entrare, vorrei ricordarle che ci sarà altra gente seduta al suo tavolo. Sono i nostri azionisti locali ed alcuni partner stranieri che hanno investito sul locale, cerchi di essere compiacente con loro. Non sarebbe qui senza di loro. Scusi, ma non starà pensando di essere lei il festeggiato di questa serata?”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-8332006289460007674?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/8332006289460007674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/8332006289460007674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/11/tutti-in-lista_18.html' title='Tutti in lista!'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-3886180961763234751</id><published>2007-11-11T07:47:00.001-08:00</published><updated>2007-11-15T02:37:08.164-08:00</updated><title type='text'>mayday mayday mayday</title><content type='html'>Mi sentite? Mi sentite?&lt;br /&gt;Tranquilli lavoratori, non è il primo maggio. Oggi non si scende in strada. Questo è un messaggio di aiuto. Aiuto in anticipo. Si può chiedere aiuto in anticipo? Ma a noi stessi? Aiuto per una risposta. In pochi giorni ci si comincerà a chiedere, “cosa fare adesso?”. “Come li possiamo fermare?”. Stanno proprio esagerando adesso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se sarà troppo tardi si vedrà. Lo sapevo, ci dovevamo pensare prima. Ma chi? Noi? Loro? Ma noi e loro siamo insieme?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo politico libanese, se la (co)scienza ci permette di chiamarlo così, sta portando il paese nel baratro, senza mezzi termini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si metteranno d’accorso?. La gente ormai non se lo chiede neanche più. La strada è super attiva come da tempo non era stata. Segno di benessere!. La gente è tranquilla! Ha fiducia! No. Passività, apatia. Paura. Paura dell’apatia della gente più che delle rituali parole forti dei politici. Un giorno si cerca lo scontro, un’ora dopo si parla di consenso, un caffé più tardi l’acceleratore dell’insulto è spinto su di giri. RRRROOOAAAARRR.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra manovre militari, o paramilitari, e riarmamenti dei civili, con tutta l’aria di essere incivili, in mezzo i libanesi si rassegnano al fato. La Dea della Fortuna. Nuova comunità e nuovi seguaci. Scongiuri e sacrifici sono ormai l’unico utile mezzo di sostentamento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È in programma una interessante rassegna artistica la prossima settimana. Performance, teatro, danza. Artisti da tutto il mondo arabo. The show is going on. Niente biglietti, tutto gratuito. Ultimo spettacolo il 25. Ce la faranno? O ce la fanno, o lo spettacolo sarà a porte aperte, in pubblico, in strada, fra la gente. Ci sarà a quel punto posto per tutti? Certo, in quelle circostanze ci stanno tutti dentro. E non si paga!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse invece sarà il nuovo Presidente a chiudere il festival con un solenne omaggio agli artisti pervenuti, ringraziando il pubblico ed invitandolo alla prossima edizione fra applausi scroscianti ed un inno nazionale carico di patriottismo pronto a marcare le pause del discorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mancano poco più di dieci giorni alla data fatale ed è curioso che ormai siano anche svanite le fantasmagoriche voci, e rumori, sul futuro del paese che tanto attecchivano nella capitale sorniona di non molti mesi fa. Il tempo non è più così tanto ormai. Ci si comincia a rendere conto che non è più il caso di scherzare, per il momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi? Si aspetta? Si prova a fare qualcosa? Ma cosa? Come? Ci si è mai trovati in una situazione simile? Ma magari non succede niente. Si metteranno d’accordo. Compromesso: una parola magica che fa rima con Consenso (neanche tanto ad essere sinceri). Ma anche se ci fosse una soluzione, quale sarebbe questa soluzione? Inimmaginabile. E cosa potrebbe cambiare? Ne parleremo poi più avanti. Il fatto è che ne stanno proprio parlando (eufemismo dell’autore) ora. Ne hanno parlato per parecchio tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quante volte si sono seduti assieme? Tante, tante. Per sette o otto volte si sono riuniti tutti assieme. Pacche sulle spalle, sguardi di traverso, sorrisini ironici. Ma poi tante altre cose sono successe. Quante, quante. E poi ognuno ha cominciato a fare per conto suo, e da quel momento non ci si riuniva più tutti assieme, ma ognuno si riuniva con un altro da solo. Rapporti bilaterali. Da manuale scientifico del perfetto Stato-nazione. E poi dicono che sono solo una comunità contro l’altra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E di cosa parlavano? Di tante cose hanno parlato. Ma si sono messi d’accordo su qualcosa? Ho come il presentimento che la risposta potrebbe essere negativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ditemi di cosa parlavano. Voglio solo sapere di cosa parlavano. Chiedo troppo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma noi invece di cosa parlavamo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://buzznet-04.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/DSC00267--large-msg-119479639015.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-04.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/DSC00267--large-msg-119479639015.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Messaggio per l’utente:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quei cordoni di plastica simil-polizia che sono sparsi per la città con tanti colori, ci ricordano che pochi giorni fa è stata indetta per i giorni 8 e 9 dicembre una marcia ecologista per contrastare il cambiamento climatico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-3886180961763234751?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3886180961763234751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3886180961763234751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/11/mayday-mayday-mayday_11.html' title='mayday mayday mayday'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-2469367969085775673</id><published>2007-10-21T08:50:00.001-07:00</published><updated>2007-10-26T23:35:29.421-07:00</updated><title type='text'>Tentar non nuoce</title><content type='html'>Khalaaaaaaass!!!&lt;br /&gt;Bastaaaaa!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questo grido simbolico una manciata di giovani libanesi ha cercato di far sentire la propria voce e far capire ai politici locali che indietro, alla guerra civile, i libanesi non ci vogliono tornare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luogo di ritrovo, ugualmente simbolico, piazza Bechara el Khoury, a pochi metri da Sodeco, antico e principale asse di passaggio sulla linea verde che divideva Beirut Est ed Ovest ai tempi della guerra civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Simbolico anche l’occhio vigile sui giovani della boteriana statua che raffigura Bichara el Khoury, uno degli artefici di quel Patto Nazionale che nel 1943 pose le basi dello Stato libanese, e che oggi come mai dopo la fine della guerra civile, sta pericolosamente traballando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://buzznet-31.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/DSC00261--large-msg-119298272056.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-31.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/DSC00261--large-msg-119298272056.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A pochi giorni dalla supposta seconda tornata elettorale per scegliere il nuovo presidente della Repubblica, il messaggio che è stato lanciato non lascia dubbi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una campagna, quella di Khalass, una giovane associazione che si proclama indipendente, che è cominciata nelle ultime settimane estive, toccando quasi tutte le zone del Libano, e raccogliendo più di 30.000 firme. Risultato tangibile delle raccolta firme appunto, una petizione da mandare ai “nostri politici” pregando che prendano le proprie responsabilità e non facciano del paese dei cedri per l’ennesima volta un campo di battaglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il riferimento ai “nostri politici” lascia non poco perplessi, considerato il valore di legittimazione che si concede a chi sta facendo del futuro del paese, e dei suoi cittadini, una questione di interessi personali, da una parte e dall’altra dello spettro politico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le associazioni della società civile libanese che hanno appoggiato la raccolta delle firme e gli obiettivi di Khalaas, sono come al solito moltissime, anche se poche hanno fatto capolino all’evento che si è svolto sabato pomeriggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’immagine a cui si è già assistito spesso negli ultimi anni. Manifestanti che si bilanciano in quantità con i giornalisti accorsi alla conferenza stampa e con i poliziotti libanesi che li osservano tranquillamente fumando pacchetti interi di sigarette seduti sulle loro nuove e fiammanti jeep american-style.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://buzznet-28.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/DSC00253--large-msg-119298271945.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-28.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/DSC00253--large-msg-119298271945.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è una novità che la cosiddetta società civile libanese non riesca a coordinarsi, o meglio dire, non sembra abbia voglia e faccia sforzi per coordinarsi e proporre qualcosa di quantitativamente più contundente. La qualità c'è sempre, ma la quantità praticamente mai. Nonostante spesso gli obiettivi siano comuni, è difficile vederli tutti assieme. Troppi screzi interni, troppe dispute e troppi personalismi che alla resa dei conti fanno apparire questi eventi, nonostante gli ottimi principi e obiettivi, come dei raduni d’elite tra amici di sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peccato, sarebbe veramente un bel colpo d’occhio vederli tutti assieme, considerata la vibrante sfera dell’attivismo libanese. Un colpo d’occhio che è invece quello di una trentina di ragazzi con cartelli, bandiere e magliette bianche. Il traffico del sabato pomeriggio, che si sofferma solo brevemente, è attirato dalla semplice ed usuale curiosità libanese nel vedere qualcuno che si attiva in pubblico e non sembra far parte di nessun partito specifico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buon segno quello di esporsi in pubblico, mostrare alternative alla frustrazione che pervade i cittadini libanesi. Ma fra il dire ed il fare c’è di mezzo il processo elettorale, e più concretamente  il potere dei grandi capi libanesi, quelli che mettono sempre l’ultima parola sulle questioni nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le voci già si rincorrono in città sull’ennesimo rinvio della Grande Decisione. Martedì, data stabilita per il rincontro nel primo atto svoltosi a fine settembre, sembra proprio che il Parlamento sarà vuoto come ormai di consuetudine. Già ci si chiede se ci sarà un’altra sessione in un paio di settimane, o se si andrà direttamente alla fatidica data del 13 Novembre, giorno in cui alcuni esponenti del blocco del 14 marzo hanno già dichiarato che eleggeranno un Presidente per semplice maggioranza. Opzione che getterebbe minacciose ombre sul futuro del Libano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://buzznet-82.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/DSC00263--large-msg-119298272149.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-82.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/DSC00263--large-msg-119298272149.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante l’ottimismo della triade europea Kouchner, Moratinos, D’Alema, scesa a mettere ordine tra le parti in conflitto, gli elementi per essere fiduciosi non sono molti. Degno di nota comunque quello che hanno conseguito i tre ministri degli esteri euro-mediterranei : mettere allo stesso tavolo tutti gli attori di questo grande kolossal libanese. Un’immagine che i media locali da tempo non mostravano sui grandi schermi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il casting per decidere chi sarà il nuovo Presidente non si è ancora concluso, ma sicuramente la società civile libanese difficilmente troverà orecchie che si soffermino anche solo un minuto ad ascoltare il loro richiamo all’ordine...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.khalaas.net per info sulla campagna&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-2469367969085775673?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/2469367969085775673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/2469367969085775673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/10/tentar-non-nuoce_21.html' title='Tentar non nuoce'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-5526965553510157184</id><published>2007-09-26T01:56:00.000-07:00</published><updated>2007-09-26T02:03:30.672-07:00</updated><title type='text'>La corsa alla presidenza libanese - primo atto, scena seconda</title><content type='html'>Una delle voci che insistentemente circolava in città durante la prima settimana di settembre sembra che si sia finalmente dissolta nel nulla. La Voce del Popolo annunciava che nei giorni antecedenti al 25 settembre, giorno previsto per il primo round in parlamento per l’elezione del Presidente della Repubblica, una serie di bombe sarebbero esplose in differenti zone della capitale per tre o quattro giorni. A quel punto l’esercito avrebbe ristabilito l’ordine prendendo militarmente il potere, che avrebbe mantenuto per due anni, fino a quando non avrebbe affidato il governo a, udite udite, Bahia Hariri, sorella del più noto Rafiq, primo martire di questa nuova fase storica libanese. Fortunatamente niente di tutto ciò è accaduto, e sfortunatamente per Bahia Hariri, perchè sarebbe stato stuzzicante vivere due anni nel limbo, avendo però la certezza dell’elezione di un governo capeggiato da una donna. Peccato, sarebbe stata la vera rivoluzione di una società marcatamente e sfacciatamente patriarcale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scende invece il silenzio dopo la pantomima del 25 settembre in Place de l’Etoile. La maggioranza al governo si è presentata compatta alla sede del parlamento, forte dei suoi 68 rappresentanti. L’opposizione anche si è presentata in gran numero, in primis i membri di Hezbollah e Amal, ma nella sala della riunione parlamentare hanno fatto solo capolino... Il deputato di Hezbollah, Hussein Hajj Hassan, a “cerimonia” conclusa si è soffermato sulla porta della sala, buttando la testa dentro, ma titubante nel metterci piede, forse per paura di essere contato. Un altro deputato invece, come Ali Hassan Khalil, del partito di Amal, ha partecipato come osservatore alla pantomima e si è messo a discutere scherzosamente e piacevolmente con Saad Hariri. Altri deputati dell’opposizione, sebbene nell’edificio del parlamento, sono entrati a sessione conclusa, come se fossero al liceo ed entrassero in classe un’ora dopo perchè non preparati per l’interrogazione di educazione civica. Più curiosità desta il comportamento del grande demiurgo del dialogo nazionale, nonché portavoce dello stesso Parlamento, colui che aveva proclamato la sessione per il 25. Nabih Berri infatti non si è presentato in sala, lasciando al vice presidente del parlamento il piacere di posticipare la nuova sessione al 23 ottobre. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il “demiurgo” si è invece intrattenuto privatamente con Saad Hariri nella cordiale cornice del palazzo del parlamento, in quello che tutti dicono essere stato un piacevole e positivo incontro. Il tutto non sembra avere alcun senso se si considera il fatto che il “demiurgo” è forse la persona che in Libano rappresenta le posizioni più vicine alla Siria, dopo tanti anni di accondiscenza. Anni addietro, ai tempi dell’amnistiata guerra civile, arrivò anche a dire che “I am a Lebanese in Syria, and a Syrian in Lebanon”; di più non è necessario aggiungere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione, o il rompicapo, è che al momento attuale Hariri e Berri sembrano gli unici pronti ad una soluzione di consenso, che può voler dire in altre forme, un riavvicinamento tra Siria e Arabia Saudita, un po’ come ai tempi degli accordi di Taef, “lasciateci mano libera col governo, e vi lasciamo liberi di sguazzare in Libano”. Anche nei giorni antecedenti all’attentato di Antoine Ghanem, l’unico esponente della maggioranza a raccogliere l’invito di Berri al consenso fu lo stesso Hariri. Un Hariri che il giorno dell’omicidio Ghanem dopo aver definito ripetutamente i siriani come dei codardi, in uno sfoggio inaspettato di personalità, si è riversato, poche ore dopo la sessione mancata, in una nuova crociata antisiriana, in un’ intervista rilasciata alla catena FOX news. Attacco diretto ai siriani, ma colloquio piacevole con Berri. Difficile spiegare l’arcano con dosi di buon senso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelli che invece non ne vogliono proprio sapere della parola “consenso” sono decisamente Walid Jumblatt e Samir Geagea. Entrambi non perdono occasione di confermare la propria posizione: elezione del presidente per maggioranza più uno del quorum. É indubbio che la loro politica è quella di arrivare al 24 novembre, o forse già al 23 ottobre, ed eleggere un presidente di maggioranza, che avrà l’avvallo costituzionale, e quindi costruire le barricate pronti all’offensiva dell’opposizione. Probabilmente dovranno scontrarsi con il blocco di Hariri ed il patriarca Sfeir, che ha pubblicamente “pregato” per un presidente di consenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A rimetterci questa volta, come anche dopo l’accordo di Taef del 1989, sembra che siano nuovamente i cristiani, che per l’ennesima volta vedono la carica, ormai pressoché simbolica, di presidente venir barattata dalle altre comunità.. Il patriarca, che sembra il vero rappresentante ufficiale cristiano nella corsa alla presidenza, sembra infatti l’anello debole della trojka che sta discutendo la situazione nazionale, formata da Berri, Hariri ed appunto Sfeir. C’è tutta la impressione che i soliti noti, Aoun e Geagea, coloro che hanno maggior seguito popolare cristiano, saranno presto tagliati fuori dai giochi, sempre escludendo una escalation o un colpo di mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto ci si chiede se la sessione di ieri sia possibile considerarla come il primo round, e che quindi darebbe già spazio alla possibilità di eleggere un presidente di maggioranza semplice, come dice la costituzione. L’assenza di Berri si potrebbe leggere sotto questa ottica, e può essere in futuro un motivo di facile contestazione da parte dell’opposizione, considerato che la “battaglia” si gioca apparentemente nella cornice del testo costituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per dovere di cronaca, i parlamentari della maggioranza si sono presentati alla sessione sfoggiando quella semplice e fine sciarpetta bianca e rossa che tanto ha fatto furore in Libano in quel ormai così lontano 14 marzo del 2005. Lontano per la quantità impressionante di eventi succedutesi, e lontano dai sentimenti della maggior parte dei libanesi, che non sentono più quella brezza di libertà che ha caratterizzato la primavera del 2005, ma un’insopportabile afa che rende l’aria irrespirabile e che ha assunto i contorni sempre più chiari di una battaglia per accaparrarsi il potere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-5526965553510157184?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5526965553510157184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5526965553510157184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/09/la-corsa-alla-presidenza-libanese-primo.html' title='La corsa alla presidenza libanese - primo atto, scena seconda'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-3137385780532808154</id><published>2007-09-21T07:45:00.000-07:00</published><updated>2007-09-21T07:58:30.731-07:00</updated><title type='text'>L'Ottavo Martire</title><content type='html'>&lt;a href="http://buzznet-09.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-11903858125.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-09.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-11903858125.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Manciate di riso volano sulle teste dei partecipanti al corteo funebre che saluta per l’ultima volta l’ennesimo martire della maggioranza del 14 marzo, Antoine Ghanem, morto assieme alle sue due guardie del corpo, vittime senza scampo della bomba che mercoledì pomeriggio ha dilaniato il quartiere cristiano di Sin el Fill.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è stata quella moltitudine sperata e programmata dalle forze della maggioranza, ma ugualmente  impattante alla vista. Il feretro, procedendo dall’ospedale Libano-Canadese situato nei pressi dell’attentato sanguinario, ha attraversato lo spettrale quartiere di Furn el Chebbak, che si presentava con le saracinesche abbassate in tutti i negozi e centinaia di poster raffiguranti il deputato del Kataeb Antoine Ghanem e le sue guardie del corpo. Quartieri che sono feudo popolare cristiano per eccellenza, la cui prossimità all’infame “Green Line” della guerra civile ha fatto pagare un caro prezzo agli abitanti di queste aree.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non tutti i manifestanti arriveranno però fino al quartiere di Badaro, per assistere alla commemorazione funebre celebrata alla chiesa maronita del Sacro Cuore.&lt;br /&gt;Salta all’occhio che non c’è in questo offuscato venerdì di settembre la stessa massa che ha salutato Walid Eido, vittima in giugno di un simile attentato, né tanto meno quella massa oceanica che lo scorso novembre ha accompagnato il corpo defunto di Pierre Gemayel nella centrica Piazza dei Martiri.&lt;br /&gt;Questione di importanza della vittima, o forse di stanchezza da parte di quei libanesi che hanno, da quasi tre anni a questa parte, già assistito ad otto “funerali politici”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-74.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-119038581433.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-74.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-119038581433.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A salutare Ghanem fino al termine della cerimonia rimangono principalmente politici, giornalisti, guardie di sicurezza e l’esercito nazionale. I membri del 14 marzo sono quasi tutti presenti, Hariri, Geagea, Jumblatt, Atallah, Hamadeh,..., quelli assenti lo avranno seguito probabilmente dalla hall del “full-booked” Hotel Phoenicia sulla Corniche beirutina, riservato dalla maggioranza per i prossimi due fatidici mesi per motivi di sicurezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra il pubblico ci sono, i giovani del Kataeb, che hanno preceduto il corteo marciando a passo cadenzato ed a suon di musica da parata militare, ragazzi e ragazze indistintamente.&lt;br /&gt;E poi i giovani drusi del PSP ed i seguaci delle Forze Libanesi, un tempo branca del Kataeb. I giovani del Mustaqbal, la fazione sunnita liderata da Hariri, sono presenti solo con una bandiera, come l’altro gruppo sunnita, i Murabitun, antica milizia che durante la guerra civile ha mantenuto per lungo tempo coi palestinesi il dominio di Beirut Ovest. Trentuno anni fa questi gruppi combattevano ferocemente l’uno contro l’altro nella celebre e mediatica “guerra degli hotel”, nei pressi della corniche. Ora manifestano assieme, i nemici sono cambiati e l’obiettivo comune è quello di eleggere un nuovo presidente che sfugga alle manipolazioni siriane e completi l’intifada al istiqlal del 2005, come abitualmente affermano i membri del 14 marzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-31.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-119038581346.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-31.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-119038581346.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio dall’hotel sulla Corniche i parlamentari del 14 marzo si sposteranno martedì prossimo al vicino Parlamento per cercare di eleggere il nuovo presidente della repubblica libanese.&lt;br /&gt;Difficilmente riusciranno nell’intento così velocemente, ed alla prima sessione programmata. Il dibattito, se nel bel mezzo di omicidi politici si può ancora parlare di dibattito, è fra l’elezione di un presidente di consenso, opzione caldeggiata dall’opposizione, ed uno eletto per maggioranza semplice, sostenuta apertamente tra le file del 14 marzo dal leader druso Jumblatt e da Samir Geagea.&lt;br /&gt;Termine ultimo sarà il 24 novembre, giorno in cui l’invisibile presidente Lahoud dovrebbe uscire di scena, ed il 14 marzo, con una maggioranza ora striminzita di tre voti, potrebbe, coperto dalla Costituzione,  promuovere il suo candidato. Ancora due mesi, molti per il Libano e pochi per risolvere una situazione che in questi giorni sembra che possa sfociare solo in un confronto armato o in un doppio governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-07.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-119038581521.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-07.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-119038581521.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’omelia finisce poco dopo lo scoccare delle 13. Resta da celebrare l’ultimo tradizionale e ricorrente saluto per il nuovo martire Antoine Ghanem. La bara viene portata a braccio dai giovani del partito ed  innalzata e scossa verso il cielo, nell’ultimo ballo di un competizione che sta appena cominciando, ma a cui Antoine Ghanem non potrà partecipare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-3137385780532808154?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3137385780532808154'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3137385780532808154'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/09/lottavo-martire.html' title='L&apos;Ottavo Martire'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-5296117075309350020</id><published>2007-09-04T00:56:00.000-07:00</published><updated>2007-09-04T01:18:06.010-07:00</updated><title type='text'>Commemorazioni di fine estate</title><content type='html'>In viaggio verso l’eredità di Musa as Sadr &lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-56.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118889272644.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-56.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118889272644.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Già dalle prime ore del mattino cominciano i preparativi per la commemorazione del conclamato “imam nascosto”, Musa as Sadr, fondatore all’inizio degli anni settanta del movimento Amal. Nei suburbi della capitale, bastione sciita ed Hezbollah, sventolano le bandiere verdi di Amal e strompettano i clacson, cornice del quotidiano caos. A controllare il traffico ed organizzare gli autobus è il servizio d’ordine di Amal, che per una volta esce autoritariamente in pubblico e scalza dai suburbi i consueti volti degli uomini di Hezbollah. Poco importa, non c’è spazio per una competizione intra-sciita, l’imam Musa as Sadr è l’icona e l’origine dello sciismo politico libanese ed entrambi i gruppi ne rivendicano  consensualmente l’eredità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalle periferie di dahyie i minibus si lanciano festosi sulla strada verso Baalbeck, ed all’incrocio di Baabda-Hazmieh, cominciano a confluire con gli altri manifestanti provenienti dal Janub, da Sour, Saida, Nabatieh,... Mano a mano che ci si avvicina a Baalbeck, i janubiee, gli abitanti del sud del Libano, diventano oggetto di simpatico scherno da parte dei baalbakini, che li apostrofano scherzosamente come “rozzi e campestri”. Entrambe le regioni sono a grande maggioranza sciita, come a dimostrare che la “diversità” in Libano non è solo confessionale ma anche regionale, dando un pizzico di normalità ad un paese che si nutre di rancori comunitari, famigliari e clanici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-05.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118889272458.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-05.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118889272458.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non sono solo i seguaci dell’imam a riempire le strade. Il cammino da Beirut a Baalbeck, passando per Aley, Chtoura, Zahle, fin dentro alla valle della Bekaa, è un susseguirsi continuo di militari ed auto del soccorso civile di Amal. Vuoi per lo spostamento del presidente del parlamento Nabih Berri dalla sua residenza beirutina di Ain el Tineh, ogni crocevia sulla strada principale, è pattugliato dal minimo di un paio di militari armati o dal massimo di un carro-armato, nel caso di luoghi particolarmente sensibili, confessionalmente questa volta, o politicamente più concretamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I poster che celebrano l’evento si susseguono con la stessa cadenza dei militari armati a lato della strada verso Baalbeck, e, nelle differenti tipologie, innalzano Nabih Berri, special guest dell’evento, all’altezza di Musa as Sadr. I due più importanti leader di Amal si guardano negli occhi ruotando sull’asse di simmetria dato dal grande tempio di Bacco nella capitale della Beeka. Storia, fondazione, mito ed eredità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traffico congestionante sulla strada e troppi manifestanti a Baalbeck. Troppi per il ristretto e conviviale spazio dove il presidente del parlamento ha promesso importanti novità per superare la crisi nazionale. Come spesso accade in Libano, le manifestazioni di massa e le commemorazioni si tramutano in una tribuna politica per lanciare nuove proposte ad effetto su scala nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-14.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118889272732.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-14.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118889272732.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti dei manifestanti preferiscono ciondolare su e giù per le strade di Baalbeck, in quella che è a tutti gli effetti una giornata di festa, nonostante la tragicità della commemorazione di una personalità scomparsa nel nulla 29 anni fa. In quel tragico giorno di agosto, il passaporto dell’”imam” fu ritrovato a Roma, ma molti speculano con certezza che dalla Libia di Gheddafi non ne uscì mai, al pari  dei suoi due accompagnatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’organizzazione di Amal non è certamente paragonabile alla rigida ed ordinata sicurezza che sfoggia Hezbollah ad ogni evento che organizza. Gli uomini non sono separati dalle donne, il servizio di sicurezza dentro al recinto è più parte del pubblico che vigile attivo e protettore dell’incolumità, la voce di Berri lascia molti indifferenti proseguire il loro speciale pic-nic e bambini incuranti corrono in circolo all’impazzata. Molti altri si incamminano verso gli autobus ancora prima che Nabih Berri possa lanciare la nuova proposta dell’opposizione al governo di Siniora: “basta parlare di governo di unità nazionale, c’è tempo, prima cerchiamo di eleggere invece un presidente della repubblica di consenso”. Una vera e propria mano tesa al governo, oppure una delle ultime cartucce di un’opposizione che non si aspettava tanta “resistenza” da parte delle forze del 14 marzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-67.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118889272556.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-67.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118889272556.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con le ultime parole di Berri, il sole scende velocemente nella valle della Beeka, ed il caldo secco di Baalbeck si spegne lasciando spazio al consono umido tepore di Beirut, dove si stanno giorno dopo giorno scaldano i motori per la grande corsa presidenziale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-5296117075309350020?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5296117075309350020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5296117075309350020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/09/commemorazioni-di-fine-estate.html' title='Commemorazioni di fine estate'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-8412446301267686310</id><published>2007-08-16T02:16:00.000-07:00</published><updated>2007-08-16T02:19:01.209-07:00</updated><title type='text'>Promesse</title><content type='html'>&lt;a href="http://buzznet-02.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/gallery-msg-118720282181.jpg?592593538"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-02.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/gallery-msg-118720282181.jpg?592593538" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Una colossale sorpresa che può cambiare le sorti della guerra e della regione”. È questa la promessa che Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, ha lanciato martedì notte nel caso dello scoppio di nuove ostilità sul fronte israeliano, di fronte a migliaia di manifestanti che assistevano alle celebrazioni per il primo anniversario della “vittoria divina” nella periferia della capitale libanese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A differenza di quanto accadde lo scorso settembre, quando il sayyed Nasrallah comparve in prima persona per celebrare la vittoria divina con la propria gente, martedì notte ha preferito, per ragioni di sicurezza, proiettarsi dal maxischermo installato a dahyia.&lt;br /&gt;Anche la banlieu di Beirut non è più quel panorama di distruzione che si presentava un anno fa, ma si alternano ora spazi vuoti e cantieri per la ricostruzione, specialmente nelle zone di Haret Hreik e Bir el Abed, antiche sedi del quartiere generale del partito sciita.&lt;br /&gt;Le strade dei suburbi sono tappezzate di manifesti con la parola waad, promessa, di un futuro migliore e di una casa che gran parte della popolazione ha perso l’estate scorsa. Waad è infatti il nome della nuova compagnia creata appositamente per la ricostruzione dei suburbi, e ramo di Jihad al- Binaa, impresa edilizia di bandiera di Hezbollah. Non poche sono le voci critiche verso quella che è stata definita la nuova Solidere, con riferimento alla compagnia dell’ex primo ministro Rafic Hariri che ricostruì, alla fine della guerra civile, il centro città della capitale, distruggendone quasi completamente la memoria storica. “Al-waad al-sadiq”, la fedele promessa, è nata lo scorso giugno e sta lavorando autonomamente nella ricostruzione delle periferie, sotto l’egida del partito sciita e fuori dal controllo statale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immersi in questa atmosfera di promesse, i sobborghi della capitale hanno cominciato a celebrare la vittoria divina già dal primo pomeriggio, con fuochi d’artificio, shebeb in corteo su motorini a tutto gas e cortei di macchine imbandierate e strombazzanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’appuntamento è in prima serata, alle 20.30, momento in cui il leader Hassan Nasrallah, nome di battaglia Abu Ali, teletrasmetterà su maxischermo il suo accorato discorso al popolo libanese. Ad ascoltarlo sarà una moltitudine di persone, donne e uomini, rigorosamente separati da un cordone di sicurezza, composto anch’esso di uomini e donne. Non sarà la stessa folla oceanica  dello scorso 23 settembre, uscita per la prima volta allo scoperto dopo la guerra estiva per celebrare la resistenza sciita, ma il colpo d’occhio resta impattante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il discorso di Nasrallah ha il suo punto di forza nella promessa fatta ad Israele, che assomiglia tanto a quella tattica della deterrenza tipica della guerra fredda. Poca politica interna, un inequivocabile appoggio all’esercito libanese, un’evocazione storica del fondatore del movimento sionista Theodor Herzl, e molto amore per le masse, con un dettagliato resoconto delle spese per la ricostruzione ed un velato attacco al “corrotto” governo Siniora. Un’invocazione alle masse arabe, musulmane, in nome di  quella vittoria divina che gli ha permesso di alzare la testa dopo una lunga epoca di sofferenze.&lt;br /&gt;Assente, o quasi, dalle parole del leader e dalla manifestazione di dahyia, la popolazione cristiana libanese, nonostante l’importante alleanza interna con il generale maronita Michel Aoun.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad un anno dalla “vittoria divina”, il grande capo della comunità cristiana, il patriarca Nasrallah Butros Sfeir, ha invece ricevuto Jeffrey Feltman, il sempre impegnatissimo ambasciatore americano con la passione per le visite ai leader locali. Si parla di una visita ufficiale per esprimere gli auguri dell’annunciazione, ma si specula su un possibile accordo sull’annunciazione del candidato “americano” alla presidenza della Repubblica libanese. Un incontro che ha il sapore di un tentativo di appianare la situazione di stallo interna, che si sta facendo sempre più incandescente. A surriscaldare lo scenario, soprattutto la “disponibilità” data nei giorni scorsi da parte del comandate dell’esercito Michel Suleiman di portare avanti una presidenza di transizione, nel caso non si giungesse ad un accordo entro il 23 novembre, giorno in cui l’ormai invisibile Emile Lahoud dovrà lasciare Baabda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La disponibilità di Suleiman lascia ora perplessi molti libanesi, soprattutto tra le file del blocco del 14 marzo, ma anche fra quelle forze dell’opposizione che senza remore vedono unicamente Michel Aoun come nuovo presidente. La proposta di Suleiman è arrivata di pari passo con la dichiarazione dello stesso sull’estraneità della Siria, o di certe correnti libanesi, dietro la milizia di Fatah al-Islam, che ancora, dopo quasi tre mesi, e sembra una disponibilità di armi illimitata, sta sopravvivendo nel campo assediato di Nahr el Bared. Dopo l’uscita allo scoperto di Suleiman, i libanesi sembrano essersi risvegliati dal lungo letargo dell’orgoglio nazionale per l’esercito; ed ora cominciano a speculare sui possibili legami del nuovo pretendente al trono cristiano con la Siria, considerato anche che rivestì tale carica durante il “protettorato siriano” in Libano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le celebrazioni della “vittoria divina” si chiudono con un provato ed accalorato Nasrallah salutando le masse ed inneggiando alla moqawama, la resistenza, e con l’insolita immagine dell’esercito nazionale libanese che presidia la zona attorno ai suburbi quasi spalla a spalla con il servizio interno di Hezbollah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I manifestanti si riversano in massa per le strade della capitale a celebrare una vittoriosa serata di promesse. Probabilmente quando si risveglieranno dalla “sbornia”, resteranno solo le ormai consuete poche speranze per la sempre più travagliata vita quotidiana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-8412446301267686310?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/8412446301267686310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/8412446301267686310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/08/promesse.html' title='Promesse'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-5190208240222523783</id><published>2007-08-07T07:58:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T11:23:38.122-08:00</updated><title type='text'>“killo al-hhaq a'ala el-arman“, ovvero “tutta la colpa è degli...armeni”</title><content type='html'>Cronaca di una giornata elettorale nel Libano cristiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono 418 i voti di differenza che alla fine della lunga notte di agosto divideranno il candidato aounista Camille Khoury e l’ex Presidente della Repubblica libanese Amin Gemayel. Una sfida che aveva già assunto nelle settimane precedenti un valore simbolico, scatenando una vera e propria “battaglia” tra cristiani libanesi per accaparrarsi il feudo del Metn e per dimostrare la vera leadership cristiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da una parte il semisconosciuto Camille Khoury a rappresentare la coalizione formata dal Movimento Patriottico Libero di Aoun, lo zaim greco-ortodosso Michel Murr e lo storico partito armeno del Tachnag. Dall’altra parte lo zaim Amin Gemayel con la sua roccaforte di Bikfaya, appoggiato dalle Forze Libanesi di Samir Geagea e dalla coalizione governativa del 14 marzo.&lt;br /&gt;Se nella serata di domenica ancora i risultati erano incerti, entrambi i candidati già annunciavano fragorosamente la propria vittoria, ed all’indomani, risultati ufficiali alla mano, le posizioni cambieranno con poche sfumature.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella giornata che segue il voto elettorale, la solida e consolidata equazione libanese “nessun vincitore, nessun vinto”, sempre utilizzata alla fine di una disputa politica, si è magicamente tramutata in “tutti vincitori”. Questa è stata la reazione sia del “vincitore ufficiale” Aoun che del “vincitore nazionale” Amin Gemayel. Se da una parte si invoca la vittoria elettorale, dall’altra la “sconfitta” si tramuta in una vittoria dei cristiani e della loro rappresentazione nella regione del Metn, con speciale riguardo verso la comunità maronita. Le conferenze stampa del lunedì di Amin Gemayel e Michel Aoun lo confermano. Ragionamenti difficili da seguire. Il concetto di vittoria si relativizza ed assume una flessibilità sorprendente. Come già avvenne il 14 agosto dello scorso anno, alla fine della guerra tra Israele ed Hezbollah, con il paese dei cedri, ad un anno di distanza, ancora costretto a leccarsi le ferite. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tramutare le sconfitte in vittorie non esime dal trovare un capro espiatorio per i propri mali. Colpevole numero uno sembra essere questa volta la comunità armena ed il partito del Tachnag, che ha fatto tendere la bilancia verso la coalizione di Michel Aoun. In un’era di comunitarismo sfrenato, di “o con noi o contro di noi”, la percezione di un’intera comunità può trasformarsi radicalmente nell’arco di poche ore. Senza tralasciare quella certa tendenza a rivelare un’idea di una cristianità di prima e seconda categoria che scaturisce dalle parole delle forze governative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si parla di cristianità in questa domenica di agosto. L’altro seggio in ballo, a Beirut, per rimpiazzare il “martire” sunnita Walid Eido, si è trasformato in un plebiscito per la Corrente del Futuro di Hariri. Un plebiscito che ha visto però un’affluenza minima alle urne del 18%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte la calma della Beirut musulmana, in tutto il Metn e nella parte orientale della capitale, si è respirato un’atmosfera da finale dei mondiali di calcio. Caroselli di macchine straripanti, bandiere, clacson, musica e fuochi d’artificio. Nella confusione degli informali exit-pool difficile era capire chi fosse il vincitore, e la quantità di bandiere e supporter nelle strade rappresentavano l’unica pista utile. Alla fine la spunteranno “ufficialmente” gli arancioni di Aoun, che nella notte si raduneranno nel quartiere beirutino di Jdeide per celebrarlo, rinforzati dai seguaci di Amal ed Hezbollah, scesi dalla banlieu scandendo l’ormai tradizionale slogan “Dio, Nasrallah e tutto Dahye” (il suburbio bastione di Hezbollah).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le modalità rimangono però le stesse, nonostante entrambe le forze si sforzino di definire la democrazia come il vero vincitore di questa domenica d’agosto. Necessario spezzare un’unica lancia verso la pressoché assenza di problemi di ordine pubblico, considerato però anche l’ingente spiegamento dell’esercito. Gli attivisti del LADE (Lebanese Association for Democratic Election), riconosciuta ufficialmente dal governo per monitorare le elezioni, si aggiravano a gruppi per le strade del Metn in pettorina blu. Il giorno seguente hanno rilasciato un comunicato stampa sullo svolgimento delle elezioni che si può riassumere in tre frasi: pressioni da parte di membri delle circoscrizioni elettorali, falsificazione di tessere elettorali e nomi di votanti con più di 100 anni di età sulle liste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I costi della campagna elettorale devono essere stati alti per entrambi i candidati che normalmente in queste occasioni organizzano convogli per raccogliere le persone per portarle ai seggi o offrono “piaceri” in cambio di un voto. Rumori difficilmente dimostrabili,  ma che sono ormai diventati un’imparziale realtà libanese, e che fanno da sfondo ad una campagna elettorale che ha giocato molto sull’onore, il sentimento ed il rispetto verso il “martire” Pierre Gemayel.&lt;br /&gt;I seggi elettorali si presentavano decisamente “monitorati” da aounisti e falangisti in una sorta di bilanciamento elettorale, con corrispettivi banchetti, poster e bandiere. Il verde onnipresente dell’esercito ha dato colore e al costante contrasto bianco-arancione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entrambi i blocchi sembravano sapere, attraverso fonti segrete ma sicure, ed a processo elettorale in corso, di “avere il voto del 75% dei cristiani” o di “aver vinto con uno scarto fra 6000 e 10.000 voti”. Dichiarazioni che giocano sulle masse a livello mediatico-propogandistico, ma che fanno traspirare anche il sapore della frode. &lt;br /&gt;Non sono mancate le rappresentazioni di scene dal film il “Padrino”, di cui la processione di persone che scende a portare rispetto e supporto al “beit zaim”, la casa del capo-villaggio, è senza dubbia la più acclamata.&lt;br /&gt;In nome della democrazia tanto propagandata e difesa a spada tratta da entrambi le parti politiche, tali immagini dovrebbero far riflettere i cittadini libanesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parvenza di libertà democratica che giocano entrambe le parti in Libano, il basso scarto elettorale finale e le continue e populistiche accuse reciproche, dovrebbero portare a reinserire per decreto ministeriale quel concetto di autocritica rifondatrice che sembra ormai scomparsa dalla incandescente scena politica libanese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-5190208240222523783?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5190208240222523783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5190208240222523783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/08/killo-al-hhaq-aala-el-arman-ovvero.html' title='“killo al-hhaq a&apos;ala el-arman“, ovvero “tutta la colpa è degli...armeni”'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-4357048302993602886</id><published>2007-08-01T09:36:00.001-07:00</published><updated>2007-08-16T02:23:25.383-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arabicareport.com'/><title type='text'>Ahzab w Alwan</title><content type='html'>&lt;a href="http://buzznet-00.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118599253463.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-00.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118599253463.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;ENGLISH VERSION:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“I give you Saad Hariri but in return I want five stickers, among them two laminated silver emblems of political parties and at least another sticker of one of the current political leaders!” No worries, Lebanese political parties did not turn themselves into football teams and surely Lebanon is not going through the football market in this humid summer that comes before the presidential elections. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“The idea was inspired by the great passion for the Italian Panini stickers of the soccer players and, at the same time, by the will to find something to unify Lebanese people and make them think over about their history”, affirms Karim Taleq, engineer, twenty-two years old, freshly graduated at the American University of Beirut. “Together with other two friends, Maroun Nasser and Omar al Housseini, we have decided to found the Safina Group and jump into the market with this stickers collection that represents the most important Lebanese political parties and the historical political offices of the country since its foundation”. These young Lebanese entrepreneurs, between twenty-two and twenty-five years old, perfectly mirror the steady hope of the new Lebanese generations to succeed in changing something within the country, despite the corrupted and chaotic national politics.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-82.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118599253305.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-82.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118599253305.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“The knowledge of Lebanese history is the first goal behind the project”, says Karim Taleq, “with the major purpose to establish an educational game in order to make young people know the political candidates, to better understand their programs and easier the steady tense political situation”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The title of the stickers collection is “Ahzab w Alwan”: Parties and Colors. Nowadays, colors in Lebanon are synonymous and intellectual property of the different political parties. Yellow belongs to Hezbollah, green to Amal, orange to Aoun and blue to Hariri,... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Parties and Colors” is the first Lebanese stickers collection. The collection is an example of great human diplomacy, which is crucial if you like to deal with Lebanese history and its political background. “We have dedicated two pages of the collection to establish the selection criteria in order to avoid critics and gain some credibility within the Lebanese market”, says Karim Taleq. “The main problem in Lebanon is that there is no official national history book, therefore it is difficult to look at things objectively. Our goal is to face this challenge through the stickers collection and our inner dream is to unify under this umbrella project the young fellows of the Chuf, Dahiya, Achrafie and of all Lebanon”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-37.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118588066076.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-37.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118588066076.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Criticism can easily arise. People can question the choice made by the authors, particularly within the same political parties. For instance, the sticker of Soubhi Toufaily appears in the page dedicated to Hezbollah. Toufaily, former general secretary of the party, is now enemy number one of the Party of God, but “without any doubt a personality that shaped Hezbollah and he is an important character of the party history; it can help people not to easily forget the past”. Amnesia is one of the most favorite therapies suggested by Lebanon political leaders.  Another example is Mostapha Shoumran. “Doctor Shoumran was not known on a national level, but within Amal is considered an hero”, says Karim Taleq. Controversially, he is included though he is not Lebanese but Iranian.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The young “educational-entrepreneurs” have new projects in the pipeline: first of all, a family game similar to Trivial Pursuit with questions on the Lebanese political, cultural and social history. “In the beginning we were thinking to create a game like Stratego with a Lebanese background, but it resulted a bit complicated to handle such issues, particularly in this delicate political moment...”. Maybe, yet it is not time for Risk-Lebanon.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VERSIONE ITALIANA:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ti propongo un Saad Hariri in cambio di cinque doppioni, di cui due emblemi di partito laminati in argento e perlomeno un’altra figurina che raffiguri uno dei leader politici attuali!”&lt;br /&gt;No, i partiti libanesi non si sono trasformati in squadre di calcio e di certo nel paese non c’è aria di calciomercato in questa umida estate che precede le elezioni presidenziali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-89.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118587807052.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-89.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118587807052.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L’idea è nata dalla grande passione per le figurine Panini dei calciatori ed allo stesso tempo dalla voglia di trovare qualcosa che possa accomunare tutti i libanesi e farli riflettere sulla loro storia”, dice Karim Taleq, ingegnere ventiduenne recentemente laureatosi all’Università Americana di Beirut. “Insieme ad altri due amici, Maroun Nasser e Omar al Husseini, abbiamo deciso di fondare il gruppo Safina e presentarci sul mercato con questa raccolta di figurine che rappresentano i principali partiti politici libanesi e le storiche cariche politiche del paese dalla sua fondazione”. Tra i ventidue ed i venticinque anni, questi giovani imprenditori libanesi, rispecchiano perfettamente la costante speranza delle nuove generazioni libanesi di riuscire a cambiare qualcosa nel paese dei cedri, nonostante il corrotto marasma politico nazionale. &lt;br /&gt;Giovani provenienti da differenti campi, da differenti comunità, politicamente attivi, ma che,  lasciando da parte le proprie divergenti affiliazioni politiche, hanno deciso di imbarcarsi nell’avventura di ideare un album di figurine che rappresenti i maggiori partiti libanesi e la loro storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La conoscenza della storia libanese è il primo obiettivo che si propone questa raccolta” dice Karim Taleq “insieme al maggior obiettivo di instaurare un gioco educativo, in modo che i giovani e gli adulti, non solo i bambini, possano realmente conoscere i volti dei candidati politici ed allo stesso tempo racimolare maggiori informazioni su di loro ed alleviare, attraverso la conoscenza, la sempre tesa situazione politica e gli stereotipi sempre incombenti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome dell’album è “Ahzab w Alwan”: Partiti e colori. I colori in Libano sono ormai diventati sinonimo e proprietà intellettuale dei partiti politici. I gialli di Hezbollah, i verdi di Amal, gli arancioni di Aoun, gli azzurri di Hariri,... Lo sa bene Fairuz, la cantante libanese per eccellenza, che per il suo concerto del novembre scorso si è presentata sul palco con un fiammante abito arancione, destando i sussurri del pubblico e le ironiche battute sulle sue preferenze politiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-81.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118588379153.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-81.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118588379153.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al posto della mitica rovesciata di Carlo Parola, sulla copertina dei pacchetti di figurine sono raffigurati i volti dei leader politici. Nella copertina dell’album invece è riprodotto il famoso “tavolo del dialogo”, lo stesso che ha riunito l’anno passato e per numerose sessioni i leader libanesi, nel tentativo di raggiungere un accordo sulla critica situazione politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Partiti e Colori” è la prima raccolta di figurine libanesi. L’album è un esempio di grande diplomazia umana, necessaria nell’affrontare un tema così scottante come la storia del Libano e dei suoi partiti politici. “Abbiamo dedicato due pagine alle spiegazioni per non incorrere in critiche e godere di una certa credibilità nello scenario libanese”, afferma Karim Taleq. “Il grande problema del Libano è che non c’è un libro di storia unificato e quindi è difficile vedere le cose obiettivamente. Con l’album ci proponiamo di affrontare questa questione e sogniamo di unire sotto questo progetto i bambini dello Chuf, di Dahiya, di Achrafie, e di tutto il Libano”.&lt;br /&gt;Critiche che in ogni modo si possono facilmente innescare, dovuto ad alcune scelte degli autori, in linea con criteri storici, ma che molti possono trovare discutibili, soprattutto all’interno degli stessi partiti. Come nel caso della foto di Soubhi Toufaily tra le file di Hezbollah, ex-segretario generale del partito, ora nemico numero uno del partito di Dio, ma “senza dubbio una personalità che ha plasmato Hezbollah, ed è parte della sua storia, e quindi può aiutare le persone a non dimenticarlo”. L’amnesia è una delle terapie maggiormente consigliate dai leader politici libanesi. Un altro caso è quello di Mostapha Shoumran, “che nessuno conosce a livello nazionale, ma che è venerato tra le file di Amal”, afferma Karim Taleq. Il lato controverso della storia è dato dal fatto che il “Dottor Shoumran” non è libanese, ma iraniano..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-01.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118599518241.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-01.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118599518241.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’album è stato distribuito in tutto il Libano e la prima inchiesta di mercato ne ha rivelato le zone di maggior popolarità. Le aree con basso feedback si sono rivelate invece quelle “dove è più forte la presenza di certi leader, e dove è ancora considerato tabù prendere in considerazione gli altri partiti politici”. Diplomaticamente Karim Taleq esime dal nominarli e si limita ad affermare che le zone dove l’album ha riscontrato più successo sono state il Metn, Beirut e la zona di Zghorta, nel nord del paese, e feudo della famiglia Frangié.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto i progetti per il futuro non mancano, e qualcosa bolle già in pentola: un gioco di società simile a Trivial Pursuit, con domande sulla storia politica, culturale e sociale del Libano. “In un primo momento avevamo pensato di presentare un gioco da tavola come Stratego in chiave libanese, ma è un po’ complicato affrontare questi temi, soprattutto in questo delicato momento politico...”. Ancora non sembra il momento giusto per Risiko Libano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Published on www.arabicareport.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-4357048302993602886?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/4357048302993602886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/4357048302993602886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/08/ahzab-w-alwan_01.html' title='Ahzab w Alwan'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-7139430189752232475</id><published>2007-08-01T09:36:00.000-07:00</published><updated>2007-08-01T10:17:23.834-07:00</updated><title type='text'>Ahzab w Alwan</title><content type='html'>&lt;a href="http://buzznet-53.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/thumb-msg-118588205299.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-53.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/thumb-msg-118588205299.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ENGLISH VERSION:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“I give you Saad Hariri but in return I want five stickers, among them two laminated silver emblems of political parties and at least another sticker of one of the current political leaders!” No worries, Lebanese political parties did not turn themselves into football teams and surely Lebanon is not going through the football market in this humid summer that comes before the presidential elections. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“The idea was inspired by the great passion for the Italian Panini stickers of the soccer players and, at the same time, by the will to find something to unify Lebanese people and make them think over about their history”, affirms Karim Taleq, engineer, twenty-two years old, freshly graduated at the American University of Beirut. “Together with other two friends, Maroun Nasser and Omar al Housseini, we have decided to found the Safina Group and jump into the market with this stickers collection that represents the most important Lebanese political parties and the historical political offices of the country since its foundation”. These young Lebanese entrepreneurs, between twenty-two and twenty-five years old, perfectly mirror the steady hope of the new Lebanese generations to succeed in changing something within the country, despite the corrupted and chaotic national politics.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“The knowledge of Lebanese history is the first goal behind the project”, says Karim Taleq, “with the major purpose to establish an educational game in order to make young people know the political candidates, to better understand their programs and easier the steady tense political situation”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The title of the stickers collection is “Ahzab w Alwan”: Parties and Colors. Nowadays, colors in Lebanon are synonymous and intellectual property of the different political parties. Yellow belongs to Hezbollah, green to Amal, orange to Aoun and blue to Hariri,... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Parties and Colors” is the first Lebanese stickers collection. The collection is an example of great human diplomacy, which is crucial if you like to deal with Lebanese history and its political background. “We have dedicated two pages of the collection to establish the selection criteria in order to avoid critics and gain some credibility within the Lebanese market”, says Karim Taleq. “The main problem in Lebanon is that there is no official national history book, therefore it is difficult to look at things objectively. Our goal is to face this challenge through the stickers collection and our inner dream is to unify under this umbrella project the young fellows of the Chuf, Dahiya, Achrafie and of all Lebanon”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Criticism can easily arise. People can question the choice made by the authors, particularly within the same political parties. For instance, the sticker of Soubhi Toufaily appears in the page dedicated to Hezbollah. Toufaily, former general secretary of the party, is now enemy number one of the Party of God, but “without any doubt a personality that shaped Hezbollah and he is an important character of the party history; it can help people not to easily forget the past”. Amnesia is one of the most favorite therapies suggested by Lebanon political leaders.  Another example is Mostapha Shoumran. “Doctor Shoumran was not known on a national level, but within Amal is considered an hero”, says Karim Taleq. Controversially, he is included though he is not Lebanese but Iranian.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The young “educational-entrepreneurs” have new projects in the pipeline: first of all, a family game similar to Trivial Pursuit with questions on the Lebanese political, cultural and social history. “In the beginning we were thinking to create a game like Stratego with a Lebanese background, but it resulted a bit complicated to handle such issues, particularly in this delicate political moment...”. Maybe, yet it is not time for Risk-Lebanon.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VERSIONE ITALIANA:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ti propongo un Saad Hariri in cambio di cinque doppioni, di cui due emblemi di partito laminati in argento e perlomeno un’altra figurina che raffiguri uno dei leader politici attuali!”&lt;br /&gt;No, i partiti libanesi non si sono trasformati in squadre di calcio e di certo nel paese non c’è aria di calciomercato in questa umida estate che precede le elezioni presidenziali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L’idea è nata dalla grande passione per le figurine Panini dei calciatori ed allo stesso tempo dalla voglia di trovare qualcosa che possa accomunare tutti i libanesi e farli riflettere sulla loro storia”, dice Karim Taleq, ingegnere ventiduenne recentemente laureatosi all’Università Americana di Beirut. “Insieme ad altri due amici, Maroun Nasser e Omar al Husseini, abbiamo deciso di fondare il gruppo Safina e presentarci sul mercato con questa raccolta di figurine che rappresentano i principali partiti politici libanesi e le storiche cariche politiche del paese dalla sua fondazione”. Tra i ventidue ed i venticinque anni, questi giovani imprenditori libanesi, rispecchiano perfettamente la costante speranza delle nuove generazioni libanesi di riuscire a cambiare qualcosa nel paese dei cedri, nonostante il corrotto marasma politico nazionale. &lt;br /&gt;Giovani provenienti da differenti campi, da differenti comunità, politicamente attivi, ma che,  lasciando da parte le proprie divergenti affiliazioni politiche, hanno deciso di imbarcarsi nell’avventura di ideare un album di figurine che rappresenti i maggiori partiti libanesi e la loro storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La conoscenza della storia libanese è il primo obiettivo che si propone questa raccolta” dice Karim Taleq “insieme al maggior obiettivo di instaurare un gioco educativo, in modo che i giovani e gli adulti, non solo i bambini, possano realmente conoscere i volti dei candidati politici ed allo stesso tempo racimolare maggiori informazioni su di loro ed alleviare, attraverso la conoscenza, la sempre tesa situazione politica e gli stereotipi sempre incombenti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome dell’album è “Ahzab w Alwan”: Partiti e colori. I colori in Libano sono ormai diventati sinonimo e proprietà intellettuale dei partiti politici. I gialli di Hezbollah, i verdi di Amal, gli arancioni di Aoun, gli azzurri di Hariri,... Lo sa bene Fairuz, la cantante libanese per eccellenza, che per il suo concerto del novembre scorso si è presentata sul palco con un fiammante abito arancione, destando i sussurri del pubblico e le ironiche battute sulle sue preferenze politiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al posto della mitica rovesciata di Carlo Parola, sulla copertina dei pacchetti di figurine sono raffigurati i volti dei leader politici. Nella copertina dell’album invece è riprodotto il famoso “tavolo del dialogo”, lo stesso che ha riunito l’anno passato e per numerose sessioni i leader libanesi, nel tentativo di raggiungere un accordo sulla critica situazione politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Partiti e Colori” è la prima raccolta di figurine libanesi. L’album è un esempio di grande diplomazia umana, necessaria nell’affrontare un tema così scottante come la storia del Libano e dei suoi partiti politici. “Abbiamo dedicato due pagine alle spiegazioni per non incorrere in critiche e godere di una certa credibilità nello scenario libanese”, afferma Karim Taleq. “Il grande problema del Libano è che non c’è un libro di storia unificato e quindi è difficile vedere le cose obiettivamente. Con l’album ci proponiamo di affrontare questa questione e sogniamo di unire sotto questo progetto i bambini dello Chuf, di Dahiya, di Achrafie, e di tutto il Libano”.&lt;br /&gt;Critiche che in ogni modo si possono facilmente innescare, dovuto ad alcune scelte degli autori, in linea con criteri storici, ma che molti possono trovare discutibili, soprattutto all’interno degli stessi partiti. Come nel caso della foto di Soubhi Toufaily tra le file di Hezbollah, ex-segretario generale del partito, ora nemico numero uno del partito di Dio, ma “senza dubbio una personalità che ha plasmato Hezbollah, ed è parte della sua storia, e quindi può aiutare le persone a non dimenticarlo”. L’amnesia è una delle terapie maggiormente consigliate dai leader politici libanesi. Un altro caso è quello di Mostapha Shoumran, “che nessuno conosce a livello nazionale, ma che è venerato tra le file di Amal”, afferma Karim Taleq. Il lato controverso della storia è dato dal fatto che il “Dottor Shoumran” non è libanese, ma iraniano..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’album è stato distribuito in tutto il Libano e la prima inchiesta di mercato ne ha rivelato le zone di maggior popolarità. Le aree con basso feedback si sono rivelate invece quelle “dove è più forte la presenza di certi leader, e dove è ancora considerato tabù prendere in considerazione gli altri partiti politici”. Diplomaticamente Karim Taleq esime dal nominarli e si limita ad affermare che le zone dove l’album ha riscontrato più successo sono state il Metn, Beirut e la zona di Zghorta, nel nord del paese, e feudo della famiglia Frangié.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto i progetti per il futuro non mancano, e qualcosa bolle già in pentola: un gioco di società simile a Trivial Pursuit, con domande sulla storia politica, culturale e sociale del Libano. “In un primo momento avevamo pensato di presentare un gioco da tavola come Stratego in chiave libanese, ma è un po’ complicato affrontare questi temi, soprattutto in questo delicato momento politico...”. Ancora non sembra il momento giusto per Risiko Libano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-7139430189752232475?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/7139430189752232475'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/7139430189752232475'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/08/ahzab-w-alwan.html' title='Ahzab w Alwan'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-1405688216327933392</id><published>2007-07-27T09:12:00.000-07:00</published><updated>2007-07-27T09:15:18.117-07:00</updated><title type='text'>La battaglia della memoria nel Metn</title><content type='html'>Una mano di vernice alla parete, un poster affisso alla vetrina, il logo, quattro sedie ed un tavolino. Si stanno allestendo a gran velocità i gazebo elettorali nelle montagne del Metn. Piccoli negozi, fino a pochi giorni fa in disuso, si stanno colorando di arancione e di bianco, e si ornano di bandiere, poster e striscioni. L’uniformità del colore è importante per il colpo d’occhio. Come laboriose formiche gli chebeb si danno da fare in queste ore per far trovare pronte le postazioni dei “fedeli” del proprio partito. Già sfrecciano le prime automobili per le località di villeggiatura del Metn, a volume assordante e sventolando enormi bandiere come fossero vessilli di guerra. Le voci corrono veloci a Brummana, a Bikfaya a Beit Mery, le discussioni si fanno sempre più cruente e si alternano agli ultimi rumori della politica libanese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mancano ancora una decina di giorni alla data delle elezioni per occupare il seggio vacante della circoscrizione del Metn, lasciato spoglio il 23 novembre del 2006, dopo che un commando armato assaltò e trucidò Pierre Gemayel nella periferia della capitale. &lt;br /&gt;Sono già tutti pronti per quella che si appresta ad essere la già ribattezzata “battaglia del Metn”. Un seggio parlamentare da occupare, ma che ha ormai assunto i caratteri dell’investitura di un vassallo nel reame della comunità maronita libanese. Una battaglia che farà da prologo al ben più ambito trono presidenziale. Una vittoria simbolica che servirà per mostrare all’opinione pubblica quale sarà  la forza che dovrà rappresentare i maroniti alla presidenza della repubblica. Da una parte l’alleanza fra le Forze Libanesi ed i falangisti del Kataeb, dall’altra, gli arancioni del generale Aoun.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, più che altro, la “battaglia del Metn si sta trasformando in una perfida guerra della memoria, fatta di battute velenose e colpi bassi quotidiani. La memoria perduta dei cristiani d’oriente? No, non ancora. È invece quella della comunità maronita libanese e della sua crescente marginalizzazione nello scenario politico libanese. &lt;br /&gt;Sembra che la battaglia del Metn rappresenti il primo passo per saldare i conti di venti anni di diatribe cristiane, proprio dal momento in cui, in una notte di settembre del 1988, Aoun prese in mano lo scettro della comunità maronita, donatogli dallo stesso Amin Gemayel.&lt;br /&gt;Ora i contendenti si denigrano vicendevolmente. Si trovano faccia a faccia ed, a differenza delle elezioni “post-rivoluzione” del 2005, è per entrambi ben definita la posizione rispetto ai due blocchi nazionali ed è ben chiaro che queste elezioni rappresentano il primo passo verso la poltrona presidenziale. Da una parte Camille Khoury, il candidato aounista che sembra più propenso a lasciare la luce dei riflettori mediatici ai suoi superiori, e dall’altra parte lo stesso Amin Gemayel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Velenosa lotta a suon di battute acide. Battute e controbattute che rievocano spesso memorie passate, ma con rancori ancora aperti. Una memoria spesso tirata in ballo per comodità, e sfortunatamente non per render conto alla storia, ed ai cittadini. La battaglia del Metn sembra così clamorosamente diventata il centro, il motivo, la causa e la soluzione della decadenza cristiana in Libano.&lt;br /&gt;Si accusa il generale di non essere troppo politically correct, presentandosi alle elezioni, e di dimostrare poca sensibilità verso il martire Pierre Gemayel. Suo padre, Amin, invece, rischia sempre nelle sue dichiarazioni di considerare il seggio del figlio come una sua giusta eredità, che in Libano si passa da padre in figlio e da figlio a padre, come già successo pochi mesi fa fra Gibran e Ghassan Tueni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michel Aoun è, dopo quasi venti anni, ancora considerato colpevole di aver innescato la decadenza cristiana negli anni novanta, quando, alla testa del governo, lanciò la sua personale crociata  per la legalità, confrontandosi con le milizie delle Forze Libanesi di Samir Geagea.&lt;br /&gt;Dall’altra parte si evoca la posizione incoerente del Movimento Patriottico Libero che invoca l’incostituzionalità del governo e delle elezioni, il cui decreto il presidente Lahoud si è rifiutato di firmare, ma che per opportunismo politico non può lasciarsi scappare l’occasione di andare “alla conquista del Metn”. Sfumature già rimosse dalla memoria collettiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una comunità cristiana che il sinodo maronita ed il suo patriarca sognano unita, o meglio, con un’unica voce, come sempre a scapito delle differenze interne. L’unione fa la forza, anche in Libano. Un’elezione che vuole saldare i conti di venti anni di diatribe intra-maronite, ma che opportunisticamente aiuterebbe a risolvere la questione sempre aperta della leadership comunitaria. Con una porta sempre aperta all’accordo politico dell’ultimo minuto, che equivarrebbe ancora una volta ad un compromesso sulla memoria storica dei libanesi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-1405688216327933392?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/1405688216327933392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/1405688216327933392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/07/la-battaglia-della-memoria-nel-metn.html' title='La battaglia della memoria nel Metn'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-414365848743085765</id><published>2007-07-16T14:27:00.000-07:00</published><updated>2007-07-16T14:30:13.508-07:00</updated><title type='text'>Ricorrenze umane e divine</title><content type='html'>Il Tarìk al Matar, la strada che conduce dal centro città all’aeroporto e viceversa, suggerisce chiaramente la scelta di Hezbollah di celebrare la fine della guerra della scorsa estate e non l’anniversario del suo inizio, a differenza dei vicini israeliani. Saltuari cartelloni fissano la data della vittoria divina al 14 agosto. Lo scorso anno, nello stesso giorno, decine di migliaia di rifugiati  presero in mano, quasi “per ordine divino”, la bandiera libanese, lasciando controvoglia nell’armadio quella gialla del Partito di Dio, e si misero freneticamente in coda per tornare alle proprie case, o quello che ne rimaneva. &lt;br /&gt;Mentre Hezbollah ha deciso di posticipare la “vittoriosa” celebrazione, il Libano invece, ed in particolar modo la sua componente più nazionale che è rappresentata dall’esercito, celebra questo funesto anniversario soffiando ancora una volta sulle incandescenti candeline dei razzi katyusha. Mentre nell’estate del 2006 il vento soffiava cospicuamente verso Israele, in questo scorcio di estate sembra aver preso la rotta settentrionale, dove la milizia di Fatah al Islam, assediata dentro il campo di Nahr el Bared, per alleggerire la pressione dell’esercito, ha pensato bene di sparare quotidiani razzi all’impazzata verso i villaggi vicini dell’Akkar, creando per il momento solo paura e danni materiali.&lt;br /&gt;Lady Katyusha come sempre sembra servire le cause più disparate, ma coerentemente non manca agli appuntamenti con le ricorrenze più sentite. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, la comunità sciita rimane sempre nell’occhio del ciclone, ma allo stesso tempo anche al centro delle notizie. Parole non scritte, ma bisbigliate non troppo pacatamente, parlano ormai della volontà di un maggior peso nella politica nazionale ed una riformulazione delle quote. È una constatazione peraltro che la comunità sciita è l’unica che, per la sua compattezza, potrebbe far saltare, o lo sta facendo come qualcuno potrebbe supporre, il sistema consensuale libanese, che esige la presenza di tutte le comunità nel consiglio dei ministri. La presenza di un’altra rappresentanza sciita, magari con una certa affiliazione con le idee del 14 marzo, potrebbe rappresentare in questo caso una facile soluzione a molti problemi istituzionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo differenti prospettive, e con obiettivi di fondo, sono nati negli ultimi giorni due differenti movimenti politici, entrambi dall’impulso di alcuni membri della comunità sciita. Il Riviera ed il Bristol, due dei più sintomatici hotel beirutini, ne sono stati lo scenario. Da una parte, il Raggruppamento dell’Opzione Libanese, che ha dato il via alla nuova opzione sciita per mano dello zaim Ahmad al Assad, il cui ben più conosciuto padre Kamel venne spodestato dal potere prima da Amal e poi da Hezbollah, quando il movimento degli oppressi messo in marcia da Musa al Sadr negli anni sessanta cominciò a fare piazza pulita dell’antica rappresentazione nazionale sciita legata ai grandi proprietari feudali del Jabel Amil.&lt;br /&gt;L’Opzione Libanese si aggiunge a quella Corrente Patriottica Sciita dello cheik Mohammad Hajj Hassan, che pure da pochi mesi cerca di dare una rappresentazione “da 14 marzo” agli sciiti, ma che decisamente non riesce a trovare concreti consensi. Un nuovo movimento politico che si propone di eliminare la corruzione ed il nepotismo che annichilisce la società libanese, e che si prefigge di essere voce critica dentro la coalizione del 14 marzo. Da sempre nel laboratorio libanese i leader feudali in decadenza hanno cercato di riconquistare le masse comunitarie sotto altri aspetti. Le prossime mosse aiuteranno a stabilirne l’efficacità. &lt;br /&gt;L’altro movimento è invece il Centro Civile per l’Iniziativa Nazionale, che nasce dagli sforzi dell’antico portavoce del Parlamento Hussein Husseini, che, insieme ad altre personalità pubbliche provenienti da tutte le comunità, opta per la creazione di uno Stato civile, soprattutto con l’idea cardine di rimuovere dal registro civile il riferimento alla confessione dell’individuo. Con l’obiettivo di diventare presto un partito politico, anche in questo caso bisognerà aspettare per vedere i risultati che otterrà l’ennesimo movimento laico e aconfessionale di una società civile nazionale che si ingrandisce ma che si frammenta proporzionalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante i differenti aspetti, le posizioni comuni fra i due nascituri non mancano. Entrambi propagandano la creazione di uno Stato civile, ed entrambi sono impulsati da membri di famiglie che hanno ricoperto la carica di portavoce del Parlamento, una posizione riservata istituzionalmente alla comunità sciita. Sarà inoltre compito arduo per entrambi quello di trovare un concreto spazio di manovra, soprattutto se non sarà attuata una riforma di una legge elettorale che al momento attuale aiuta solo a confermare la consueta dinamica libanese del gateau da spartire.&lt;br /&gt;Due modi differenti per affrontare la crisi libanese verso l’elezione presidenziale, ma come è ormai abitudine gli stessi volti ritornano a cadenza fissa sullo scenario libanese senza lasciare spazio a quelle nuove generazioni che invece come costume preferiscono fuggire all’estero, e dimenticare di essere libanesi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-414365848743085765?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/414365848743085765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/414365848743085765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/07/ricorrenze-umane-e-divine.html' title='Ricorrenze umane e divine'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-462271106018576758</id><published>2007-07-02T10:22:00.000-07:00</published><updated>2007-07-04T03:02:48.629-07:00</updated><title type='text'>Valigie pronte per le vacanze libanesi...</title><content type='html'>Mentre il Libano si sta preparando per accogliere come consuetudine il ritorno estivo dei suoi molti expats, si avvicina sempre di più l’anniversario della guerra della scorsa estate.&lt;br /&gt;Un anniversario che in Libano non sarà celebrato pubblicamente, a differenza di quanto accadrà in Israele, dove già sono pronti i preparativi per le processioni che percorreranno il confine, buttando un occhio sulle città libanesi di Ait al Shaab, Bint Jbeil e Aitaroun, luoghi questi dove l’esercito israeliano ha subito le maggiori perdite militari per mano dei miliziani di Hezbollah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altri invece, che spendono normalmente le loro vacanze in Libano, stanno preparando le valigie per passare la prevista “torrenziale” estate libanese all’estero. I nomi più eccellenti sono da ricercare fra i deputati delle forze di governo, a cui, vista l’escalation delle ultime settimane, ed in particolar modo dopo l’omicidio mirato del deputato Walid Eido, è stato consigliato di passar l’estate fuori dal paese dei cedri, considerata la concreta possibilità di essere vittima di omicidi politici volti ad indebolire il governo in carica. Destinazioni più gettonate, Egitto, Arabia Saudita e paesi europei, Francia prima fra tutti, considerata anche la rinnovata solidarietà espressa dai nuovi inquilini dell’Eliseo nei confronti del governo di Fouad Siniora. A parte i deputati che partono quasi obbligati,  vi sono poi quelli che questa estate avranno un ventaglio ristretto di alternative “vacanziere”. Fra questi alcuni membri dell’opposizione, soprattutto coloro che hanno ricoperto cariche ministeriali durante gli anni del regime siriano a Beirut, a cui è stato proibito negli ultimi giorni l’ingresso negli Stati Uniti dal Dipartimento di Stato Americano.&lt;br /&gt;Un’altra persona che nelle ultime settimane ha spesso fatto e disfatto i bagagli è stato il Primo Ministro Fouad Siniora. Numerose sono state le immagini che lo hanno ritratto al fianco dei grandi della terra. Sorridente con Sarkozy, scherzoso con D’Alema, premuroso e fraterno con Zapatero ed autorevole con la Rice. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto il profilo dell’opposizione rimane abbastanza basso. L’unico sussulto, a parte l’ormai ricorrente richiesta di un governo di unità nazionale e la possibilità di far fare definitivamente le valigie al premier Siniora, ha riguardato il tema delle feste nazionali in Libano, e l’annunciato annullamento della celebrazione del Venerdì Santo da parte del governo. La diatriba, che ha in parte oscurato il drammatico attentato al contingente spagnolo dell’UNIFIL, ha visto scatenarsi un vero e proprio scambio di accuse tra i due maggiori partiti cristiani, la Corrente Patriottica Libera del generale Aoun e le Forze Libanesi di Samir Geagea. Quest’ultimo, come membro del governo, accusato di essere responsabile diretto dell’omissione e colpevole di “indebolire la comunità cristiana”. Una questione nazionale e religiosa trasformatasi facilmente in conflitto politico, e che solo la rettifica da parte del governo, ha permesso di sedare. La Passione di Cristo è salva almeno per ora, ma sicuramente si è fermata nei pressi di Khiam. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ simbolico infatti come tale evento abbia coperto a livello mediatico il concomitante attacco all’UNIFIL, fra le altre cose ancora senza rivendicazione, e sintomatico di come la bagarre politica interna nel tentativo di occupare la poltrona di Baabda stia ormai raggiungendo critici livelli di norma. Una corsa che, senza previo accordo reciproco, provocherà in ogni modo uno sbilanciamento del potere verso uno dei due contendenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dispute interne che lasciano poco spazio nei media anche per le quotidiane proteste dei rifugiati palestinesi dell’ormai inesistente campo di Nahr el Bared, la cui ultima marcia per rientrare nelle proprie case è stata sedata dall’esercito nazionale, con il risultato di due morti fra i manifestanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto nella “battaglia di Baabda” già da parecchi giorni si sta tastando l’opinione pubblica nazionale sulla possibile elezione di un doppio governo. Un doppio governo che, vuole la coincidenza, ha visto come protagonista nel suo ultimo antecedente storico lo stesso Michel Aoun, eletto nel 1988 da un frastornato Amin Gemayel, e conclusosi due anni dopo con l’esilio parigino dello stesso generale e la “conquista” siriana del Libano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mancano ancora tre mesi alla data indetta per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il 25 settembre, ma sembra proprio che il Libano assisterà ad una stagione di caldo torrenziale alternata ad una forte umidità, a tratti monsonica suggerirei.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-462271106018576758?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/462271106018576758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/462271106018576758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/07/valigie-pronte-per-le-vacanze-libanesi.html' title='Valigie pronte per le vacanze libanesi...'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-2428634389630024489</id><published>2007-05-28T14:19:00.000-07:00</published><updated>2007-06-28T14:23:40.712-07:00</updated><title type='text'>El reto de Al Qaeda en la reconstrucción libanesa</title><content type='html'>Cuando los cohetes lanzados desde territorio libanés aterrizan en el norte de Israel, la tendencia es señalar hacia la guerrilla chiíta de Hezbollah o hacia los grupos palestinos con bases en Líbano y fieles a Damasco, como el Frente Popular por la Liberación de Palestina liderado por Ahmad Jibril. Los nueves cohetes caídos a finales de 2005 en la ciudad israelí de Kiryat Shmona, sancionaron definitivamente la presencia de un nuevo actor en territorio libanés. Desmentida la autoría de Hezbollah o de los grupos palestinos fieles a Siria, la reivindicación directa realizada por el ya difunto Abu Musab Al Zarqawi confirmaba la presencia de células salafistas en la órbita de Al Qaeda firmemente implantadas en el Líbano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La noticia circuló entre medios de comunicación y analistas, en medio de una indiferencia general, seguida por algunas encarcelaciones y coincidiendo con momentos álgidos del caos político libanés, consecuencia de la salida de Siria del país de los cedros en la primavera de 2005 y la consiguiente batalla para acaparar su predominio interno. Las breves  noticias referentes a la actividad qaedista en Líbano en los últimos años han aparecido siempre ligadas, mas que con la cuestión propiamente palestina, con la de los campos de refugiados palestinos, diseminados por todo el territorio libanés. Territorios convertidos en zona franca, donde el ejercito nacional libanés no tiene  autorización para entrar a causa los antiguos acuerdos de Cairo de 1969, que reconocían una cierta autonomía palestina en territorio libanés. Asbat Al Ansar, Jund Al Sham y, de momento, el ultimo, Fatah Al Islam, son los nombres de estos grupos radicales suníes de inspiración  salafista. Ain el Helue, en la periferia de Sidón, y Nahr El Bared, unos kilómetros al norte de Trípoli, son los campos palestinos en los que dichos grupos se mueven más activamente. El vínculo entre ellos y la cuestión palestina pasa, más que por cuestiones ideológicas, por la pobreza, la aparente anarquía y la ausencia de futuro para los que viven casi “encarcelados” entre los cuatros muros de estos campos de refugiados. Un caldo de cultivo perfecto para el reclutamiento y el adoctrinamiento de jóvenes sin esperanzas. Novicios indoctrinados que también partieron hacia Iraq, para combatir en la guerra santa contra el invasor americano. Un ambiente propicio y receptivo a las predicas salafistas, como pueden serlo los misérrimos suburbios de Casablanca, Tánger y otras grandes ciudades del mundo árabe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;También en el caso de la situación actual en el campo de Nahr El Bared, resulta más apropiado hablar de grupos relacionados con Al Qaeda, que no de palestinos, aunque en sus filas puedan aparecer tanto palestinos como milicianos de otras nacionalidades árabes, que las ultimas crónicas señalan como mayoritarios. Aquello que ambos comparten, refugiados y “yihadistas”, son estas “islas felices” sin leyes, donde los primeros viven en la pobreza cotidiana y los otros pueden cosechar un fácil consenso y captar  nuevos reclutas entre los “condenados de la tierra” libanesa.&lt;br /&gt;Una situación novedosa que no se limita únicamente al Líbano, sino que también asoma en aquellos Territorios Palestinos hasta hace pocos meses aparentemente inmunizados ante la amenaza de estos grupos. Organizaciones radicales salafistas nacidas entre los palestinos, especialmente en la franja de Gaza tras la retirada israelí, y que actualmente reivindican el secuestro del corresponsal de la cadena británica BBC Alan Johnston. Una perspectiva alarmante, que también se esfuerzan por gestionar las facciones palestinas de Fatah, Hamas y la Jihad Islámica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presencia masiva en el Líbano, a finales de los sesenta, de refugiados y fedayin palestinos, gozaba del respaldo de las fuerzas progresistas y nacionalistas del Movimiento Nacional Libanés, y fue una de las fuentes de inestabilidad del sistema que llevó a la larga y sangrienta guerra civil iniciada en 1975.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A diferencia de lo sucedido hace ya cuarenta años, ninguno de los dos bloques que ahora se disputan el predominio interno sobre la critica situación política libanesa, se identifica estrictamente con la causa palestina, ni ofrece un apoyo directo a los palestinos libaneses, ni tan siquiera los grupos salafistas. Por un lado, el bloque de la oposición, mayoritariamente chiíta y con el apoyo del líder cristiano Aoun, mira con sospecha a los palestinos, suníes en su práctica totalidad, temiendo la tan anunciada exportación de la guerra sectaria desde escenarios iraquíes hasta las costas libanesas. Al otro lado, en las heterogéneas filas de las fuerzas gubernamentales, que reúnen especialmente a suníes, drusos y cristianos, se encuentran tanto las fuerzas cristianas que se mancharon de sangre con las masacres en los campos palestinos de Sabra y Chatila en 1982, como los suníes de Hariri, respaldados por la Arabia Saudita aliada de los americanos en el polvorín medioriental.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la salida del país del “arbitro” sirio en el abril de 2005 y el consecuente vacío de poder que se ha ido formando, el Líbano se encuentra actualmente en medio de una situación que podría llevarlo a la explosión de su sistema confesional o la remodelación del mismo, y una lucha por el poder entre dos bloques que encontrará su punto álgido en la elección del Presidente de la República, prevista para septiembre. Una elección que, muy probablemente, permitirá conocer que dirección escogerá el Líbano de los próximos años.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En el fondo queda la eterna cuestión palestina, para la que el, ya de por si frágil, estado libanés, no dispone de medios de resolución, y tiene únicamente que estar a la expectativa por un acuerdo colectivo entre los actores regionales y internacionales involucrados. Los frentes abiertos van multiplicándose vertiginosamente en el escenario libanés. Por un lado, en el sur del país patrullado por las tropas del contingente internacional del UNIFIL, nos encontramos con la actuación de las milicias de Hezbollah, el tráfico de armas y sospechosos movimientos israelíes en la frontera. En la capital Beirut, con la oposición acampada en el centro de la ciudad desde hace casi seis meses, permanecen vigentes fuertes sentimientos sectarios que dividen a los dos bloques, como atestiguan los más de veinte muertos señalados en todo el país desde el pasado diciembre. Y el norte completando la situación de caos, donde la cuestión palestina se mezcla ahora a la del salafismo y la presencia masiva de armas fuera del control del estado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Es difícil de prever si los libaneses encontrarán la solución para salir de esta complicada madeja dentro de sus propios confines o si bien, y como marca la desdichada costumbre histórica, seguirán dirigiéndose hacia los siempre ambiguos e interesados agentes externos.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-2428634389630024489?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/2428634389630024489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/2428634389630024489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/05/el-reto-de-al-qaeda-en-la-reconstruccin.html' title='El reto de Al Qaeda en la reconstrucción libanesa'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-1121209421768469557</id><published>2007-05-25T14:12:00.000-07:00</published><updated>2007-08-01T09:35:50.416-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arabicareport.com'/><title type='text'>Libano. "Tensione tra i rifugiati palestinesi di Nahr al-Bared "</title><content type='html'>Beirut. May 25, 2007 -E’ un’impresa ardua e piena di possibili equivoci quella che si pone come obiettivo la ricerca dei “la’jiun filistinin”, i rifugiati palestinesi, in questi giorni in Libano. È facile cadere nel tranello di confondersi fra chi lo status di rifugiato lo ha acquisito storicamente ed istituzionalmente, per averlo costruito o per esserci nato in un campo di rifugiati, e chi invece, oltre a non perdere questo status, sta negli ultimi giorni acquisendo quello di nouveau réfugié palestinese. Un doppio status che però non permette di acquisire alcun privilegio aggiuntivo. Dopo gli scontri nel campo palestinese di Nahr al-Bared, dieci km a nord della città libanese di Tripoli, l’attenzione si sposta su quei civili che sono riusciti ad approfittare della apparente calma per scampare al fuoco incrociato ed impazzato dei militanti di Fatah al-Islam e dell’esercito libanese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra i “nuovi” rifugiati c’è chi ha optato per scendere fino ai campi palestinesi di Beirut, altri invece si sono sistemati in alcune scuole di Tripoli, ma la maggior parte si è diretta a Beddawi, l’altro campo palestinese a Tripoli, di dimensioni ridotte rispetto a quello di Nahr al-Bared, e bastione di Fatah. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il campo di Beddawi, nel primo giorno di reale cessate il fuoco fra l’esercito ed i miliziani di Fatah al-Islam, si mostra come un insolito brulicare di macchine e persone che affollano le strette stradine a ridosso delle case. Un’atmosfera famigliare e chiassosa mitigata solo dai segni ancora visibili dei pneumatici bruciati per protesta nelle giornate precedenti, e dalle ben equipaggiate forze di sicurezza interna dell’”originale” Fatah, fedele a Mahmoud Abbas, all’entrata del campo. Nuguli di volti, perlopiù di donne e bambini, si affacciano dalle finestre della scuola dell’UNRWA di Naar Urdun, dentro il campo di Beddawi, dove la Croce Rossa Internazionale ha distribuito i primi kit di cibo “pronti all’uso” per i rifugiati e le aule sono state adibite a nuovo rifugio per gli stessi palestinesi. Gli uomini invece preferiscono accodarsi per ricevere il kit o sedere bevendo caffè senza tempo nel cortile della scuola. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’apparente tranquillità del campo non nasconde però quella rabbia, che è forse il sentimento più diffuso che si respira fra i “nuovi” rifugiati. Un sentimento che si dirige principalmente verso l’esercito libanese più che contro i miliziani di Fatah al-Islam. “Hanno bombardato il campo senza alcuna logica, distruggendo le nostre case e senza sapere che dentro magari non c’era alcun militante di harakat al-Islam. Magari per colpire un miliziano hanno distrutto un’intera palazzina con dentro dei civili che vi si nascondevano”, afferma Nasser, scappato dal campo di Nahr el Bared nel tardo pomeriggio di martedì, quando ormai il cessate il fuoco sembrava reggere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una tattica già utilizzata in altri scenari, e con drastici effetti secondari, quella di colpire a tappeto alla ricerca di militanti di Al-Qaeda ed incuranti della presenza di popolazione civile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non tutti gli abitanti sono riusciti ad approfittare della tregua per fuggire dal campo, permettendo a qualcuno di azzardare che ancora il 70% è ostaggio della situazione di stallo tra le due parti, “soprattutto perchè alcuni fra quelli che cercavano di fuggire son stati colpiti e feriti, e la gente ha avuto paura ad abbandonare le proprie case”, conferma Nasser. Una prudente e diplomatica risposta di inconsapevolezza scaturisce dalla domanda su chi ne avesse impedito l’uscita dal campo. La stessa prudenza che trapela chiedendo informazioni sul fantomatico gruppo di Fatah al-Islam. “Noi non li conosciamo questi di Fatah al-Islam, non sono palestinesi. Un giorno sono arrivati, hanno cacciato qualcuno dalle proprie case e lì si sono installati creando il loro quartiere generale. Poi a poco a poco son cresciuti, ed ogni giorno ne vedevamo di nuovi, ma era tutta gente che non era del campo, che è venuta da fuori”, afferma Massen, anche lui “nouveau réfugié” da una manciata di ore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto alcuni chilometri più nord sulla strada verso il confine siriano, e dopo congestionanti posti di blocco dell’esercito, la calma sembra regnare sul perimetro di Nahr el Bared. I segni dei feroci scontri dei giorni scorsi sono evidenti sui muri delle case più vicino alla strada, sulla linea del fronte che l’esercito libanese non può attraversare. Una calma interrotta solamente da sporadici spari che riecheggiano nel silenzio della strada semideserta che attraversa il lato orientale del campo. I soldati dell’esercito libanese riposano ben nascosti dietro palazzine ed edifici, ed i carriarmati sembrano ormai solo una cornice troppo consona allo scenario libanese degli ultimi mesi. Il tutto in attesa che nelle prossime ore l’esercito riprenda i bombardamenti o che l’“originale” Fatah riacquisti con la forza il dominio del campo, con il consenso delle alte sfere del governo libanese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Published on www.arabicareport.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-1121209421768469557?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/1121209421768469557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/1121209421768469557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/05/libano-tensione-tra-i-rifugiati.html' title='Libano. &quot;Tensione tra i rifugiati palestinesi di Nahr al-Bared &quot;'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-5003282403306676506</id><published>2007-04-29T02:58:00.000-07:00</published><updated>2007-06-30T03:10:18.057-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='http://www.elpais.com/yoperiodista/articulo/Periodista/Libano/elecciones/islamistas/kurdos/urbanismo/Turquia/Beirut/modernizacion/turca/pasa/Ayazma/elpepuyop/20070429elpyop_2/Tes'/><title type='text'>La modernización turca pasa por Ayazma</title><content type='html'>El desalojo de un suburbio de Estambul evidencia un matiz del actual contencioso entre laicistas y Gobierno islamista&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tan solo después de un minuto de juego, Paolo Maldini marca el primer gol que deja a la afición del Liverpool sin palabras. Luego es Crespo quien con un doblete hace soñar al Milán con ganar la Liga de Campeones. El inesperado segundo tiempo dará la vuelta al partido, y será el Liverpool quien celebre la victoria final en la tanda de penaltis en el nuevo estadio Ataturk de Estambul. Los jóvenes de Ayazma, un suburbio de la metrópoli turca de Estambul pegado al nuevo estadio, todavía recuerdan con emoción aquella noche, cuando se oían los gritos de júbilo de los ingleses y los cánticos de los tifosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dos años después de aquel 25 de mayo, no queda mucho de este gecekondo, literalmente casas construidas en una noche, que por una antigua ley turca las autoridades no podían derribar si las encontraban ya construidas. La casi totalidad de los habitantes de Ayazma son kurdos del sur-este, que llegaron a los suburbios de Estambul en distintas oleadas desde los años cincuenta escapando de las crisis económicas y del conflicto entre la guerrilla kurda del PKK y el ejército, que causó la destrucción de más de 3000 pueblos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo que queda de este suburbio, rodeado por el aeropuerto, el estadio y la inmensa zona industrial de Itikelli, son los escombros de algunas casas y la parte baja del pueblo, donde las excavadoras aún no han llegado. En este valle los kurdos habían reproducido su estructura de vida del sur-este, aunque viviendo en pésimas condiciones higiénicas, rodeados de basureros públicos y apestados por un olor nauseabundo. Paseando por las ruinas todavía se pueden ver mujeres preparando el pan en hornos en el suelo, y pastores llevando las ovejas al pasto en medio de basura y ladrillos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con el nuevo plan urbanístico de la ciudad y su abierta intención de acabar con las viviendas ilegales, muchos de sus habitantes han sido trasladados a nuevos y asépticos apartamentos: un aglomerado de 55 edificios semejantes que albergan 2400 apartamentos. Un proyecto que además de convertir a unos rurales al estatuto de urbanos, con todas las implicaciones sociológicas que esto conlleva, cambiará radicalmente el perfil de la Estambul del futuro y la vida de esta gente. TOKI, la empresa casi-gubernamental que se ocupa de la actuación del plan urbanístico junto a los ayuntamientos implicados, propuso a los habitantes de Ayazma trasladarse a un precio ventajoso a las nuevas torres, como las han bautizado los habitantes de Estambul. Esta negociación pero, no se ofreció a todos los habitantes. Aquellos que no recibieron ninguna propuesta por parte de la empresa, esperaron la marcha de las excavadoras para construirse baraka de plástico y madera, que les permitieran por lo menos tener un hogar en medio de los escombros. El frío invierno turco ya pasó, pero las condiciones de vida alcanzan ahora niveles preocupantes.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tampoco la situación en el informal aglomerado resulta mucho mejor. Los nuevos inquilinos tienen que conformarse con lavabos que no funcionan, muebles de baja calidad y una nueva extraña vida sin jardín, huerto y ganado. Además, y más que otra cosa, el precio de la vivienda superó en los seis primeros meses en un 300% el precio inicial, causando las protestas de los recién llegados y el miedo de los futuros inquilinos que aún viven en Ayazma. Las protestas en las oficinas de la empresa y en el ayuntamiento local, que pertenece al partido gubernamental del AKP, consiguieron bloquear los intereses hasta después de las complicadas elecciones presidenciales que esta viviendo la Turquía actual, y en las que se enfrentan partidarios laicistas y islámicos. Una lucha que las editoriales del periódico pro-gubernamental Today's Zaman ven como una disputa entre la oligarquía centralizada que propone una economía de renta y la periferia que se centra en una economía de mercado más abierta a las inversiones extranjeras, con un guiño a la Unión Europea. Una dinámica que se inscribe bien en el diseño del nuevo plan urbanístico de Estambul, ciudad gobernada por el AKP y que tuvo como prestigioso alcalde al actual Primer Ministro Recep Tayyip Erdogan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mientras tanto, los habitantes que quedan en Ayazma mantienen estoicamente su vida rural, en medio de basureros y excavadoras que trabajan en la construcción de la nueva línea de metro que llegará al aeropuerto. Para los kurdos de Ayazma, que con los gitanos y los africanos representan las clases más pobres de las metrópolis turcas, la cuestión es demasiado profunda para contrastarla, y solo deja espacio para un sentimiento de resignación. En nombre de la modernización, que pronto alcanzará nuevas áreas de la metrópolis, volverá a presentarse ante ellos el espectro del desplazamiento, esta vez bajo la forma de una urbanización forzada.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-5003282403306676506?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5003282403306676506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5003282403306676506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/04/la-modernizacin-turca-pasa-por-ayazma.html' title='La modernización turca pasa por Ayazma'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-5723649063911036434</id><published>2007-04-20T14:30:00.000-07:00</published><updated>2007-07-17T01:51:30.465-07:00</updated><title type='text'>La modernizzazione di Istanbul non si ferma di fronte ai gecekondu</title><content type='html'>Il nuovo piano urbanistico della metropoli turca, la questione curda e la diatriba sul nuovo presidente si intersecano provocando le proteste della popolazione delle periferie, restia ad una modernizzazione forzata.&lt;a href="http://buzznet&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-30.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118462468102.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-30.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118462468102.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indossando uno striminzito velo sulla testa ed una lunga ed ondulata gonna, una giovane ragazza cammina tra i resti di antiche case, il terreno fangoso ed i sacchetti di plastica che ornano il gecekondo di Ayazma, nella periferia ovest di Istanbul. La giovane si ferma solo per un attimo ad osservare gli inconsueti visitatori con aria perplessa e sospettosa, trattiene lo sguardo e quasi balbettando nervosamente si accinge a domandare: “T...Toki?”. Il nostro movimento della testa verso l’alto, sinonimo di risposta negativa in queste regioni, coinciderà con il momento di sollievo per questa giovane ragazza curda. “Turisti! Turisti!”, sarà il grido spontaneo e liberatorio che emetterà verso gli altri abitanti di quello che rimane di questa periferica area rurale della metropoli turca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TOKI ed Ayazma si incontrarono per la prima volta nella primavera del 2004, provenendo da due background troppo differenti per proseguire nell’iniziale luna di miele, fra mille incomprensioni e disaccordi. Entrambi probabilmente furono ammaliati dall’ancora attrattiva sorgente miracolosa di Ayazma, che dà il nome a questo suburbio. Entrambi forse, si dimenticarono che questo rigagnolo d’acqua, che ancora scorre fievolmente a lato delle case, ha ormai perso tutta la sua prodigiosità, conseguenza degli scarichi tossici dalla vicina area industriale di Itikelli, che ha portato negli ultimi anni la questione dei problemi igienici a livelli di guardia.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-98.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118466150214.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-98.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118466150214.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel linguaggio quotidiano degli abitanti di queste periferie, TOKI è simboleggiato da quegli immensi, alti e colorati nugoli di torri che si possono vedere dalla parte alta di Ayazma e che giorno dopo giorno sembrano avvicinarsi sempre di più a questo sobborgo: un agglomerato di 55 torri speculari, per la bellezza di 2640 appartamenti, che stanno cambiando radicalmente il panorama della periferia di Istanbul. La TOKI (House Development Administration of Turkey) è una ventenne compagnia pubblico-privata che perfettamente rappresenta la passione imperante in Turchia per il mercato del mattone. Negli ultimi quattro anni ha costruito approssimativamente 52.000 “unità”, in maggioranza per cittadini di bassa classe sociale. Le “unità” raffigurano il volto concreto del progetto di modernizzazione dell’area metropolitana di Istanbul. Secondo ciò che afferma il sociologo urbano Jean Francoise Perouse, dell’Università di Galatassaray, “TOKI rappresenta chiaramente l’intenzione dello Stato turco di sradicare una volta per tutte quelle realtà tipicamente turche che sono i gecekondu, che sono aree di edificazione illegale su terreno pubblico, ma che costituiscono più del 40% del suolo delle metropoli.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ayazma è invece un maturo ed un tempo robusto gecekondu, un villaggio “costruito in una notte”, nella periferia della parte europea di Istanbul, e parte del comune di Kucukcekmece. Ayazma dorme appoggiata su una sinuosa valle e la sua vita rurale è lampante, e contrasta profondamente con la schizofrenica vita quotidiana della metropoli turca, che sta ormai raggiungendo i sedici milioni di abitanti. Carrettini trainati da cavalli, pecore al pascolo e bambini che corrono su prati verdi ne sono l’immagine, il tutto a quarantacinque minuti di autobus dagli affollati luoghi turistici della Istanbul che “lotta” per far parte del club europeo. Ayazma è nata negli anni cinquanta, soprattutto per mano di quei curdi che abbandonarono il sud-est turco principalmente per problemi economici, e si insediarono in quelle che erano un tempo zone isolate ma non lontane dalle grandi città turche, su un territorio spoglio ma di proprietà dello stato, e che a poco a poco si sono viste risucchiare da quel processo inarrestabile di espansione della metropoli. Secondo la “legge” dei gecekondu, le autorità non hanno il diritto di distruggere una casa che è stata costruita senza che venisse notata. Il più delle volte quindi un’opera che è frutto di molte ore notturne e fatto di aiuto reciproco fra i membri della stessa comunità. Dopo la prima fase di insediamento, Ayazma “esplose” letteralmente negli anni novanta, raggiungendo il suo picco massimo di dodicimila abitanti. Parenti di parenti ed amici di amici, in molti raggiunsero Ayazma dalle zone del Curdistan turco. Questa volta però, l’ondata di nuovi “rifugiati interni”, era formata da quelle famiglie che volevano scampare alla violenta guerra che opponeva la guerriglia curda del PKK e l’esercito turco, e che causò la distruzione di più di tremila villaggi nel sud-est del paese.&lt;br /&gt;Ayazma è situata in una posizione strategica per lo sviluppo futuro di Istanbul, tra il nuovo stadio olimpico intitolato al padre della patria Ataturk, alle spalle dell’aeroporto internazionale, anch’esso intitolato al padre della patria, e la immensa area industriale di Itikelli, descritta da molti come la più grande nell’area mediorientale. Come ci conferma il professor Perouse, “Ayazma rientra perfettamente nel progetto di modernizzazione di Istanbul, di fare della metropoli un paesaggio ammaliante. Ma in realtà, dietro tutto questo, c’è una vera e propria politica di urbanizzazione forzata. L’idea è quella di trasformare dei soggetti, in grado di provvedere autonomamente al proprio fabbisogno, in individui urbani capaci poi di pagare un affitto”. L’area di Ayazma infatti, a ridosso del nuovo stadio che fu teatro nel maggio del 2005 della finale di Champions League tra Milan e Liverpool, rappresenta un piatto appetitoso per i mercanti del mattone, e rientra perfettamente nel progetto di rinnovamento della periferia di Istanbul. &lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-16.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/feat-msg-118462976108.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px;" src="http://buzznet-16.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/feat-msg-118462976108.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Osman, è un antico abitante di Ayazma e da quasi tre mesi inquilino delle nuove, anonime ma colorate “unità” dislocate a poca distanza dall’antico insediamento. “Ci hanno chiamato quelli della TOKI nell’agosto del 2006 per dirci che avevamo vinto una casa e che avevamo solo tre giorni per decidere se accettare o no l’offerta.”. Osman, come molti altri abitanti di Ayazma, dopo essersi informati velocemente sul conto della TOKI attraverso il comune di Kucukcekmece, accettarono la proposta. La perplessità iniziale di Osman e degli altri “fortunati”, scaturiva soprattutto dalla considerazione del fatto che negli anni ottanta, perlopiù secondo logiche populiste, numerosi politici locali avevano utilizzato abilmente la complicata questione dei gecekondu, chiedendo voti in cambio di reali o fittizi contratti di proprietà sul suolo o sulla casa. &lt;br /&gt;Quindi, alla fine di febbraio di quest’anno, le ruspe delle imprese appaltatrici della TOKI, cominciarono la distruzione settoriale della parte alta di Ayazma. La maggioranza degli abitanti di Ayazma siglarono un accordo con il municipio e la compagnia, e pochi giorni prima della distruzione si trasferirono alle “torri”, come sono chiamate nello slang popolare di Istanbul. Chi non riuscì a raggiungere un accordo, o non fu interpellato dalle autorità, aspettò il momento in cui le ruspe placarono il loro impeto ed iniziò a costruire “baraka”, case di cartone, plastica e legno, e cominciarono a raccogliere le parti in ferro dalle case demolite per poi cercare di rivenderle e riuscire a guadagnare qualcosa. “Il comune ci ha dato dei documenti in cui affermano che avrebbero trovato una soluzione per tutti. Siamo andati anche ad Ankara a protestare di fronte al Primo Ministro. Ma siamo ancora qua, e non è stata avanzata nessuna soluzione per noi. Staremo qui, non abbiamo altre soluzioni”. Sfortunatamente per Isaac, uno dei nuovi “squatter” di Ayazma, nei giorni che precedettero il Newroz, la festività con cui si celebra il nuovo anno curdo, il sindaco di Kucukcekmece definì Ayazma come “un rifugio di terroristi curdi”. “Nel 2004 ci chiesero, anche attraverso un sondaggio, dove avessimo preferito vivere, e 86% di noi scelse l’opzione di vivere in una casa individuale con animali ed orto, e non in un palazzo”, dice Isaac, mentre, attraverso una connessione di fortuna, guarda la censurata televisione curda ROJTV, dal satellite piazzato precariamente sul tetto di quella che difficilmente si può definire una casa.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-05.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118462624983.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-05.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118462624983.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Gli ingredienti sono tanti e per palati fini. La questione curda, la speculazione edilizia, l’idea imperante della modernizzazione a tutti i costi e le difficoltà per le classi più svantaggiate di opporvi un reale contrasto, tutte questioni che fanno da semplice sfondo ad una più profonda disputa sul futuro dello Stato turco, e che affonda le sue radici nell’attuale dibattito sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione del rinnovamento delle zone periferiche nelle grandi città turche, di cui Istanbul è un esempio paradigmatico, appare più profonda e complessa rispetto alle semplici ma sfortunatamente inutili proteste degli abitanti delle periferie, attaccati al loro stile di vita tradizionale.&lt;br /&gt;Negli ultimi tre anni la stampa turca ha speculato sulla stretta relazione fra la compagnia TOKI ed il Primo Ministro Erdogan, antico sindaco di Istanbul ed alta carica del partito islamico AKP. Tali voci sono state rigorosamente smentite dai rappresentanti della compagnia. Dagli uffici della TOKI, situati nella nuova area residenziale, alle spalle di una nuovissima moschea e scheletri di edifici in costruzione, i dipendenti tendono a sottolineare che non lavorano direttamente per il governo, ma solo in collaborazione. È indiscutibile però che, in parallelo con la scalata al potere dell’AKP nel 2003, la compagnia ha accresciuto le sue funzioni nell’ambito pubblico, e dall’inizio del 2004 fu affiliata direttamente all’ufficio del Primo Ministro. TOKI rappresenta attualmente la principale compagnia nel campo dello sviluppo in Turchia, ed ha fra le mani la maggior parte del mercato del laterizio ed i progetti di sviluppo urbano del governo, spesso in collaborazione con i comuni coinvolti nella rinnovazione urbanistica. Il Piano di Azione di Emergenza dell’attuale governo è la principale guida per la recente politica abitativa in Turchia; il suo maggior obiettivo è infatti prevenire la costruzione di case illegali e spostare i suoi abitanti verso case “moderne e legali”, come sottolinea il testo del documento ufficiale. “TOKI si sta impegnando per la trasformazione urbana dei sobborghi poveri, con l’obiettivo di far vivere le persone in case sicure, come dei veri esseri umani”, conferma Murat Kurum, ingegnere edile della compagnia. Fra gli impiegati della compagnia circola scherzosamente l’aneddoto sul ritrovamento un giorno in una “unità”, sul terrazzo al quarto piano di un nuovo inquilino proveniente da Ayazma, di una pecora legata con un filo alla ringhiera. Nonostante l’ilarità che ad un primo impatto può provocare tale racconto, l’immagine nasconde il chiaro contrasto fra opposti stili di vita ed il dramma di uno spostamento quasi forzato da una forma di vita rurale ad una di tipo urbana, e che si caratterizza teoricamente per un salario mensile, un mutuo e bollette da pagare regolarmente.&lt;br /&gt;Il professor Perouse conferma che “il piano deve essere visto nell’ottica di importanti investimenti stranieri, e di una rigenerazione urbana collegata all’assenza di suolo urbano ad Istanbul. L’alibi sociale che viene presentato è invece quello di spostare le persone lontane dalle loro miserabili condizioni di vita, anche con il pretesto del pericolo sismico, ma in realtà cela l’obiettivo di far lavorare quelle imprese che sono strettamente relazionate col governo.” &lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-40.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118466150576.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-40.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118466150576.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Gli abitanti di Ayazma che firmarono il contratto con la TOKI ed il Comune di Kucukcekmece, si sentono ora per diversi motivi ingannati dagli attori coinvolti nella trattativa. “Il sindaco ci aveva promesso che non ci sarebbero stati aumenti nel pagamento del mutuo per quindici anni, il tempo necessario per acquisire la casa, e che sarebbe stato di 240 lire turche”, dice Osman mentre srotola nel suo nuovo appartamento un lungo striscione che ha raccolto dalla strada e che conferma le sue parole in modo propagandistico. “Ora invece, a sei mesi dall’accordo, c’è stato un aumento incomprensibile, e poi adesso dobbiamo pagare anche per le guardie di sicurezza, per la raccolta dei rifiuti, la pulizia delle scale ed i giardinieri del comune. Mi rimarranno solo 200 lire turche al mese e la mia famiglia è di sette persone.” La media delle entrate per una famiglia delle periferie è di 1000 lire turche (560 euro approssimativamente), il lavoro è spesso occasionale ed è quasi sempre manodopera per il mercato nero. “Siamo andati all’ufficio del sindaco a protestare ed hanno quindi deciso di bloccare gli aumenti fino alla soluzione della crisi presidenziale”.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://buzznet-94.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118462501172.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px;" src="http://buzznet-94.vo.llnwd.net/assets/users16/makan3am/default/large-msg-118462501172.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La questione del rinnovamento e della rigenerazione della periferia di Istanbul, al pari di altre metropoli turche, sembra in parte relazionata con questioni economiche e temi di importanza nazionale. Durante la campagna delle elezioni presidenziali che hanno portato la Turchia sull’orlo di un colpo di stato militare, il quotidiano filo-governativo Today’s Zaman, descriveva la disputa sulla presidenza, normalmente presentata come una disputa fra una parte laica e quella islamica, come una “contesa fra i seguaci di un’economia di rendita, fedeli ad Ankara, ed i propugnatori di una economia di mercato aperta alle influenze straniere nel paese ed alle politiche europee di liberalizzazione.”&lt;br /&gt;L’altra questione, in relazione con la storia narrata, e che sta preoccupando non poco la Turchia attuale, è il possibile referendum sullo qui status della città irachena di Kirkuk, che in caso di esito positivo, potrebbe aumentare considerevolmente le possibilità di veder formarsi un Curdistan iracheno indipendente. Ankara è decisamente preoccupata per le conseguenze che potrebbe avere sulla questione curda interna, in un momento in cui settimanalmente si verificano scontri e vittime tra soldati turchi e guerriglieri nelle montagne del sud-est, e l’esercito turco sta seriamente pensando di entrare militarmente in Iraq per smantellare i campi della guerriglia del PKK.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, gli abitanti che ancora vivono ad Ayazma, le cui case saranno presto raggiunte dalle ruspe, appaiono perplessi e rassegnati ad urbanizzarsi. Alcuni graffiti sulla strada principale richiamano l’attenzione dei mezzi di comunicazione sulla situazione nella periferia, nel tentativo di fermare quello che ormai sembra un irreversibile processo di “modernizzazione” che presto raggiungerà anche le aree circostanti. La popolazione di Ayazma ancora in questi giorni cammina verso la scuola o la fabbrica attraversando la sempre crescente area industriale di Itikelli. C’è qualcuno però che, per attraversare quello che rimane di questo sobborgo, usa ancora un piccolo trattore con un numero di telefono scritto in vernice nera sulla carrozzeria. Un tipico dolmus turco che ancora può competere con l’affollato tram di Istiklal Street, nel cuore della commerciale, trasgressiva e caotica parte europea di Istanbul. Due facce della modernità turca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-5723649063911036434?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5723649063911036434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5723649063911036434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/04/la-modernizzazione-di-istanbul-non-si.html' title='La modernizzazione di Istanbul non si ferma di fronte ai gecekondu'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-1894949164186669473</id><published>2007-02-11T14:36:00.000-08:00</published><updated>2007-06-28T14:43:25.680-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ReporterAssociatiInternational'/><title type='text'>Libano. Colpo gobbo dell'esercito</title><content type='html'>Sono in molti a credere che promuovendo la partecipazione dei cittadini nell'esercito nazionale si possa costruire uno stato più forte, ed accomunare la popolazione sotto ideali nazionali, soprattutto nelle società più frammentate. Niente è più simile al vero nel caso del Libano, dove gli interessi comunitari fanno sempre capolino nei momenti più difficili. Era dal lontano regime del presidente del generale Shihab, in seguito alla crisi del 1958, ed alle sue politiche di centralizzazione, che non si assisteva a tanto vigore da parte dell'esercito nazionale libanese. Un esercito che era uscito dalla lunga guerra civile diviso secondo linee confessionali, e non era più riuscito a ricompattarsi e guadagnarsi il rispetto della popolazione libanese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un esercito che sembra ora uscito dal letargo, rinvigorito dalla guerra estiva tra Israele ed Hezbollah, a cui ha partecipato da spettatore, ma anche soprattutto grazie alla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, che gli ha permesso, in primis, di tornare a pattugliare il confine israelo-libanese, prerogativa precedentemente in mano alle forze di Hezbollah. Il doppio colpo ad effetto messo a segno negli ultimi giorni rappresenta solo la punta dell'iceberg del lavoro svolto dall'esercito negli ultimi mesi, e non ha lasciato certo indifferente l'opinione pubblica libanese. Prima, nella notte tra mercoledi e giovedi, si è assistito al breve scontro a fuoco tra l'esercito libanese e quello israeliano, un evento già di per sè storico per il panorama libanese.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se poi si evidenzia che l'esercito libanese ha fatto fuoco per primo con l'obiettivo di difendere il proprio territorio nazionale, la notizia non può che destare attenzione. L'esercito israeliano, dopo il ritovamento a ridosso del confine di alcune cariche esplosive, si è sentito giustificato nell'entrare in territorio libanese con carri e buldozer, cercando di sminare il territorio dalla parte libanese, ma attirando così l'inaspettata reazione dell'esercito libanese.  Il secondo colpo gobbo, nella mattinata seguente, con il sequestro di un camion carico di armi proveniente dalla valle della Beeka. Lo stesso partito di Hezbollah ha reclamato la proprietà ed ha chiesto "cordialmente" la prevista consegna, negata però categoricamente sia dagli apparati statali sia dagli ufficiali dell'esercito. In un'atmosfera che nel paese dei cedri è ancora fortemente tesa, e dove si è assistito nelle scorse settimane a violenti scontri interconfessionali, l'esercito ha assunto ormai una posizione netta e costituzionale. Carriarmati e cingolati si sono posizionati nelle zone a maggior rischio interconfessionale, ed i posti di blocco sono ormai entrati nella quotidianità beirutina. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uomo forte del momento è il generale Michel Sleiman, comandante dell'esercito, ormai eminente figura pubblica, ed appena reduce da un incontro in Italia con alti funzionari dell'esercito, in seguito al passaggio delle forze dell'Unifil sotto il comando del generale italiano Claduio Graziano. Michel Sleiman aveva espresso chiaramente la posizione dell'esercito dopo il coprifuoco di due settimane fa, in seguito agli scontri che avevano lasciato sul campo almeno nove morti: "L'esercito non tollererà più una situazione del genere". Ma la forza dell'esercito sembra a tutti gli effetti frutto della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, che ha messo fine al conflitto israelo-libanese. A cadenza settimanale stanno "piovendo" aiuti militari da Europa e Stati Uniti, perlopiù sotto forma di attrezzature e veicoli, nel tentativo di dare spessore alle forze dell'ordine ed allo stato nazionale.  Le forze di interposizione dell'Unifil, che stanno ormai raggiungendo le tredicimila unità, sembra siano ormai direttamente coinvolte nell'addestramento dell'esercito libanese. E' di poche settimane fa la notizia della simulazione congiunta tra Unifil ed esercito, di un'operazione militare in mare aperto con l'obiettivo di intercettare navi nemiche o carichi di armi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un paese fortemente diviso su linee confessionali, sarà necessario aspettare momenti più difficili per vedere se la sua postura dell'esercito rimarrà costituzionale e super-partes.  Una dura prova sarà quella del prossimo 14 febbraio, secondo anniversario della morte di Rafic Hariri, quando, con molta probabilità, si troveranno faccia a faccia nel centro città, i partiti filo-governativi, e nella piazza adiacente le forze dell'opposizione ancora installate per il sit-in anti-governativo. Tra i due blocchi si inserirà l'esercito libanese, e sono già in molti a sperare che dia ancora maggior vigore al suo ruolo istituzionale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-1894949164186669473?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/1894949164186669473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/1894949164186669473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/02/libano-colpo-gobbo-dellesercito.html' title='Libano. Colpo gobbo dell&apos;esercito'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-40620237511923664</id><published>2007-01-27T14:31:00.000-08:00</published><updated>2007-06-28T14:34:59.103-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ReporterAssociatiInternational'/><title type='text'>La crisi libanese</title><content type='html'>“ Sciopero generale!”. “Aumento della produzione!”. Si sono confrontati a suon di slogan (e di milionarie campagne pubblicitarie per le strade del paese) i leader delle forze governative e dell’opposizione nelle ultime settimane. E mentre la data indetta dall’opposizione per lo sciopero generale si avvicinava, non si è verificato alcun segno di cedimento o tentativo di dialogo da entrambe le parti. Quello a cui ha portato tanta ostinazione, in questo martedi di gennaio che precede di pochi giorni la discussa riunione internazionale di “Parigi 3”, è stata una netta frattura fra i due blocchi politici che occupano la scena libanese, e che sarà difficile ricomporre. E’ la prima volta, escludendo le brevi scaramucce di dicembre che costarono la vita ad un giovane militante del partito di Amal, che i due blocchi si sono trovati a scontrarsi in strada a viso aperto così violentemente. Ancora più inquietante il fatto che la violenza sia stata generalizzata in tutto il paese. Sidone, Tripoli, Batroun, Akkar, Nabatieh, la valle della Beeka: tutti scenari di scontri fra fazioni opposte. La città di Beirut è stata forse quella che più drammaticamente ha vissuto questa giornata. Negozi e scuole chiuse, quartieri deserti e blocchi stradali nelle zone più sensibili, quelle tra quartieri confessionalmente opposti o politicamente conflittuali. Gli scontri sono stati sarcasticamente “inter-confessionali” e “intra-confessionali”; se sciiti dell’opposizione e sunniti filo-governativi si sono scontrati in una delle arterie principali della capitale come Corniche Al-Mazrah e nel quartiere di Hazmieh, i cristiani si sono affrontati  all’interno dei loro confini. I primi cercando di bloccare le strade con sassi, cassonetti e bruciando copertoni, mentre invece i militanti pro-governativi cercavano di impedirglielo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I blocchi stradali sono cominciati già alle prime luci dell’alba e, dopo una calma di un paio di ore, sotto la stretta sorveglianza dell’esercito, non hanno tardato molto in presentarsi le  occasioni per provocazioni da entrambe le parti. Mazze, bastoni di legno, pietre e armi automatiche hanno così fatto la loro comparsa, ed hanno provocato in tutta la giornata un centinaio di feriti, e sicuramente due morti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esercito, che ha giurato negli ultimi mesi fedeltà alle istituzioni nazionali, dopo aver osservato le azioni della mattinata con certa indifferenza ed inattività, ha infine ripreso in mano la situazione che sembrava scappargli ormai di mano, cercando prima di interporsi fra le parti ed in certi casi isolati usando le maniere forti, ma sempre cercando di non schierarsi per uno dei contendenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’escalation promossa dalle forze dell’opposizione, rappresentate dagli sciiti di Hezbollah ed Amal, i cristiani del generale Aoun e Frangieh ed i drusi di Arslan, arriva dopo lo stallo del sit-in dei manifestanti anti-governativi nel centro città, da ormai quasi un mese e mezzo installati senza che sia stata ancora raggiunta la richiesta principale: la caduta del governo Siniora e nuove elezioni nazionali. Le critiche condizioni del post-guerra, la creazione del tribunale internazionale per giudicare gli assassini di Rafic Hariri e la corsa alla ghiotta poltrona presidenziale nel novembre 2007, sono solo alcuni degli ingredienti per capire la grave crisi libanese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ugualmente importante il fatto che il 25 di gennaio sia stata indetta la conferenza di aiuto per il Libano a Parigi, in parte osteggiata dalle forze dell’opposizione, che vedono in essa solamente un aumento di tasse ed aggiustamenti economici dettati da organizzazioni internazionali, che non farebbero che mettere ulteriormente sul lastrico i cittadini di un paese che è sull’orlo della bancarotta e che ha spinto ancora una volta molti ad intraprendere la strada dell’emigrazione. Come ha detto il generale Aoun nei giorni scorsi “Parigi1 (dopo la guerra civile)  è stata affrontata con 24 milioni di dollari di debito nazionale, Parigi2 con 36 ed ora Parigi3 con 45”. Sono molti in Libano a non credere alle dinamiche che dominano le conferenze per gli aiuti al paese dei cedri. Intanto la giornata di martedi sembra essere solo un amaro aperitivo di quello che dovrà ancora&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-40620237511923664?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/40620237511923664'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/40620237511923664'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/01/la-crisi-libanese.html' title='La crisi libanese'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-3577101008406819084</id><published>2006-12-21T23:50:00.000-08:00</published><updated>2007-06-28T23:52:47.797-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Il farcito banchetto natalizio mediorientale</title><content type='html'>Numerose sono ormai le voci che tengono banco domandanosi se il Medio Oriente stia viaggiando verso una regionale guerra civile. Come primo, le quotidiane carneficine d’iracheni, che il passare del  tempo non sembra arrestare. Un giorno le macabre statistiche giocano dalla parte degli sciiti, un giorno dalla parte dei sunniti. Come secondo, il Libano. Dopo aver assaporato l’indigesto antipasto estivo con la guerra contro Israele, ora con l’omicidio del ministro Pierre Gemayel e le “oceaniche” manifestazioni di piazza, è stato servito sul vassoio dei media internazionali l’idea di una prossima guerra civile. Per finire, i violenti scontri tra Hamas e Fatah, che hanno dato come unico frutto quello di innalzare la tensione nel sempre vivo calderone palestinese. Lotte intestine le chiamano. In pieni tempi di pax natalizia. Festività natalizie che rappresentano solo un agrodolce contorno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le comunità cristiane del Medio Oriente, in Giordania, in Palestina, in Iraq, ma soprattutto in Libano, la culla dei cristiani mediorientali, non sembrano però perdersi d’animo. La sensazione che si respira in Libano ne è un esempio. Due blocchi politici contrapposti che si fronteggiano, per ora, solo a parole. La comunità cristiana rappresentata con pari forze in entrambe le parti. Centro città della capitale che è invaso stabilmente da centinaia di manifestanti da una parte, e forze militari dall’altra, divisi da gomitoli di attorcigliato filo spinato. Ma il centro città di Beirut è anche il luogo che per eccellenza rappresenta la fama del Libano come paese dei servizi. Negozi, ristoranti di lusso, bar sgargianti, hotel e zona pedonale per il passeggio. Normalmente una pioggia di dollari cade sui negozianti in questo finale di stagione. L’atmosfera quest’anno è però molto più surreale e non sono molti quelli che azzardano l’apertura nel mezzo di questo trambusto politico. Ecco allora innalzarsi gli attacchi contro i manifestanti “che non permettono ai libanesi di attendere la nascita di Gesù con la giusta tranquillità”, ecco che “i nostri bambini non potranno vivere il Natale con pace e serenità”. Voci di politici e gente comune, cristiani e musulmani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beirut però ha ormai acquisito la capacità di creare amnesiaci compartimenti stagni, immuni dai problemi politici che la perseguitano. Si riesce così ugualmente a respirare un’atmosfera natalizia sia nelle zone cristiane, sia in quelle musulmane. Con un costume, quello dell’albero di Natale, che ormai trascende le religioni. Anche tra le centinaia di tende che assediano nel centro città il palazzo del governo, si consuma una parte del Natale libanese. Una buona parte dei manifestanti è cristiana. Già dai primi giorni del sit-in, che si è caratterizzato da subito per essere “open-ended”, senza fine, i manifestanti, oltre a portarsi tende, televisioni, radio e coperte, hanno cominciato velocemente a decorare il “giardino di casa”. Le tende dei partiti cristiani si sono subito adornate di lucine multicolori ed i pochi alberi del centro città sono stati ricoperti di palline colorate. Ma come la bandiera del partito cristiano sceso in piazza è arancione, le palline che li ornano non potevano che essere rigorosamente di questo colore. Anche il tradizionale berretto rosso con pon-pon bianco, vuoi la coincidenza natalizia, ha assunto uno sfolgorante colore arancione, ed i manifestanti sembrano indossarlo compiaciuti. Negli ultimi giorni un altissimo abete metallico è stato eretto, fra gli applausi generali, nel bel mezzo dell’accampamento dell’opposizione. Azione e reazione. I partiti governativi hanno risposto esponendo, dalla parte opposta alla piazza dei manifestanti, un numero di abeti pari ai martiri della rivoluzione del 2005. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa capolino un abete adornato di sole palline bianche, il colore del partito cristiano falangista, storico antagonista degli arancioni. La condizione natalizia sta esaltando il disaccordo attuale all’interno della comunità cristiana libanese. Un dissidio portato agli estremi dai loro leader, perlopiù capi di storiche famiglie libanesi. Nel mezzo, timidi tentativi per ritornare al tavolo delle trattative ed il Patriarca cristiano-maronita che cerca di evitare la fitna, la discordia, all’interno della comunità. Complicato. Alberi, palline colorate, tavole imbandite, commensali discutendo, folle in strada, e divergenze “famigliari” all’interno della comunità. Tutti gli ingredienti di un tradizionale Natale. Mancano ancora i regali. Poi si aspetterà bramosamente di vedere a chi la Befana destinerà il carbone nero...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-3577101008406819084?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3577101008406819084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3577101008406819084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/12/il-farcito-banchetto-natalizio.html' title='Il farcito banchetto natalizio mediorientale'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-3157053320652273162</id><published>2006-11-28T23:40:00.000-08:00</published><updated>2007-06-28T23:42:35.057-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Nuova rivoluzione o guerra civile?</title><content type='html'>Martedì pomeriggio le linee di telefonia mobile erano fuoriuso a Beirut, e quando questo accade, non ci si può mai aspettare niente di buono. Gli ultimi due tormentati anni nella capitale libanese ne hanno fatto una prova evidente o un presagio funesto di futura tragedia. La prima reazione, di conseguenza, è quella di accendere la televisione. Martedi scorso si è tragicamente confermata questa prassi. Linee fuoriuso, televisione accesa su uno dei molteplici canali libanesi, immagini dall’ospedale dove era stato portato il corpo del ministro Pierre Gemayel. Prima ricostruzione: pieno giorno, periferia cristiana della capitale, un commando “mafioso” ferma la macchina di Gemayel, lo fredda e scappa  fra la folla sventagliando raffiche di proiettili per farsi largo. Quella dei Gemayel è sicuramente una delle famiglie più importanti del Libano, di quelle che ne hanno fatto la storia, ma anche una delle famiglie più “insanguinate”. Bashir, zio di Pierre, fu l’ultimo, nel 1982, ad essere assassinato per mano d’ignoti mandanti, proprio nella sede del partito falangista. L’uccisione di Bashir Gemayel, presidente libanese da meno di un mese, provocò, in nome della vendetta, quella ormai rinomata tragedia che va sotto il nome di Sabra e Chatila. Le milizie cristiane falangiste, battezzate cinquanta anni prima dallo stesso Hitler, ed allora alleate con gli israeliani (scherzi della storia), entrarono nei due campi profughi palestinesi alla periferia della capitale. In quattro giorni non-stop massacrarono più di duemila persone, principalmente donne, bambini e civili non armati. La guerra civile libanese, che sembrava si fosse definitivamente fermata, riprese vigore. Le truppe internazionali, tra cui gli italiani, fecero il loro ritorno in Libano, con la coscienza macchiata di sangue innocente, dopo che avevano lasciato frettolosamente il paese pochi giorni prima in seguito all’evacuazione delle milizie palestinesi. Martedì, in tutti tornò alla memoria l’ultimo Gemayel assassinato e le conseguenze di quell’evento. I negozi chiusero le serrande in un batter d’occhio ed i libanesi si riversarono nelle strade per raggiungere frettolosamente un luogo sicuro. Le truppe italiane, questa volta nel paese, ma ad un centinaio di km di distanza, alzarono subito il livello di allerta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo spettro della guerra civile, in una situazione già tesa, non ha faticato nel prendere piede. Nelle settimane precedenti l’omicidio, molti libanesi lo sventolavano apertamente, per allontanarne lo spauracchio, per scongiurarla. Non c’è voluto molto perchè s’insediasse in tutte le redazioni del mainstream internazionale e si alzasse in un coro unanime: Libano sull’orlo della guerra civile. Anche le televisioni locali hanno lanciato nel palinsesto notturno immagini di repertorio della guerra civile conclusasi al principio degli anni novanta. Nella realtà, nelle ore successive all’omicidio, si è assistito a pochi incidenti, piccoli scontri, ed alcune scaramucce all’interno della stessa comunità cristiana, dovuto al fatto che i suoi leader sono schierati in due opposti schieramenti. Giovanissimi i protagonisti dei disordini. Il funerale di Gemayel, nei giorni successivi, si è trasformato, come ormai consuetudine in questo paese, in un’oceanica manifestazione di massa ineggiante ad una seconda rivoluzione dei cedri per la libertà del popolo libanese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La carne sulla brace libanese è parecchia. La guerra estiva israeliana che ha messo in  ginocchio il paese, le truppe internazionali schierate nel sud del paese, il tentativo dell’opposizione di far cadere il governo, gli omicidi politici, il tribunale internazionale per giudicare i colpevoli dell’omicidio Hariri, una seconda rivoluzione per la “libertà e la democrazia”, le tensioni crescenti all’interno della comunità cristiana e la disobbedienza civile ineggiata dagli Hezbollah nei prossimi giorni. Una matassa difficile da sbrogliare. Rivoluzione e guerra civile non si complementano, viaggiano su binari in opposte direzioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-3157053320652273162?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3157053320652273162'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3157053320652273162'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/11/nuova-rivoluzione-o-guerra-civile.html' title='Nuova rivoluzione o guerra civile?'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-7174913852279646779</id><published>2006-11-16T14:44:00.000-08:00</published><updated>2007-06-28T14:47:24.288-07:00</updated><title type='text'>La febbre del confronto. Le elezioni universitarie termometro della situazione libanese</title><content type='html'>Le elezioni dei rappresentanti degli studenti all’Università Americana di Beirut stanno lasciando preannunciati strascichi. I risultati previsti per mercoledi sera però, evento unico nella storia dell’università, sono stati posticipati al giovedi mattina. Versione ufficiale: l’università non era pronta a fronteggiare una possibile escalation della tensione ed ha preferito spostare lo scrutinio alla mattina seguente, nel tentativo di raffreddare gli infuocati animi. Il primo rumore a circolare, riportato anche dall’emittente libanese NewTv, è stato quello di una diretta interferenza dell’ambasciata americana, che ha fatto pressione sugli organismi universitari affinchè rinviassero i risultati ufficialmente previsti per mercoledi sera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima vera “battaglia” politica tra la coalizione del 14 marzo e quella del 8 marzo, dopo la disastrosa guerra estiva, ha visto come scenario quello dell’Università Americana, la più grande in numero di studenti, fra le università nazionali e quella con maggior “peso politico”. Non è un caso che l’attuale Primo Ministro Fouad Siniora si sia graduato proprio in questa università. Così come molti degli attuali membri del parlamento nazionale. La maggioranza delle altre università libanesi ha invece preferito rinviare a data da stabilirsi le elezioni dei rappresentanti degli studenti, sia per la difficile situazione post-guerra, sia per l’attuale tensione a livello nazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un vero e proprio termometro dell’attuale situazione politica libanese, nel mezzo di un acceso dibattito nazionale su una nuova spartizione del potere confessionale, la fuoriuscita di sei ministri dal Gabinetto del governo Siniora, perlopiù sciiti dei partiti di Amal ed Hezbollah, l’approvazione da parte del governo del tribunale internazionale per giudicare l’assassinio di Hariri, e le esternazioni dell’ormai inviso Presidente Emile Lahoud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scontro non è stato solo politico, ed alcune scaramucce si sono registrate sia all’interno che nelle strade adiacenti l’università. Scaramucce provocate principalmente dalla massiccia presenza dei supporter delle varie fazioni politiche, accorsi numerosi a far piantone e cantare slogan ai cancelli dell’università. La strada che fiancheggia l’università si è tramutata per tutta la giornata di mercoledi in un vero e proprio carosello di automobili, ognuna sventolando le rispettive bandiere di aderenza politica. La presenza, in quantità considerevole e con mezzi corazzati, di polizia, esercito e reparti speciali in tenuta antisommosa, ha scoraggiato i più facinorosi, ma non ha potuto evitare lievi scontri tra le opposte fazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Principale leitmotiv della battaglia politica, gli ormai storici identificanti del 14 marzo e del 8 marzo, in riferimento agli eventi della cosiddetta primavera dei cedri del 2005. Nonostante le regole dell’università vietassero il riferimento diretto a qualsiasi partito politico esterno, le liste nascondevano un’apparenza chiara a tutti. Da una parte, i partiti di Hariri, Jumblatt ed il dottor Geagea, rappresentanti il governo attuale, e dall’altra, il generale Aoun, Berri e Nasrallah, la nuova opposizione. In mezzo, gli “indipendenti”, un’alleanza tra gruppi di sinistra, tra cui i Comunisti ed il collettivo NoFrontiers, che senza troppi supporti esterni, sia economici che politici, non hanno potuto condurre una campagna elettorale contundente, non sono riusciti a presentare candidati per numerosi posti, ed hanno così lasciato spazio in molte facoltà al puro bilateralismo che rispecchia la convulsa situazione nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In palio: novantasei posti di rappresentanti per un totale di sei facoltà, il cui piatto più appetitoso era rappresentato da quella di Arte&amp;Scienze. Risultato: entrambi vincitori, e lieve soddisfazione della coalizione di sinistra, sia per l’ottenimento di alcuni rappresentanti, sia per la risposta degli studenti al caldeggiato invito alla scheda bianca. Mentre la coalizione di Hariri e del Future Movement festeggiava nelle strade fuori dall’università, gli arancioni del Free Patriotic Movement, si riunivano con i gialli ed i verdi di Hezbollah ed Amal, gridando alla vittoria all’interno del campus. Con un contundente discorso il rappresentante di Tayyar, il movimento di Aoun, ha prima gridato alla sonante vittoria, data dalla conquista di quattro facoltà su sei, da parte della sua coalizione. Poi ha invocato lo spettro dei brogli, dovuto alla presenza in una cassetta elettorale di quattro schede in più rispetto ai possibili votanti totali del seggio. Per concludere, ha alzato prepotentemente la voce “per una caduta prima del governo nazionale e poi della stessa amministrazione dell’università”. Cavallo di battaglia, la lotta alla piaga della corruzione libanese. Tutto speculare ai discorsi dei “modelli” nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle accuse di brogli si è aggiunto un’altra voce in mattinata, sul tentativo di  interferenze esterne nei riguardi della posizione degli studenti giordani nelle elezioni, la comunità straniera maggioritaria all’interno dell’università. Secondo molti, la stessa ambasciata giordana si sarebbe esposta direttamente, intuendo la controtendenza di quest’anno, per evitare che i suoi connazionali votassero per le liste del 8 marzo, ma si schierassero invece dalla parte dei seguaci di Hariri, secondo la tendenza degli ultimi anni. I risultati di questa possibile interferenza sui singoli studenti non sono facilmente interpretabili.&lt;br /&gt;In un paese che  molti libanesi non lesinano nel definire sull’orlo del baratro di un’altra inconciliabile guerra civile, le prospettive per il dialogo non sono delle più rosee. Si dice che la futura classe politica libanese esca principalmente dall’università americana, ed alla luce dello svolgimento delle sue elezioni “democratiche” interne, ciò getta un cono d’ombra sul futuro del paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’orizzonte intanto, una complicata trama politica da sbrogliare. Il paese dei cedri ha assistito negli ultimi due anni ad una “rivoluzione”, il ritiro della Siria dal suo territorio, numerosi omicidi politici, una guerra contro Israele, ed ancora deve passare un anno prima della data dell’elezione del nuovo presidente della repubblica, obiettivo a cui sembra che tutte le forze politiche vogliano arrivare con la maggior forza possibile. In quel momento si deciderà molto del futuro del Libano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-7174913852279646779?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/7174913852279646779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/7174913852279646779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/11/la-febbre-del-confronto-le-elezioni.html' title='La febbre del confronto. Le elezioni universitarie termometro della situazione libanese'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-6656738864749578520</id><published>2006-11-12T23:48:00.000-08:00</published><updated>2007-06-28T23:50:16.534-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Portatori di pace</title><content type='html'>Intervallo. Salotti diplomatici internazionali. Ritiro truppe dall’Iraq, conferenza internazionale per l’Afghanistan, indipendenza del Kosovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervallo. Sud del Libano. Popolazione. Migliaia di bombe inesplose sono ancora nascoste nei campi. Ne rendono impossibile la coltivazione e rubano le vite di bambini che giocano attratti da questi oggetti luccicanti. La gente fatica a rimettersi in cammino, ricominciare da zero, ricostruire, l’uranio impoverito, le bombe al fosforo. Sembra che almeno l’arrivo delle truppe internazionali abbia portato una ventata di prosperità. Comincia il business, servono traduttori, servono autisti, servono ristoranti, servono bar. Un traduttore si dice che guadagni 1200$ al mese, mentre una guida 800$. Nessuno si lamenta più dei soldati ghanesi o dei pachistani che non spendevano mai una lira. Ora ci sono italiani, francesi, spagnoli. Tagliatelle, Brie, Tortilla. A volontà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervallo. Sud del Libano. Inverno alle porte. Forze internazionali d’interposizione. Italiani. Hariss è un paesino del sud del Libano, nel comprensorio di Bint Jbeil. Questa zona è uscita annichilita dalla guerra estiva. Interi villaggi sono ridotti in macerie e qualche famiglia è ancora costretta a vivere in improvvisati accampamenti. La scorsa settimana sembra che otto militari italiani, appartenenti alle forze di pace, siano entrati in un negozio di questa cittadina, e con un’azione congiunta, dividendosi in tre gruppi, abbiano derubato il negoziante di 300$ di merce, perlopiù attrezzature militari. Il primo gruppo distraeva il negoziante, il secondo cercava di focalizzarne l’attenzione, mentre il terzo agiva nelle retrovie facendo manbassa. Tecniche apprese nella guerra al terrorismo in Afghanistan o in Iraq. Il negoziante se ne accorge. Arriva la polizia libanese. Investigazione. Un caso isolato. Si dice che ogni soldato guadagni 3000$ al mese per partecipare alla missione di pace. Annoiati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervallo. Beirut. Notte inoltrata. Forze internazionali d’interposizione. Francesi. La scorsa settimana, tre giovani imberbi mi si avvicinano in mezzo alla strada. Spaesati dalle strade deserte mi chiedono, in perfetto inglese, se parlo francese. Ok, è inevitabile, sono francesi. Mi chiedono se conosco un “sex-bar” nella zona. Mmm. Uno in particolare o uno qualunque? Uno qualunque. Seguite quella strada ragazzi, in fondo a sinistra, e poi a destra avanti duecento metri. Ecco lì ci sono i più squallidi super night club della città. Mi salutano “militarmente”. Ok. La domanda sarà cresciuta dopo l’arrivo delle forze di pace. Il business della prostituzione sarà alle stelle. Russia, Europa dell’Est, Africa. Me le immagino all’aeroporto, come al solito, aspettando il visto in fila ad uno sportello apposito. Venti, trenta alla volta. Normalmente arrivano per la stagione estiva, per “soddisfare” i sauditi in vacanza libertina in Libano. Stagione invernale. Peacekeepers. Afghanistan, Iraq, Kosovo, pace e amore per tutti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-6656738864749578520?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/6656738864749578520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/6656738864749578520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/11/portatori-di-pace.html' title='Portatori di pace'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-6538234251307972703</id><published>2006-10-25T23:53:00.000-07:00</published><updated>2007-06-28T23:54:05.107-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Noi, Loro ed il Ramadan</title><content type='html'>“Un uomo entra nella moschea di Kabul per la preghiera di Eid el-Fitr”. “Moltitudinaria preghiera dei pescatori indonesiani nel porto di Giakarta”. Le didascalie delle foto che appaiono nei nostri giornali, dando notizia della fine del Ramadan nel mondo, si attengono strettamente al campo religioso. Certo è una festa religiosa, così come il Natale. Il più delle volte però del nostro Natale non si mostrano le processioni religiose o la messa di mezzanotte, ma le corse frenetiche per gli ultimi acquisti, i preparativi per il cenone natalizio ed il cittadino frustrato che non trova più il cappone. Il Ramadan non è fatto di sole preghiere, raduni moltitudinari e moschee. È fatto anche di feste in famiglia, ricchi banchetti e regali per i più piccoli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una città come Beirut, definita dai più come un ponte tra Occidente ed Oriente, il Ramadan ricorda in certe forme il Natale, soprattutto le sue forme più consumistiche. Ugualmente, a Dubai, l’anno passato fu indetta una lotteria per l’occasione. Premio: una splendida Maserati (ricorda la pubblicità di un panettone?). Le famiglie, nei due giorni di Eid (la festa post-Ramadan), scendono per strada con i vestiti migliori e passeggiano fra negozi facendo incetta di leccornie di ogni tipo. Accanto ai menù offerta-speciale-Ramadan ampiamente pubblicizzati dai ristoranti, ci sono anche, nei giorni di festa, i centri commerciali aperti a flussi di gente vogliosa di spendere dopo un mese di digiuno e sacrifici. Il Ramadan è sacrificio e costanza, e ricorda un pò il digiuno dalla carne nel periodo di Quaresima. Ognuno lo vive a modo suo. Nabil, per esempio, nonostante sia arabo musulmano sunnita ed anche palestinese, non ha mai fatto in vita sua il digiuno del Ramadan. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ugualmente ogni sera di questo mese è andato, al calar del sole, a preparare l’iftar (la cena dopo il digiuno giornaliero) per la famiglia, ed ha cenato con loro tutti i giorni. Samir, ha qualche chilo di troppo e fuma come un matto. Due pacchetti di sigarette al giorno. Non va mai alla moschea, nè il venerdi nè gli altri giorni, ma digiuna durante il Ramadan. Ha perso cinque chili in questo mese, non ha parlato tanto ossessivamente di donne, ed è riuscito a non fumare, non bere e non mangiare dall’alba al tramonto. Leila è musulmana, sunnita, non porta il velo, veste all’ultima moda (anche in modo appariscente), guida una Mercedes ultimo modello, ed ha digiunato per tutto il mese. Sembra che non gli sia stato imposto da nessun capo religioso, ma è meglio indagare. Il Ramadan non è unicamente una ricorrenza religiosa ma le sue molteplici facce rimangono assenti dai nostri stereotipi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una foto, fra quelle che riempiono i nostri giornali, che potrebbe uscire da questa logica. “Corteo a dorso di cammello per le strade di Ryiad”. Associazione mentale rapida: cammello, deserto, arabo, sceicco, petrolio, bombe e terroristi fanatici velati contro volontà. Sì, è funzionale al nostro ego ed alla nostra identità. Noi siamo troppo diversi. Così crediamo...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-6538234251307972703?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/6538234251307972703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/6538234251307972703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/10/noi-loro-ed-il-ramadan.html' title='Noi, Loro ed il Ramadan'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-3599571488290790406</id><published>2006-09-23T00:05:00.000-07:00</published><updated>2007-06-29T00:06:44.837-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ReporterAssociatiInternational'/><title type='text'>La “vittoria divina, storica e strategica”</title><content type='html'>Il tempo scorre, sono quasi le cinque, l’ora in cui secondo indiscrezioni farà la sua apparizione Hassan Nasrallah, ma migliaia di persone ancora stanno cercando di entrare nel recinto allestito da Hezbollah per celebrare la “vittoria” contro Israele. Proporzionalmente al passare dei minuti e l’approssimarsi dell’ora stabilita, si alzano gli occhi verso un cielo già cosparso di palloncini con i colori del Libano. Gli occhi e gli indici verso l’alto si moltiplicano sempre di più alla ricerca di quel possibile attacco aereo il cui rischio è stato preventivato dai manifestanti accorsi in questo venerdì di fine settembre alle porte del Ramadan. Ma di aerei israeliani neanche l’ombra, nonostante siano moltissimi quelli che si sbracciano indicandone continuamente la presenza. In effetti, la tensione,  dovuta alla possibile rappresaglia israeliana, è palpabile nell’aria. Ma si sente anche la voglia di veder ricomparire in pubblico il proprio leader, sfidando un’altra volta Israele e facendo così da suggello ad una vittoria ancora più dolce. Tutti infatti sanno, fin dalle prime ore del  mattino, che Hassan Nasrallah apparirà sicuramente in pubblico, la gente non dubita minimamente e non accetterebbe un semplice messaggio registrato. I dubbi sulla sua presenza nei giorni precedenti la manifestazione sono ormai ricordo di chiacchiere da bar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così si è presentato, in un’arena che ha accolto centinaia di migliaia di persone, con variazioni di colori dal giallo di Hezbollah, al verde di Amal, alla sparuta presenza arancione del generale Aoun, e da piccole chiazze di nero e rosso, del Partito Sociale Nazionale Siriano e di quello comunista. Curiosamente anche qualche multicolore  bandiera venezuelana, dopo che nei giorni scorsi erano apparsi alcuni manifesti inneggianti a Hugo Chavez, per il suo supporto alla resistenza libanese. Per il resto, non molte bandiere libanesi. Sembra che la festa sia della propria resistenza di Hezbollah, e che se la voglia tener ben stretta. La resistenza contro Israele è stata di Hezbollah, ed è questo quello che si celebrava oggi. Di Hezbollah e di quelle persone che gli hanno dato appoggio politico e morale. Un bagno d’euforia quindi, che è stato controllato da un ingente servizio d’ordine interno, con innumerevoli posti di controllo prima di accedere al recinto. Le migliaia di sedie di plastica preparate i giorni precedenti servono solo per il prologo, con l’arrivo del leader di Hezbollah la folla è in piedi ed al massimo le usa come mezzo per meglio vedere il proprio indiscutibile idolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È stata una festa, una festa per i suburbi di Beirut soprattutto, quelli che insieme al sud del paese hanno più sofferto i bombardamenti estivi. La festa si è estesa per tutto il sud della capitale libanese, riempiendola di bandiere, clacson, canzoni militanti e musica assordante, ma svuotando le altre zone della città che presentavano l’aspetto di una spettrale domenica estiva beirutina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nasrallah è stato duro, Hezbollah non si disarma nelle condizioni in cui si trova attualmente lo stato libanese, nessuno li può disarmare. Nonostante nei giorni precedenti l’opinione pubblica ipotizzasse che il discorso di Nasrallah avrebbe delineato una possibile  “road map” libanese, c’era da aspettarselo che il discorso avrebbe preso una direzione dura, robusta e arcigna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La coreografia dell’arena è guerresca. Non ci sono questa volta le immagini dei palazzi distrutti, dei bambini ammazzati dalle bombe, o dei funerali dei martiri,  che erano quotidiano scenario visivo nel dopo guerra. Oggi si celebra una vittoria e le immagini che si presentano sono quelle dei soldati israeliani morti in un attacco o delle azioni più prestigiose. Nello sfondo del palco campeggiano quattro gigantografie che dichiarano che con il fuoco è stato difesa rispettivamente “la nostra terra, il nostro cielo e la nostra acqua. Fuoco, terra, cielo ed acqua. Ellenicamente, gli elementi rappresentano tre scene di guerra, con il fuoco, in primis, simbolizzato da una batteria di katiuscia pronta al lancio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La festa della vittoria divina, e qualsiasi manifestazione di piazza negli ultimi tempi, si trasforma regolarmente in un implicito foglio di via per il governo di Fuad Siniora, in nome di un nuovo governo d’unità nazionale. Da una parte i manifestanti, cantando cori contro il premier, anche se zittiti spesso dalla sicurezza interna del partito sciita, che viene invitato letteralmente ad andarsene. Dall’altra parte il discorso di Hassan Nasrallah, che non ha evitato di pizzicare le lacrime di Siniora durante la guerra, già frutto di critica da parte di Israele, e che quindi ormai hanno ricevuto le attenzioni di entrambi i contendenti del conflitto di agosto. Contorno sonoro di tutto il discorso, gli ululati da parte del pubblico alla pronuncia del nome di Condoleza Rice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è stata l’atmosfera della festa per la vittoria divina, storica e strategica. Il problema è che non tutti condividono in Libano il fatto che si dovesse celebrare una vittoria, e sono molti quelli che vedono nella guerra d’agosto una chiara sconfitta dello stato libanese, e del suo “arretramento” di quindici anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già si dice che le Forze Libanesi stiano preparando un evento simile questa stessa domenica a Harissa, per controbattere alle centinaia di migliaia di persone accorse alla festa della vittoria divina. Lo stesso successe l’otto ed il quattordici marzo del 2005 nello scenario della cosiddetta “rivoluzione dei cedri”. Quelle due manifestazioni sancirono chiaramente la divisione del Libano in due blocchi, e la nascita del nuovo ordine post-Hariri. Cosa provocherà questa nuova “battaglia” a suon di manifestanti, lo scopriremo presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-3599571488290790406?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3599571488290790406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3599571488290790406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/09/la-vittoria-divina-storica-e-strategica.html' title='La “vittoria divina, storica e strategica”'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-8999897492535802411</id><published>2006-09-06T03:47:00.000-07:00</published><updated>2007-06-29T03:48:57.298-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Ciak. Sbarco forza d’interposizione italiana. Libano. Buona la prima.</title><content type='html'>Seduti sul sofà di casa con la televisione accesa, le immagini che ci vengono proposte sono quasi epiche. Uomini in nero, “lagunari” armati di tutto punto, gommoni che sfrecciano fra le onde di un Libano che in Occidente è sempre sinonimo di guerra, caos e terrorismo. Ma è anche curioso vedere il contorno di un evento mediatico internazionale come quello dello sbarco italiano sulle coste del Libano. Lo sbarco è qualcosa di forte e simbolico allo stesso tempo. L’attuale stampa mondiale e le truppe italiane del contingente ONU in Libano, lo sanno benissimo. Uno sbarco cattura l’attenzione del pubblico televisivo, più d’ogni altra cosa. Peccato che la realtà quotidiana sia differente. L’approdo italiano è stato accolto con indifferenza dalla popolazione di Tiro, che ha preferito ripararsi dal caldo gettandosi nell’acqua cristallina delle spiagge libere, ed ignorando quasi totalmente gli elicotteri che scorrazzavano sulle loro teste. Sì, perchè lo sbarco è programmato alla Rest House, un noto e privato club balneare della città del sud del Libano. Molti dei giornalisti internazionali è qui che alloggiano, ed è da questi piccoli chalet con entrata sulla spiaggia che hanno seguito tutte le fasi della guerra estiva del 2006. Confortante. Il campo base per una volta è diventato il punto di trasmissione. Non c’è bisogno di spostarsi con automobili dotate di cubitale scritta TV sul parabrezza. Basta stropicciarsi gli occhi, lavarsi la faccia ed in cinque minuti ecco che i primi italiani impavidi approdano al resort. Stato d’allerta. Con fare nervoso e facce irrigidite, i “nostri” soldati si allineano conquistando i gazebo di paglia, che spartiranno poi coi giornalisti. Sole d’agosto. Spiaggia bianca. Con le telecamere accese non si possono dare segni di cedimento. Allerta. Ci possono attaccare. Dubito. C’è anche una delle quattro soldatesse della spedizione. All’arrembaggio. Flash. Una donna fra cento uomini fa misoginamente notizia. Fa un certo effetto vedere che ci sono sicuramente più giornalisti che soldati italiani gonfi di timore ed adrenalina. Un connubio interessante. Fra stampa e televisione c’è n’è per tutti i gusti. Dall’inviato mainstream, che spera in un possibile allargamento della guerra, magari all’Iran, per continuare a lavorare nell’area ( deformazione professionale), ad improvvisati free lance da turismo di guerra con Lonely Planet alla mano e poche idee di cosa sia il Libano. Questo è in linea di massima ( chiaramente c’è una buona minoranza di bravissimi giornalisti) quello su cui dobbiamo riflettere quando guardiamo le notizie da casa. Intanto, sfortunatamente, lo sbarco si è dovuto spostare in una spiaggia vicina, per colpa di quello che è stato definito “mare mosso”. Pigra delusione. Muoversi. Bene. Speriamo che i “nostri” non debbano mai compiere un serio sbarco di guerra. Meglio lo sbarco reality.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-8999897492535802411?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/8999897492535802411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/8999897492535802411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/09/ciak-sbarco-forza-dinterposizione.html' title='Ciak. Sbarco forza d’interposizione italiana. Libano. Buona la prima.'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-1447432599055472058</id><published>2006-08-30T03:45:00.000-07:00</published><updated>2007-06-29T03:46:48.096-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Beirut, si ricomincia dalla distruzione</title><content type='html'>Un mese e mezzo di guerra è appena terminato, ma lo spirito gioviale ed affarista che contraddistingue i libanesi non si è piegato alla logica della guerra e della distruzione, e già sta provando a risollevarsi. Così che, in questi giorni, per le strade della capitale, si possono incontrare alcuni manifesti pubblicitari sicuramente curiosi. Una nota marca internazionale di whisky, che ha come logo un omino stilizzato che cammina in paesaggi urbani altrettanto stilizzati, sta proponendo una serie di cartelloni con il solito omino camminando su un ponte. La differenza è che il ponte questa volta è stato disegnato senza un pezzo, come distrutto da un bombardamento. Il logo della marca, Keep walking, sembra ormai emblematico della personalità libanese. La macchina dell’advertisment post-guerra non si è fermata neanche di fronte al peggior nemico. Le pubblicità di diversi istituti di credito, giocano molto sulle parole distruzione-costruzione e fanno leva sui bisogni popolari, sfoggiando indicatori del serbatoio di benzina su empty, ed offrendo, a chi apre un nuovo conto corrente, la possibilità di vincere un buono acquisto da 1000$ di preziosa gasolina. I libanesi decisamente non finiscono mai di sorprenderci. Questa è una delle facce del dopoguerra, l’altra, nel suo contrasto, è quella della propaganda allestita da Hezbollah, nei quartieri del sud della capitale e nella strada che dal centro va verso l’aeroporto. Poster giganteschi che inneggiano alla Divine Victory, e che con certa ironia si prendono gioco della potenza americana, con scritte come This is your Democracy, di fronte ad un edificio raso al suolo, o Extremely accurate target, sullo stesso sfondo di distruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da una parte quindi l’affarismo neofenicio libanese, e dall’altra, la rivincita popolare antiamericana e la resistenza contro l’invasore israeliano. Contraddizioni? Forse, ma anche semplicemente due facce di una stessa medaglia, di uno stesso Stato, che non necessariamente si scontrano, ma che anzi spesso riescono a complementarsi armonicamente.&lt;br /&gt;La strada è sintomatica di come si stia vivendo la conclusione del conflitto. Da un lato la ricostruzione e l’assenza di benzina, dovuto all’ancora vigente blocco selvaggio israeliano. Dall’altra, la grande influenza e popolarità che ha guadagnato Hezbollah, e soprattutto il suo leader Hassan Nasrallah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricostruzione in Libano è un business che nessuno può permettersi di lasciarsi sfuggire. Un business che è direttamente proporzionale all’accrescimento di consenso popolare. Alla proposta di Nasrallah, di offrire 12000$ ad ogni famiglia senza casa, hanno risposto  soprattutto i leader comunitari, singoli individui e businessman con particolari interessi, che si stanno spartendo specialmente la ricostruzione dei ponti distrutti. I ponti, infatti, sono fra le infrastrutture che più hanno patito l’attacco israeliano. La strada che da Beirut lungo la costa conduce fino a Naqura, al confine sud con Israele, è stata letteralmente privata di tutti i suoi collegamenti fra il mare e la montagna. Con una precisione millimetrica sono stati bombardati sistematicamente uno per uno tutti i ponti, per evitare che “i soldati israeliani rapiti fossero portati via”, o più chiaramente  per mettere in ginocchio le infrastrutture libanesi e “rimandare il Libano indietro di venti anni”, come dichiarò un membro del governo israeliano all’inizio delle ostilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La benzina è l’altro problema principale. A parte il fatto che il prezzo è cresciuto enormemente, si assiste quotidianamente a code d’automobili in attesa alle poche stazioni di servizio aperte. Nel sud, ed a Baalbeck, invece, le stazioni di servizio sono state minuziosamente bombardate. Il costo del servis, il taxi collettivo della capitale, è salito da 1000 a 1500 lire, ed a parte i numerosi battibecchi a cui si assiste in questi giorni, ogni conducente si prodiga nello spiegare quanti problemi abbiano col rifornimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un lato quindi, questa è la vita quotidiana della gente che è stata colpita dalla guerra di forma indiretta. Dall’altra parte c’è il raccapricciante spettacolo che offrono i suburbi di Beirut ed i villaggi del sud del paese. Mentre nei suburbi ad essere stati rasi al suolo sono interi quartieri con palazzi di 10-15 piani, nel sud del paese, l’unità di misura è quella del villaggio, della cittadina. Qui le  case sono crivellate dai colpi o sventrate per metà, lasciando ancora intatto a volte il mobilio precedente. La cittadina di Bint Jbeil, nel profondo sud, a cinque km dal confine, è  poco più che un ammasso di macerie. Niente si è salvato di un paese che lascia i segni visibili di una battaglia campale, e che sicuramente sarà ricostruita in un’altra posizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provate ad immaginare di attraversare un paese di 15000 abitanti ed incontrare alla vostra destra ed alla vostra sinistra solo macerie di case, rottami d’auto accartocciati, pali della luce inarcati sulla strada; poi decidete di entrare nella parte vecchia della città, constatando come le bombe abbiano bussato rispettosamente a tutte le porte, e si possano intravedere fra le macerie scarpe, vestiti, giornali e ventilatori penzolanti da luoghi improbabili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le tracce dell’esercito israeliano, ancora presente in alcune zone del sud, si palesa quando s’incontrano le “nuove” strade spianate dai carri-armati israeliani, i famosi merkava, i resti degli approvvigionamenti dell’esercito con la stella di David ed un dirigibile che sorvola e controlla il confine. Il contrasto tra questa regione del Libano completamente distrutta e lo splendido paesaggio che offre alla vista, fatto di piantagioni di banane sulla costa e coltivazioni di tabacco al suo interno, è spaventoso. Molte delle case distrutte ancora hanno in bella vista le foglie di tabacco lasciate ad essiccare, un prodotto di lavorazione popolare, e simbolo di come la distruzione e la contaminazione provocata dalle bombe sganciate abbiano mandato in rovina il lavoro passato e futuro di una parte della popolazione più povera del Libano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intere famiglie intanto tornano verso le loro case, nel sud e nei quartieri meridionali di Beirut. Con gran coraggio lo hanno fatto già mezz’ora dopo l’inizio del cessate il fuoco. Cercano fra le rovine quello che è possibile salvare della propria casa, discutono con gli agenti di sicurezza perchè non gli è permesso di andare in zone ancora non bonificate dalle bombe inesplose, ma soprattutto, e di fronte ad uno spettacolo che non può non lasciarti inerme, ricominciano a riparare il riparabile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La guerra ha portato distruzione, l’intento di sradicare la popolazione sciita, ed il tentativo di mettere in ginocchio l’economia libanese, forte concorrente d’Israele nell’area mediorientale. Inutile evidenziare che la più grande fabbrica di latte del Libano, ridotta in macerie dai bombardamenti israeliani in una zona isolata del paese, non sia certo parte della “infrastruttura del terrore” di Hezbollah, che Israele proclamava di distruggere. Inutile evocare l’imprecisione nei bombardamenti, quando s’incrociano carcasse d’automobili colpite chirurgicamente, con tutte le sue persone a bordo, probabilmente in direzione nord. Famiglie che scappavano dalla guerra, difficilmente membri di Hezbollah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I libanesi provano ad alzare la testa, ma sono furibondi con le nazioni che hanno nei primi giorni permesso che questa guerra proseguisse. Allo stesso tempo però, nei confronti di noi asgnabi, stranieri, sono incredibilmente più gentili e socievoli. Ancora si crede in qualcuno. In primis D’Alema, poi segue Chavez, il presidente venezuelano. Il nome di Massimo D’Alema è ormai sulla bocca di tutti, i suoi baffetti provocano simpatici ghigni fra i libanesi, e sta raggiungendo apici di popolarità che solo Nasrallah e Che Guevara possono sovrastare. Speriamo bene&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-1447432599055472058?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/1447432599055472058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/1447432599055472058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/08/beirut-si-ricomincia-dalla-distruzione.html' title='Beirut, si ricomincia dalla distruzione'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-8092733269383953345</id><published>2006-08-24T00:02:00.000-07:00</published><updated>2007-06-29T00:05:04.796-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ReporterAssociatiInternational'/><title type='text'>Il Janub, ovvero il sud del Libano e della sua capitale</title><content type='html'>Reportage nel “meridione” del paese dei cedri durante la prima settimana di tregua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il villaggio di Debel si trova a cinque km di distanza dal confine con Israele, ed è stretto nella morsa di Aita el Chaab e Bint Jbeil, i paesi dove forse più si è sofferto la guerra e che maggiormente sono stati bombardati dall’artiglieria israeliana e dal fuoco di Hezbollah. Debel è un villaggio a stragrande maggioranza cristiano-maronita, e lo si può notare dai poster del leader delle forze libanesi Samir Geagea appesi ad ogni angolo e dalle rappresentazioni sacre ai cigli delle strade. Un’altra caratteristica della città, rispetto alle circostanti, è la presenza su numerose case di sventolanti e grandi bandiere bianche. La città è in gran parte intatta, sembra solo svuotata dei suoi impauriti abitanti, ma è strano incontrarsi un villaggio in queste condizioni ad appena cinque minuti di distanza da Bint Jbeil. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bint jbeil è concretamente inesistente. I segni di una battaglia campale sono evidenti, o come piace definirlo ai media, di una chiara lotta “casa per casa”,  così come degli effetti dei bombardamenti dall’alto. La parte antica di questa cittadina di ventimila anime è stata rasa al suolo e gli edifici ancora in piedi e non ridotti in calcinacci, sono sventrati almeno per metà. Televisioni penzolanti, pali della luce inarcati sulle strade, macchine parcheggiate di cui restano solo le sagome e scorci di mobilio in case all’aria aperta, sono il panorama più ricorrente. Tra i vicoli della città camminano, oltre a pochi disperati abitanti della città che constatano le condizioni delle loro case, quasi unicamente persone con blocco alla mano e bomboletta spray. Segnano le case distrutte con cifre in spray rosso e scrivono alcune note sul blocco che hanno nelle mani. Sono probabilmente membri di Hezbollah che si sono messi velocemente al lavoro per contare i danni ed identificare le famiglie che riceveranno il sussidio annuale promesso da Hassan Nasrallah. Non sarà possibile ricostruire Bint Jbeil, considerati i danni sofferti, ma quasi certamente “risorgerà” in un’altra posizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A differenza di Bint Jbeil, Aita el Chaab presenta più quella tipologia già sperimentata dall’esercito israeliano in Gaza e Cisgiordania. Qui sono entrate in scena le ruspe israeliane ed in buona parte hanno livellato il villaggio. La peculiarità di Aita el Chaab sta nel fatto che si possono incontrare, per la gioia della propaganda di Hezbollah, alcuni resti dei mezzi militari israeliani. Carcasse che già sono diventato simbolo, e che già sono sovrastate da bandiere di Hezbollah e del Libano. L’esercito israeliano, come affermano alcuni testimoni oculari, ha accuratamente raccolto tutti i resti che avrebbero potuto denotarne una sconfitta o forti perdite; una minuziosità che non ebbero durante il ritiro dal Libano nel 2000, quando lasciarono numerosi mezzi militari sul campo, ed in seguito furono trasformati in “monumenti” della liberazione da Hezbollah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I soldati israeliani non si vedono, e l’unica presenza visibile è quella di un dirigibile bianco che staziona sospeso in aria nei pressi della frontiera a Nord di Bint Jbeil. Della presenza dei soldati israeliani rimangono solo i resti delle bottiglie d’acque consumate durante il caldo infernale dell’offensiva d’agosto (rigorosamente di marca israeliana) e le nuove “strade” di terra battuta spianate dagli ormai sfortunatamente famosi merkava, che scendono dai crinali montagnosi e si perdono oltre il confine. L’esercito libanese sta lentamente “occupando” alcuni edifici pubblici nel sud per farne nuovi quartieri generali, ma ancora è lontano dal confine con Israele, e nelle città più martoriate non se ne intravede alcuna traccia. Per quanto riguarda le forze d’interposizione dell’Unifil, anche in questo caso, solo alcuni sparuti carri-armati in pochi villaggi.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è in linea di massima lo scenario dei villaggi del sud del Libano nella strada che da Cana porta e Bint Jbeil e da qui scende, parallelamente al confine, fra piantagioni di banani ed ulivi, fin verso Naqura. Le eccezioni sono date da qualche villaggio cristiano (molti sono stati ugualmente vittime dei bombardamenti) e da alcune sfarzose case principesche, probabilmente di ricchi emigranti sciiti che hanno fatto fortuna in Africa. Tutto questo è sintomatico e aiuta a chiarire gli obiettivi della guerra delle scorse settimane. Il concetto colonialistico del divide et impera sembra che sia stato riproposto ed utilizzato questa volta con la variante della distruzione. Divisione e distruzione sembra che siano state le variabili utilizzate durante quest’estiva offensiva israeliana in Libano. Da un lato, “bombardando” la popolazione con volantini propagandistici (e sms alla telefonia mobile) inneggianti al sollevamento contro Nasrallah, e dall’altra, colpendo un’intera popolazione nelle sue infrastrutture più basiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sono colpite le cosiddette roccaforti di Hezbollah per debilitarne soprattutto il sostegno della sua popolazione meno abbiente, forse quella che più materialmente contribuisce con uomini alla “resistenza” del partito sciita. La stessa tecnica è stata utilizzata a Dahia, nell’agglomerato urbano del sud della capitale libanese, feudo sciita per eccellenza e rinomata sacca di povertà. Qui è stata rasa al suolo la supposta residenza di Hassan Nasrallah e l’edificio della televisione Al-Manar, che simbolicamente continua a trasmettere tra le macerie. Per entrare nell’area di Dahia, è necessario un lasciapassare rilasciato da un banchetto ad ogni entrata dell’area di sicurezza con rappresentanti di Hezbollah che controllano i documenti. La presenza del Partito di Dio è constatabile, anche se è possibile intravedere ben pochi miliziani armati, ma piuttosto coloro che più chiaramente fanno parte del servizio di sicurezza e non sono certo guerriglieri. A Dahia, così come nel Sud è molto difficile identificare elementi di Hezbollah. La presenza di Hezbollah è data invece dai cartelli propagandistici a sfondo giallo fosforescente che campeggiano nelle strade dei villaggi e nei suburbi. I messaggi sono di una forte ed  ironica drammaticità in stile “The great middle beast”,“This is your democracy” ed ”Extremely accurate target” di fronte a casa rase al suolo, e con nel contorno alcune invettive contro Condolezza Rice. A livello propagandistico, la strada che da Beirut porta all’aeroporto è quella probabilmente più suggestiva. I cartelloni, normalmente pubblicitari, sono stati sostituiti da quelli della Divine Victory, che alterna immagini di guerriglieri in marcia al tramonto, vecchi in lacrime con macerie sullo sfondo, bambini feriti e batterie di razzi katiuscia pronti al lancio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il janub, il sud, in tutte le sue forme e connotazioni, è l’elemento che simbolicamente si è voluto colpire con questa guerra. Un janub che in Libano, e nella sua capitale, è pressoché sinonimo di comunità sciita. Il nord di Beirut ha ricevuto solo simbolici e dettagliati bombardamenti. Entrambi i fari della capitale sono stati minuziosamente colpiti con una precisione accurata. Così è stato anche per il nord del Libano, colpito principalmente nelle zone a ridosso della frontiera siriana ed in alcune infrastrutture di viabilità. Sono proprio queste infrastrutture che sono state rase al suolo completamente nel sud del Libano ed in minima parte nel nord, allo scopo di raggiungere il funzionale obiettivo di dividere la popolazione libanese al suo interno. La strada che dai sobborghi di Beirut porta fino a Sour è stata spogliata di tutti i ponti che la collegano alla montagna. Ogni singolo ponte (forse una o due eccezioni per un totale di una trentina di ponti) è stato bersagliato millimetricamente e reso inagibile, così com’è successo con tutte le stazioni di rifornimento. I due bersagli strategici principali. Ma quello che più rabbrividisce, è la presenza delle carcasse di automobili ai lati della strada, senza alcun segno di distruzione circostante. Quasi tutte con il muso diretto verso Beirut, verso un nord sicuro, ed emblematico della precisione dell’aviazione israeliana nel bombardamento di civili in fuga o di improbabili “terroristi”. E’ difficile, guardando i rottami di queste vetture, pensare all’errore umano. Sfortunatamente non sono i civili in fuga, le stazioni di servizio ed i ponti, le infrastrutture utilizzate dal “terrore” di Hezbollah, ma elementi essenziali per il sostentamento di tutti i cittadini, com’è stato sottolineato nell’ultimo rapporto di Amnesty International. La propaganda israeliana a livello di mainstream mondiale ha sempre indicato la distruzione di obiettivi strategici e funzionali all’annientamento di Hezbollah. Sono le varie industrie del latte, della plastica e farmaceutiche, dislocate in varie zone del paese, e bombardate dal cielo, parte essenziale dell’infrastruttura del “terrore”? Il tentativo di debilitare profondamente la concorrente economia libanese è stato uno degli altri “effetti collaterali” di questo mese di campagne via terra e raid aerei. L’offensiva in Libano è stata una guerra che ha avuto come obiettivo quello di annichilare Hezbollah, ma che si è avvalsa del tentativo di rompere il fragile equilibrio libanese, utilizzando morti, e disagi per tutta la nazione, come mezzo per raggiungerlo. Insieme con il tentativo di smantellamento della maggioranza della popolazione sciita si è cercato di provocare un intero paese, e la sua popolazione, alla rivolta interna e quindi renderlo innocuo verso l’esterno. Lo Stato libanese, in mezzo a tutto questo, è rimasto assente, stretto nella morsa degli amici americani e dei nemici siriani, e continua ad esserlo anche nel dopoguerra. Il risultato è chiaro sul tavolo. Hezbollah si è rafforzato enormemente, ha acquisito ancora maggiore credibilità, sia su scala regionale che nazionale, ed è diventato ormai sinonimo di struttura “semi-statale”. Dall’altra parte, lo Stato libanese, o meglio, le forze che già in precedenza si trovavano in opposizione ad Hezbollah, nonostante l’ottimo diplomatico atteggiamento utilizzato  durante la guerra, si stanno leccando le ferite cercando di riacquistare sovranità. Mentre ognuno canta la propria vittoria, mentre tutti  aspettano il secondo round della guerra, e l’arrivo di un’ipotetica forza multinazionale con la bacchetta magica della pace, il Libano intero, in bilico tra stabilità e precipizio,  è in ginocchio e fatica a risollevarsi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-8092733269383953345?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/8092733269383953345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/8092733269383953345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/08/il-janub-ovvero-il-sud-del-libano-e.html' title='Il Janub, ovvero il sud del Libano e della sua capitale'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-8867119402281573093</id><published>2006-08-23T03:42:00.000-07:00</published><updated>2007-06-29T03:43:49.245-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Italy, je t’aime tantissimo!!!</title><content type='html'>Domenica scorsa, passeggiando tra le rovine dei suburbi di Beirut, Hassan, un amico libanese, mi ha fatto notare la presenza di un parlamentare di Hezbollah tra le macerie degli edifici bombardati. Guardandolo bene, ho riconosciuto il volto di Hussein Haji Hassan. Ridacchiando, mi sono ricordato di quel “braccetto” birichino col ministro D’Alema, che tanto scalpore creò nell’opinione pubblica italiana. Così, ho provato a spiegare ad Hassan perchè quella foto provocò tanto scandalo e di come in Italia la critica alla politica dello stato ebraico spesso venga tramutata in un semplicistico e nocivo antisemitismo. Nel suo semplice e naturale stupore mi ha risposto che il parlamentare ha visitato tutti i giorni le zone bombardate. “E’ a contatto con la gente che soffre, è una buona persona, anche gli italiani sono buona gente. Quindi, cosa c’è di male?”. Non c’è dubbio che l’Italia abbia una buona reputazione in Libano, a volte è anche eccessivamente ed incomprensibilmente amata. La conoscenza di nuove persone in Libano comporta regolarmente l’affermazione “eh, si sa, italiani e libanesi si assomigliano proprio!”. Ormai sovrastato, annuisco e basta. Le marche italiane non hanno rivali e gli scaffali dei supermarket sono stracolmi di made in Italy. Perchè tutto questo “amore”? I più dicono che nel 1982, durante la guerra civile, la forza d’interposizione italiana si sia comportata egregiamente, abbia aiutato la popolazione locale e stretto sinceri legami con la gente. Ecco, di nuovo il contatto con le persone. Un valore che da queste parti significa molto, soprattutto se entri in un paese straniero con la divisa militare e le armi in pugno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I libanesi hanno fiducia nell’Italia, e si sa che la fiducia è il primo passo per ogni buona relazione. In politica internazionale nessuno però fa niente per niente. L’Italia si vuole impegnare a fondo nel Libano, soprattutto per salvaguardare un partner economico fondamentale, ma anche per riacquistare spessore nell’area mediterranea. Il governo italiano sa perfettamente che si sta ingaggiando in una forza di pace che non ha l’obiettivo di disarmare Hezbollah. Allo stesso tempo sa che il “Partito di Dio” è un gruppo disciplinato, e non un gruppo terrorista composto da schegge impazzite, ma da membri fedeli alle direttive dei propri leader. Se gli italiani del contingente scenderanno in Libano carichi d’umanità e con fucili scarichi, e se nessuno si lancerà in destabilizzanti provocazioni, la forza di pace sarà trampolino di lancio per lo stato italiano nella regione. Forse, in un futuro prossimo, in quello slang libanese ora farcito di francese, inglese ed arabo, si potranno così incontrare anche espressioni come yalla ciao, Buongiorno, ca va? o Inchallah domani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-8867119402281573093?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/8867119402281573093'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/8867119402281573093'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/08/italy-je-taime-tantissimo.html' title='Italy, je t’aime tantissimo!!!'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-450383861731337515</id><published>2006-08-02T23:59:00.000-07:00</published><updated>2007-06-29T00:00:29.498-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Sciiti, palestinesi, coincidenze e cicli storici.</title><content type='html'>Una delle principali conseguenze della guerra che oppose arabi ed israeliani nel 1948, fu la creazione della diaspora palestinese. Interi villaggi palestinesi furono rasi al suolo ed i suoi abitanti costretti a fuggire. Sparsi ai quattro cantoni del Medio Oriente, centinaia di migliaia di palestinesi, e le successive generazioni, vivono tuttora in campi rifugiati, spesso senza possibilità di lavorare perchè non dotati di cittadinanza, nell’attesa di poter tornare a casa. In questi paesi sono involontaria fonte di destabilizzazione per i governi ospitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo a Damasco, dove, dopo i bombardamenti israeliani del Libano, i cittadini libanesi qui accolti sono quasi 200.000, il termine “rifugiati” è mamnu’a (proibito in arabo), bisogna chiamarli “evacuati”. La disputa terminologica si deve al fatto che il governo siriano li considera “ospiti” momentanei del paese, e non vuole che la storia si ripeta come con i palestinesi. Ma a volte la storia si ripete.&lt;br /&gt;La maggioranza degli “evacuati” proviene dalle regioni meridionali libanesi e dalla valle della Beeka, vale a dire, zone a stragrande maggioranza sciita, molti dei quali sostenitori  di Hezbollah. Probabilmente quindi il 70% degli evacuati, rifugiatisi in Siria, sono di confessione sciita (i palestinesi libanesi in questo caso, essendo indocumentati, non possono sfuggire alla guerra).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I numerosi villaggi cristiani del sud libanese sono stati vittime dei bombardamenti israeliani, ma evitando di “farne granelli di sabbia” come qualche generale israeliano ha accennato. Si dice che uno di questi villaggi, di 20.000 abitanti, stia accogliendo più di 50.000 rifugiati, che qui si sentono più al sicuro, nonostante si trovino nel bel mezzo della guerra. Si vuole forse colpire un’intera comunità? Coincidenze forse. Ma la storia a volte si ripete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante i primi anni della guerra civile libanese, quando nel 1978 Israele entrò nel conflitto, la zona meridionale del Libano era in gran quantità abitata dalla popolazione palestinese e base della guerriglia palestinese. Lo stato ebraico entrò quindi militarmente in Libano, provocando lo spostamento della quasi totalità dei palestinesi verso i già esistenti campi profughi delle grandi città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Israele attuò nello stesso modo nei confronti della popolazione sciita, nel 1996, e provocò le stesse conseguenze: un massacro di bambini a Cana (la stessa Cana d’oggi, la stessa delle evangeliche moltiplicazioni), distruzioni d’interi villaggi, rafforzamento morale dell’estremismo di Hezbollah e la stessa quantità di rifugiati. Quegli stessi rifugiati crearono il grosso dei cosiddetti suburbi di Beirut, ora “covo” di quell’Hezbollah supportato dall’odierno “malefico” Iran. Per coincidenza paese sciita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Distruzione e disperazione sono sempre proporzionali a tempeste d’odio. Questa è l’insensatezza di tutte le guerre. Speriamo che le coincidenze non esistano e che la storia ciclica sia un’invenzione accademica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-450383861731337515?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/450383861731337515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/450383861731337515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/08/sciiti-palestinesi-coincidenze-e-cicli.html' title='Sciiti, palestinesi, coincidenze e cicli storici.'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-5698818622654387723</id><published>2006-07-25T00:00:00.000-07:00</published><updated>2007-06-29T00:01:45.575-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Vittime di chi?</title><content type='html'>Fadi è in Italia, a Roma. Dopo aver seguito per tre anni un corso d’italiano all’Istituto Culturale Italiano di Beirut, finalmente è riuscito ad ottenere un visto per studiare in Italia, in cerca di un futuro più dignitoso. Fadi è di un piccolo paesino del Sud del Libano, nei pressi della città di Tiro. Tre volte la settimana parte dalla sua casa con un servis (taxi collettivo libanese) con direzione Tiro, la città più popolata del Sud. A Tiro quindi sale su un minibus che in poco più di un’ora lo porta a Beirut. Finita la lezione lo stesso tramite. Fadi chiaramente non può permettersi di affittare una stanza a Beirut, troppo cara la capitale libanese. L’ambasciata italiana, per rilasciare un visto di studio ad uno studente libanese, l’anno scorso, ha drasticamente alzato il prezzo della caparra che ogni studente deve versare, per partire, in un conto corrente di una nota banca italiana. Mentre gli anni precedenti la caparra si aggirava sui 2000$, un prezzo già proibitivo per famiglie numerose del sud del paese, l’anno scorso, è stato alzato a 5000$, giusto un mese prima della scadenza delle iscrizioni nelle Università italiane. Come trovare tanti soldi in così poco tempo? Come trovare 5000$ quando una famiglia del sud del Libano può vivere con in media 10.000 delle nostre vecchie lire al giorno? Eppure Fadi ce l’ha fatta, è riuscito a trovare i soldi, lavorando, chiedendoli in prestito,...ed ora è in Italia. Da dieci giorni non ha più notizie delle sue due sorelle che vivevano a Bint Jbeil, nel sud libanese, a ridosso della frontiera con Israele. Il paese è sotto continuo bombardamento da quindici giorni, è stato svuotato completamente, nelle sue strade si affrontano le forze speciali israeliane e la guerriglia di Hezbollah, tra cadaveri di civili che nessuno raccoglie (sfortunatamente mi piacerebbe che fosse solo una frase giornalistica ad effetto), dovuto al fatto che “non è il momento per un cessate il fuoco”. Fadi non riesce a contattare nessuno che possa dargli notizie delle sue sorelle. La maggior parte della popolazione del sud si sta spostando verso la capitale nei centri d’accoglienza che si stanno allestendo per rifugiati. La Croce Rossa parla di più di 700.000 rifugiati, non male per uno stato di massimo 4 milioni d’abitanti. Mettetevi nei panni di Fadi per un secondo. Di fronte a quello che propongono i media italiani probabilmente chiunque si farebbe sopraffarre dal pessimismo. I centri culturali stranieri di Beirut sono pieni di ragazzi speranzosi come Fadi. Fadi non è né cristiano né musulmano. Fadi non esiste materialmente. Ci sono decine di migliaia di Fadi nel mondo. Ci sono centinaia di Fadi anche nel nostro Belpaese. Pensate comunque a tutti loro per un attimo. Tutte vittime dell’ennesima guerra. Guardiamo le vittime ora, poi penseremo ai colpevoli. E’ abbastanza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-5698818622654387723?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5698818622654387723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5698818622654387723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/07/vittime-di-chi.html' title='Vittime di chi?'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-6210065277423539925</id><published>2006-07-16T23:42:00.000-07:00</published><updated>2007-06-28T23:45:36.899-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Luci spente su Beirut</title><content type='html'>Il faro di Beirut è situato in una zona molto popolare, nel quartiere di Manara, sulla Corniche, il lungomare cittadino. Nei pressi del faro c’è un popolare ristorante bagnato dagli spruzzi del Mediterraneo, e c’è il rischio di inciampare in accaniti pescatori locali. Ogni giorno al calar del sole si riuniscono sulla Corniche una promenade di beirutini, chi per passeggiare, chi per prendere un caffé, famiglie intere con narghilé e cibo fatto in casa. Portano sedie da casa, certi stendono tappeti, ed occupano tutto il lungomare; sono soprattutto famiglie dei suburbi e del sud, che non possono permettersi di “accedere” alla fatiscente Downtown, ricostruita dalle macerie della guerra con soldi sauditi e con prezzi inaccessibili a molti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il faro è stato oggi bombardato impunemente dalle navi da guerra israeliane appostate al largo delle coste della capitale. Probabilmente anche il ristorante, e non sembra ci sia nessuna traccia di pescatori o famiglie di Dahiya (letteralmente “suburbio” in arabo), quelle stesse famiglie che ora stanno fuggendo dai bombardamenti delle loro case costruite nel  post-guerra, cercando rifugio in scuole o appartamenti vuoti in zone del centro cittadino.&lt;br /&gt;Era veramente importante colpire il faro cittadino, in un Libano già isolato via mare dalle navi militari israeliane? Era un obiettivo concreto o serviva solo a distruggere un simbolo della città e mettere psicologicamente in ginocchio i suoi cittadini?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quando è cominciata la guerra (e mi intristisce il pensiero di denominarla in questo modo) niente  sembra aver senso. Bisogna allora domandarsi se ha senso questa “guerra”, quando il governo libanese non l’ha dichiarata, ed inerme subisce i bombardamenti israeliani, vittima di una complicata dinamica di forze interne e di un difficile bilanciamento confessionale-regionale, difficilmente spiegabile nell’ottica degli stati-nazione occidentali.&lt;br /&gt;Non è una guerra fra Stati, anche se Israele continua a chiamare in causa Siria ed Iran; è una guerra fra gli Hezbollah, che cercano di rappresentare il malessere delle masse arabo-musulmane, e lo Stato d’Israele.&lt;br /&gt;Israele sta cercando di mettere in ginocchio la totalità della cittadinanza, e cerca di chiamare in causa anche un esercito libanese che non vuole partecipare ad una guerra che non ha cominciato e che non rispecchia il sentimento della maggioranza della nazione; ma in Libano la logica occidentale di maggioranza e minoranza non funziona, funziona il consenso ed il sentimento popolare, funziona la sofferenza e la solidarietà. Per questo il governo libanese, nonostante rifiuti le scelte militari di Hezbollah, non si sente, in un momento così difficile per il paese, di condannarne l’operato completamente. Fare fronte comune è il motto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno in questi mesi si aspettava che la guerra potesse scatenarsi dall’esterno, tutti presagivano un ritorno della guerra civile dovuto a dissidi confessionali. Nessuno si aspettava una reazione di tale portata da parte israeliana, in seguito ad un’operazione di guerriglia della milizia di Hezbollah. In altri momenti Israele, soprattutto negli ultimi mesi, aveva risposto a tali azioni con bombardamenti mirati, ma senza cercare di colpire le infrastrutture di uno Stato che cerca ancora di risollevarsi dalla guerra precedente.&lt;br /&gt;Oggi Israele invece ha voluto lasciare un segno indelebile nella cittadinanza libanese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quanti sono i guerriglieri dell’esercito di Hezbollah uccisi? Fino ad ora non se ne ha notizia, si sa che le defezioni sono fra i cittadini, famiglie, donne, bambini. Vorrei poter dire che ci sono più di 200 morti, ma nel momento che uscirà quest’articolo il mio pessimismo mi spinge a pensare che il numero di vittime triplicherà. Si triplicheranno come le diplomatiche parole dei governi occidentali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto il prezzo del pane è alle stelle e mentre prima si poteva comprare per mille delle nostre vecchie lire, ora sembra superare le ottomila lire.&lt;br /&gt;Le università hanno chiuso, i negozi aprono ad intermittenza, le televisioni sono sempre accese e le scuole ancora intatte dai bombardamenti servono da rifugio per le famiglie del sud; l’elettricità ed il combustibile arrivano a singhiozzo, e scappare dal paese attraverso l’unica frontiera nel nord, verso la Siria, può voler dire pagare 500$. Un tragitto che al massimo ne costava dieci di dollari, fino a qualche settimana fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Siria la strada che unisce Tartus con Homs, a ridosso del confine col Libano, è un viavai di minibus, bus, taxi, tutti si dirigono al confine cercando anche di fare affari grazie alla  improvvisa situazione creatasi.&lt;br /&gt;Molti in Siria, nonostante il regime imponga un’opinione controllata, hanno accolto l’appello televisivo di Hassan Nasrallah a non farsi scappare l’occasione per infliggere una sconfitta ad Israele; in molti negozi cominciano a sventolare le bandiere gialle del “Partito di Dio”, per la strada i bambini vendono le foto del leader sciita, e si organizzano manifestazioni in ogni città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non hanno paura della guerra i siriani, la loro forza sta nel fatto, come mi dice un negoziante di Latakia, la città natale di Bashar al Assad, che “sia loro che i libanesi sono abituati a sopportare la guerra, sono gli israeliani che non hanno mai vissuto le bombe, ad Haifa e Tel-Aviv non sanno cosa significa vivere sotto i bombardamenti, sono loro che devono aver paura, sono loro che non resisteranno per più di una settimana nei rifugi sotterranei...”. Una visione da logica di guerra difficile da comprendere e concepire, ma che ormai quotidianamente pervade le popolazioni di questa regione senza pace. Una guerra che coinvolge principalmente la popolazione civile e che provoca la “caccia aperta” per cercare di comunicare con amici e conoscenti sparsi per il Libano. Molti stranieri sono stati evacuati fra le lacrime, molti libanesi non possono permetterselo, molti sono “costretti” a restare. E’ in tutti impellente la ricerca degli amici che vivono nel sud, a Sour o Saida, totalmente isolati dal resto del mondo; chi ha la possibilità scappa negli chalet di montagna del nord, chi non ce l’ha sta a Beirut e, come ha scritto Mahmoud Darwish in un suo libro ambientato durante l’assedio angoscioso di Beirut da parte degli israeliani nell’estate dell’82, il dolce risveglio del mattino si riduceva nel gusto di assaporare il caffé,  fumare la prima sigaretta, per poi rimettersi ad ascoltare la radio o la televisione e sperare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche nel 1982 l’Italia vinse la Coppa del Mondo, e sicuramente i libanesi invasero le strade della capitale per festeggiare la vittoria italiana come succedette due settimane fa. Strane coincidenze che rendono la città di Beirut speciale per chi vi vive.&lt;br /&gt;Beirut è una città che provoca inspiegabilmente allo stesso istante amore e odio, una contraddizione che si trasforma in intenso amore ed impotenza in questi momenti difficili. Il senso di vuoto che sale da dentro quando bombardano una città che conosci si unisce all’impotenza, e unico rimedio alla malinconia sono ormai solo le note di Fairuz che inneggiano Bhebak ia Libnan, Ia uatani bhebak, B shmelak bi jnoubak, bi zahrak bhebak... ( Ti amo o mio Libano, mia patria ti amo, a nord o a sud, ti amo nei tuoi fiori...)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-6210065277423539925?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/6210065277423539925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/6210065277423539925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/07/luci-spente-su-beirut.html' title='Luci spente su Beirut'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-5225424656946747393</id><published>2006-06-26T23:45:00.001-07:00</published><updated>2007-06-28T23:47:16.273-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>Il Grande Orecchio Mediorientale</title><content type='html'>Nelle strade di Beirut spesso si vocifera e si scherza, durante normali conversazioni, quando una persona sfoggia notizie di corridoio ricevute da “fonti attendibili” o sembra che sia informato su tutti gli eventi che percorrono la città nel minimo dettaglio: “Anta  mukhabarat eh?!”. Il termine si riferisce al famigerato apparato di servizi segreti statale, che in ogni paese arabo è spettro per tutti gli individui e voce di cosciente disciplina.&lt;br /&gt;Un apparato che ancora oggi regge molti autocratici Stati arabi. In Libano, l’idea di mukhabarat è ancora relazionata con la Siria, che fino alla scorsa primavera, solo dopo il ritiro dal paese dei cedri, regnavano incontrastati nel panorama libanese e disponevano di una portentosa rete di informatori. Molti notano ora come sia cambiato l’atteggiamento delle persone, ben più predisposte a parlare in pubblico, senza grosse paure, di politica. Fino a poco più di un anno fa, era necessaria la presenza di fidati amici per fare certe esternazioni di carattere politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, l’ultima domenica di maggio un’inaspettata breaking news svegliò i cittadini libanesi,  pronti per trascorrere la giornata nelle spiagge del sud, le più rinomate in quanto a limpida acqua cristallina. Come risposta ad un missile lanciato dal Libano verso una postazione militare israeliana sul confine, gli aerei israeliani invasero lo spazio aereo libanese (cosa che comunque succede a cadenza settimanale) e bombardarono alcune postazioni di guerriglieri palestinesi a 15 km da Beirut, ed altre nella valle della Beeka. Una rappresaglia, quella israeliana, di una tale continuità e portata, da far tornare alla mente le incursioni precedenti la fine dell’occupazione nel 2000. La rappresaglia provocò la reazione delle milizie di Hezbollah, che si dichiararono estranei al precedente attacco, e che per l’intera giornata ingaggiarono un intenso combattimento con le forze israeliane al confine sud del Libano. Pochi mezzi di comunicazione occidentali misero in luce la possibilità che le scaramucce potessero essere strettamente relazionate con l’uccisione pochi giorni prima di un membro del gruppo palestinese della Jihad Islamica e di suo fratello, nella città di Sidone, con l’esplosione di un’autobomba azionata da un comando a distanza.&lt;br /&gt;L’assassinio, spinse subito le autorità libanesi a puntare il dito contro il Mossad, i servizi segreti israeliani. Normalmente di fronte alla sindrome da persecuzione araba e le tesi cospirative, tanto in voga in occidente, i mezzi di comunicazione del vecchio continente tendono a soprassedere di fronte a tali congetture.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli strascichi di questi avvenimenti si protrassero per tutto il mese di giugno, fino a quando i servizi di sicurezza libanesi arrestarono in una cittadina del sud il presunto autore materiale dell’attentato ai danni dei fratelli Majzoub. Durante la perquisizione della sua casa s’incontrò materiale spionistico d’alta tecnologia, passaporti falsi e documenti compromettenti. Dalle indiscrezioni della stampa locale, sembra che l’uomo avesse ricevuto la bomba sotto forma di portiera di una Mercedes, raccolta in un porto minore del nord del Libano; l’unico suo compito sarebbe stato quello di sostituire la portiera e posizionare la macchina nel luogo prestabilito. In poche ore la persona arrestata confermò di aver ricevuto il materiale da parte dei servizi israeliani. Anche in questo caso i media occidentali evitarono nella loro quasi totalità di menzionare gli sviluppi di tale avvenimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che più lascia perplessi, è che anche i quotidiani israeliani, sempre attenti di fronte alle azioni compiute dai propri servizi, abbiano in un certo modo tralasciato la notizia. L’unico quotidiano che chiese un’inchiesta governativa fu il Yediot Aharonot, mentre Haaretz pubblicò la notizia solamente come spalla alle incursioni nella striscia di Gaza dell’esercito. &lt;br /&gt;E’ quindi difficile pensare che, dopo il ritiro “pacifico” dal Libano nel maggio del 2000, non siano ancora presenti sul territorio numerosi agenti, anche considerata l’importanza libanese nello scacchiere mediorientale. Così com’è difficile credere che con il ritiro siriano dell’aprile scorso, dopo un’occupazione di ventisette anni, non sia rimasta quella consistente rete d’informatori che lavorava nel paese. Intanto gli Stati Uniti ed Israele affermano con certezza la presenza dei servizi iraniani nelle zone del sud del Libano, in supporto logistico ad Hezbollah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli apparati libanesi ancora non si sa come si siano schierati, e dal governo qualcuno fa la voce grossa dicendo che pochi giorni sono bastati per risolvere questo caso, mentre ancora niente si sa nulla delle innumerevoli bombe scoppiate in questo anno solare. &lt;br /&gt;Di certo, e direi sicuramente, i servizi occidentali non sono tagliati fuori da queste dinamiche informative, ma il loro lavoro è certamente più sottile. &lt;br /&gt;Le strade di Beirut sono inoltre invase da guardie di sicurezza private e militari, intenti, a orario continuato, al controllo di ospedali, banche, ambasciate, consolati, catene internazionali ed a salvaguardare la libertà del cittadino. Uno scenario senza dubbio suggestivo per un paese con una popolazione pari a quella dell’Emilia Romagna. Un grande orecchio, ed un grande occhio, che farebbe invidia sia alle futuristiche fantasie del George Orwell di 1984, sia alle ipotesi grottesche del fumettista Alan Moore di V for Vendetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’era della comunicazione le notizie viaggiano a velocità considerevole e per canali trasversali, sia a livello locale che globale, ma di certo ognuno fa uso delle informazioni che possiede a proprio piacere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-5225424656946747393?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5225424656946747393'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5225424656946747393'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/06/il-grande-orecchio-mediorientale.html' title='Il Grande Orecchio Mediorientale'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-4675867023446303112</id><published>2006-06-11T14:48:00.000-07:00</published><updated>2007-06-28T14:50:30.350-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ReporterAssociatiInternational'/><title type='text'>Libano. "Panem et circensem!"</title><content type='html'>A poche ore dall’apertura delle danze del mondiale di calcio in terra tedesca, per le strade di Beirut impazzano e sfrecciano già automobili con piccole bandiere rettangolari su lunotti ed antenne, con i colori delle squadre del cuore. Se lo scettro della squadra più gettonata se lo contendono Brasile, Germania ed Italia, di certo non mancano quelle di Francia, Argentina ed Inghilterra, anche se in secondo piano, e ,più sporadicamente, quelle di Spagna ed Arabia Saudita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Libano non si è qualificato per i mondiali e la Tunisia “arabo-brasiliana” non attira proprio i gusti esotici dei libanesi. Le strade che percorrono il paese sono decisamente tempestate di immense bandiere internazionali, arrivando agli estremi di vedere penzolare tra un palazzo e l’altro enormi drappi di decine di metri, da far rabbrividire gli animi dei meno nazionalisti. Bandiere che in un contesto italiano o tedesco farebbero rizzare i peli a più di una persona. La passione per le bandiere da parte dei libanesi è rinomata, ed è difficile dimenticare la marea di bandiere libanesi che invasero le piazze nella Primavera del 2005. C’è da chiedersi se, considerata la grande diaspora libanese nel mondo, sia questa una dimostrazione di affermazione multi-identitaria e frutto dell’era della globalizzazione. Si dice invece che l’attaccamento ai colori tedeschi sia dovuto alle belle e fiammanti autovetture made in germany che sfrecciano per le strade della capitale; quello all’Italia “perchè Libano ed Italia sono così simili, in entrambi i paesi c’è la passione per l’apparenza”; ed al Brasile per i 14 milioni di libanesi che vivono là in quelle terre... Mentre già circolava per la città, nelle scorse settimane, lo spettro di un aumento mensile del costo per assistere alle partite del mondiale (di cui bisogna ricordare che è un sistema pirata), il governo libanese ha deciso di rimboccarsi le maniche e regalare ai suoi “cittadini” un mondiale gratuito e senza patemi da portafoglio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo, nelle persone del Ministro delle Telecomunicazioni Marwan Hamade e quello dell’Informazione Ghazi Aridi, si sono così prostrati a far da tramite tra la catena saudita ART, proprietaria dei diritti televisivi, e gli illegali fornitori locali del cavo satellitare. Per una somma di 500mila dollari, che i fornitori dovranno versare ad ART, nessun cittadino dovrà spendere nemmeno 1000 lire libanesi in più. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto bene è quel che finisce bene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse però bisognerebbe ricordare la situazione di un paese che negli ultimi dieci giorni ha assistito ad un’escalation della tensione sia interna che esterna, e che sta preoccupando non poco lo stato d’animo dei libanesi, che vedono lo spettro della guerra civile ricomparire a più riprese. Prima di tutto, i seri scambi d’artiglieria al confine meridionale, tra Israele ed Hezbollah la  settimana passata (di cui molti giornali internazionali hanno dato notizia, ma senza troppo rimarcare sull’uccisione il giorno prima, con n’autobomba, di un rappresentante della Jihad Islamica palestinese, a Saida: nessuna rivendicazione). Quindi, la reazione della comunità sciita che, in seguito ad una parodia televisiva del loro leader indiscusso Hassan Nasrallah, nella notte di giovedì è scesa in strada partendo dalle banlieu del Sud, fino ad arrivare alla centralissima Rue Monot, seminando scompiglio nei quartieri attraversati dalla folla inferocita per l’oltraggio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui le diverse versioni dei fatti si accavallano l’una all’altra, principalmente in conseguenza al ricovero in ospedale di Samy Gemayel, figlio dell’ex Presidente Amin, e di altri suoi compagni del movimento Loubnanouna. Si dice che per coincidenza si trovassero in quel momento in un locale poco distante e cercassero di salvare il quartiere cristiano dall’invasione sciita. Lo spettro, anche qui, degli episodi di teppismo susseguitisi nel quartiere cristiano d’Achrafiye, dopo l’assalto all’ambasciata danese del 5 febbraio, rimane vivo nella comunità cristiana di Beirut. Per una politica di ripartizione confessionale della libertà d’espressione, si è deciso anche nei giorni scorsi, di bandire il kolossal il Codice Da Vinci, sotto forte pressione dell’alto clero cristiano. Il sabato della stessa settimana invece, in piena ora di punta, sulla Corniche beirutina, si è registrato uno scontro a fuoco tra le automobili del figlio del Presidente Lahoud ed il figliastro di Walid Joumblatt, uno dei leader dell’opposizione. I testimoni affermano che semplicemente erano nate divergenze su chi doveva passare per primo allo scattare del semaforo verde: il rappresentante del Governo del 14 marzo o quello dell’opposizione pro-siriana dell’8 di Marzo. Nell’arena della politica libanese, a far da spartiacque fra le due coalizioni, sfortunatamente, solo pochissimi attori della società civile che non hanno la forza, l’appoggio ed i mezzi per avanzare un’alternativa più invitante ai cittadini libanesi ormai stanchi delle baruffe fra le diverse elite al potere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la tempesta di bandiere libanesi della Primavera 2005, e con l’avvicinarsi dei prossimi mondiali, c’è da sperare che si formi una nuova elite che potrebbe scalzare il potere della vecchia guardia uscita dalla guerra civile e frutto del capitalismo sfrenato post-guerra: la nuova elite dei produttori di bandiere, uscita rafforzata dalla primavera di Beirut e dai mondiali di calcio in Germania...l’opzione di intervento tedesco nello scenario mediorientale si fa sempre più chiara...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-4675867023446303112?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/4675867023446303112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/4675867023446303112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/06/libano-panem-et-circensem.html' title='Libano. &quot;Panem et circensem!&quot;'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-3180132308138038557</id><published>2006-02-14T14:57:00.000-08:00</published><updated>2007-06-28T15:07:00.361-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ReporterAssociatiInternational'/><title type='text'>Libano. Febbraio 2006, un anno dopo</title><content type='html'>Intorno a Piazza dei Martiri ed al fatiscente centro cittadino, rimangono ormai solo mucchi di bottiglie vuote, fogli di giornale, lattine e gli operai della Sukleen, la compagnia nazionale libanese di pulizia delle strade. Li si vede arrivare, nelle loro tute verdi, ammassati a decine su camion con ringhiere e tetto aperto, e allo stesso modo se ne vanno, silenziosi come sono arrivati, dopo aver finito il proprio lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa un certo effetto vedere tante persone pigiate in un così piccolo spazio, con l’uniforme dello stesso colore, caricate su dei camion, pronte per tornare al campo base. Per lo più sono africani ed asiatici, ma sono molti anche gli immigrati siriani. Per loro non deve essere cambiata molto la vita nell’ultimo anno solare, dopo la morte dell’ex Primo Ministro Rafiq Hariri e gli innumerevoli eventi che ne sono susseguiti. Non sembra che la politica del paese li investa più di tanto, e non saprebbero scegliere tra la vecchia tutela siriana e la nuova indipendenza libanese. Come oggi, così un anno fa, allo stesso modo, erano nella stessa piazza a compiere il loro lavoro. Da quel 14 di febbraio del 2005 sono già passati 365 giorni, come scandisce il calendario elettronico installato all’entrata della tomba del defunto Hariri, e la popolazione è tornata a riversarsi per le strade e le piazze della capitale. Già dalla notte precedente le misure di sicurezza sono eccezionali, i controlli anche molto stretti per chi entra nel perimetro del centro città, e sono molti quelli che decidono di passare la vigilia dormendo sotto il tendone allestito nei pressi della tomba del loro antico leader. L’aria che si respira, già dalla mattina presto, è quella di festa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Famiglie intere scendono in piazza munite di bandiere e gridando slogan ad alta voce, l’atmosfera è primaverile, il sole batte forte ed il leggero vento fa ondeggiare verso il mare le bandiere come solo faceva nelle giornate della primavera di un anno fa. Le bandiere, per questa volta, sono principalmente quelle nazionali, bianche e rosse con il cedro verde, scomparse magicamente negli ultimi mesi, come ne fu esempio in dicembre il funerale di Gebran Tueni, lasciando spazio a  stendardi e vessilli che rievocavano l’identità politica confessionale più che nazionale. Ma fra tutti i colori presenti, spicca l’assenza di quello arancione, dei sostenitori del generale Aoun, conseguenza del recente accordo con il partito di Hezbollah, ormai nelle file della nuova opposizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’atmosfera assomiglia moltissimo a quella del 14 marzo, data dell’mponente manifestazione cittadina che portò in piazza un milione di persone, ma si respirano alcune piccole differenze, sia quantitativamente che qualitativamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le manifestazioni della primavera scorsa furono frutto di un certo sbottamento popolare a decade di autoritarismo siriano, e si poteva notare la spontaneità. Forse in questa giornata la speranza, l’utopia e l’illusione, di poter cambiare l’intero sistema in un giorno di mobilitazione, ha lasciato spazio alla stanchezza di un anno lunghissimo di eventi per lo stato libanese e per i suoi cittadini. Ma il risultato della manifestazione rimane comunque sorprendente, se si considera che sicuramente più di cinquecentomila persone hanno partecipato alle celebrazioni di quest’anniversario. Le settimane anteriori non lo presagivano e si contraddistinsero invece per il “terrorismo popolare” del pericolo attentati, e gli episodi relativi all’incendio dell’ambasciata danese, con i conseguenti incidenti confessionali, marcarono molto l’immaginario collettivo libanese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver manifestato per le strade sotto il lemma di Independence 2005, ora lo fanno sotto quello di Freedom 2006, il nuovo motto nazionale. La stessa storica Piazza dei Martiri, nominata in onore dei  ribelli al dominio ottomano, vuole ora essere ribattezzata da certi nuovi leader, come Piazza della Libertà, scippando così alla storia collettiva la prima vera lotta di indipendenza nazionale nel diciannovesimo secolo. Anche i graffiti spontanei della primavera del 2005 sono completamente scomparsi. I muri son stati minuziosamente e appositamente ripuliti, ricordo di una “rivoluzione” popolare e spontanea, in un paese dove il tema della memoria collettiva è ancora difficile da affrontare e rimane appannaggio di una privilegiata classe politica. Mancano anche gli innumerevoli cartelli e poster come “Syria Out” o “Zoom out”, inneggianti al ritiro delle truppe siriane dal paese, simbolo ora di un obiettivo quasi raggiunto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’appello in Piazza dei Martiri mancano anche Samir Kassir, Gebran Tueni e George Hawi, figure di spicco della primavera passata, assassinati dalla stessa simile codarda bomba senza nome e rivendicazione. Sono invece presenti, ed insieme pubblicamente per la prima volta, Saad Hariri, Walid Jumblatt e Samir Geagea,quest’ultimo liberato dal carcere grazie all’ennesima amnistia ad hoc, che rifiuta di mettere sul banco degli imputati coloro che insanguinarono il Libano in quei terribili quindici anni di guerra civile. C’è da scommettere che il solido “trio” riapparirà spesso sulla scena politica nazionale, in nome di un interconfessionalismo che spesso risulta troppo retorico nella sua ricerca della verità sull’omicidio dell’ex leader Rafiq Hariri. Saad Hariri è tornato in Libano dopo mesi di autoesilio tra Francia ed Arabia Saudita, per pericolo di un attentato alla sua vita, principalmente per partecipare all’anniversario del padre. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso vale per Jumblatt e Geagea, rinchiusi per motivi di sicurezza nei loro palazzi, con sporadiche uscite da quando fu assassinato Gebran Tueni in dicembre. Tutti e tre hanno preso i propri rischi, rischi non certo fittizi, e sono scesi a Piazza dei Martiri, parlando ai loro sostenitori dietro un vetro anti-proiettile che ricordava molto quello usato dal generale Aoun, nel suo primo discorso alla popolazione, dopo il ritorno dall’esilio, in maggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il “Generale” è sicuramente il grande assente della giornata.  I discorsi dei leaders sono pungenti e quasi congiunti. Si richiama all’unione interconfessionale, in nome dell’indipendenza nazionale, ma si accusano anche senza mezze parole sia il Presidente Emile Lahoud sia Bashar Assad, spostando così il baricentro della manifestazione verso un forte sentimento antisiriano, intriso di forte connotazione politica per la commemorazione di un defunto. A questo punto, concluse le parole, rimangono solo gli inni nazionali, ed i manifestanti cominciano a lasciare la piazza alla spicciolata.  Ognuno prende la sua direzione di ritorno verso casa, verso un territorio ancora marcato confessionalmente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante i passi da gigante che sono stati fatti nell’ultimo anno solare, per l’ottenimento di una reale indipendenza nazionale, delle quali si sono poste discrete basi, quello che più ha vinto è stato forse il confessionalismo politico, ed il ritorno identitario verso la comunità di appartenenza. Imprevedibile, e vittima di un fragile equilibrio, rimane ancora il futuro libanese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-3180132308138038557?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3180132308138038557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/3180132308138038557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2007/06/libano-febbraio-2006-un-anno-dopo.html' title='Libano. Febbraio 2006, un anno dopo'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-9124325792552042427</id><published>2006-02-06T14:52:00.001-08:00</published><updated>2007-06-28T14:56:59.349-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ReporterAssociatiInternational'/><title type='text'>Libano. L'ingresso di Al-Qaeda nello scenario politico libanese</title><content type='html'>Nella notte fra giovedì e venerdì una bomba a scarso potenziale è esplosa nei pressi di una caserma militare, nel quartiere di Ramlet el-Baida, nella prima periferia beirutina, provocando pochi danni materiali ed un solo ferito lieve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rivendicazione, già preannunciata con una chiamata ad un quotidiano locale, è stata fatta a nome di Al-Qaeda, e proveniva da un telefono pubblico situato nel campo rifugiati di Ain el-Hilweh, uno dei luoghi che maggiormente fa discutere l’opinione pubblica nazionale, nel dibattito sulla presenza di armi fuori e dentro dei campi. Questo “attacco” della rete islamista, fa seguito all’episodio del lancio di razzi katyusha da territorio libanese in suolo israeliano (per la cui rivendicazione si è mosso lo stesso al-Zarqawi in persona), ed all’arresto di una quindicina di presunti membri della rete nelle scorse settimane, i più dei quali siriani, palestinesi e libanesi. Ma fino a che punto si possono accogliere con completa sicurezza tali rivendicazioni? Bisogna ricordare che anche l’attentato di cui fu vittima l’ex-primo ministro Rafic Hariri fu rivendicato da un gruppuscolo legato ad Al-Qaeda; allo stesso modo l’assasinio di Gebran Tueni; anche il piano “sventato” che avrebbe dovuto attaccare l’ambasciata italiana a Beirut (che fra l’altro si dimostrò completamente incosistente e che costò la vita in carcere, per motivi di salute secondo le autorità, ad uno degli indagati per il crimine) sarebbe stato opera di un gruppo legato alla rete binladeniana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente la società libanese, ed in particolar modo quella di Beirut, il cui divario sociale inconcepibile e stupefacente salta prepotentemente all’occhio, con modelli di vita opposti che si scontrano nello stesso spazio pubblico, può essere facile brodo di coltura per la germinazione di tali gruppi radicali.La presenza di un incredibile numero di obiettivi sensibili, come rappresentanze straniere, multinazionali e luoghi di ozio e divertimento, in contrasto con le povere zone periferiche, non può che far aumentare l’allerta di giorno in giorno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quello che più è certo, e quello che più tristemente interessa la classe politica locale, è la sua facile manipolazione a fini politici. Da una parte, e si parla dei rappresentanti dei partiti di governo, si chiamano per l’ennesima volta in causa i piani segreti delle forze siriane che hanno intenzione di destabilizzare il Libano, con l’aiuto d’incontrollati gruppi palestinesi. Dall’altra, soprattutto da parte dei rappresentanti dei campi profughi negando ogni implicazione, si grida al complotto americano-sionista, una voce che attecchisce bene nel sostrato più basso della popolazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica di portare acqua al proprio mulino come risposta a qualsiasi evento di risonanza nazionale, è difficile da sradicare. L’entrata prepotente di Al-Qaeda nello scenario libanese, potrebbe portare la situazione già fortemente instabile, a livelli di guardia preoccupanti. Intanto dopo il ritrovamento di un giovane pastore senza vita, crivellato di colpi d’arma da fuoco, sul conteso confine libanese-israeliano, ha provocato la reazione della “resistenza islamica” di Hezbollah, che ha attaccato nella giornata di venerdì diverse postazioni militari israeliane nell’area delle fattorie di Shebaa. La voce del “partito di Dio” si sta facendo largo sulla scena nazionale libanese e comincia a farsi più politicamente chiara, forse galvanizzata dalla vittoria di Hamas in Palestina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso segretario generale del partito Hassan Nasrallah ha avvertito il nemico di ricordarsi che suo compito è quello di “resistere” all’intruso israeliano, azzerando così il dibattito nazionale sul possibile disarmo della milizia, ed ha dichiarato chiaramente per morto il quadripartito d’unità nazionale che si era formato in giugno dopo le elezioni nazionali. Sono ormai lontani i tempi in cui Hezbollah si limitava a salvaguardare la “resistenza”, lasciando libero il campo politico ad altri attori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione complessiva libanese, in cui potrebbero inserirsi anche diversi gruppi radicali islamici, rimane un difficile groviglio da sbrogliare, e l’arma del dialogo sembra che non sia in questo momento una delle più utilizzate.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-9124325792552042427?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/9124325792552042427'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/9124325792552042427'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/02/libano-lingresso-di-al-qaeda-nello.html' title='Libano. L&apos;ingresso di Al-Qaeda nello scenario politico libanese'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-7027800717357337008</id><published>2006-01-21T15:11:00.000-08:00</published><updated>2007-06-28T15:13:15.416-07:00</updated><title type='text'>Libano. Quella stravagante identità drusa...</title><content type='html'>In questi primi giorni dell’anno nuovo la scena politica libanese, quella mediatica, è continuamente scossa dalle giornaliere esternazioni del leader della comunità drusa, Walid Jumblatt. Un giorno il leader druso si permette arditi commentari, il giorno dopo si accavallano le reazioni indignate delle vittime delle sue parole, il giorno seguente si cerca di ripiegare e aggiustare il tiro, per poi seguire un andamento circolare che già intrattiene il “pubblico” libanese da quasi un mese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La popolazione libanese è ben conscia degli “sbalzi d’umore” e del carattere trasformista del bey Jumblatt, tanto che lo fa uno dei personaggi meno rispettati all’interno dell’arena politica libanese, chiaramente fuori dalla sua comunità, e secondo un ipotetico sondaggio nazionale. La scintilla che ha fatto scattare le sue destabilizzanti esternazioni, che ultimamente hanno come pericoloso obiettivo quello di portare alla luce la reale politica del partito sciita di Hezbollah, è stata l’uscita dal governo d’unità nazionale di Fuad Siniora dei cinque ministri sciiti, dopo che il blocco di forze del 14 marzo aveva chiesto una commissione internazionale sull’assassinato di Rafiq Hariri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra un episodio e l’altro, le dichiarazioni televisive da Parigi dell’ex vice-presidente siriano Khaddam, un testimone incredibilmente non preso in considerazione dalla Commissione Mehlis fino a quel momento, e le conseguenze di tali parole sulla scena libanese ( è tuttavia necessario sottolineare come nessun mezzo di comunicazione nazionale ha cercato di minimizzare le sue parole, e ricordando invece i suoi legami “di parentela” con la famiglia Hariri). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino a tre anni fa il leader druso era uno dei “migliori amici” della potenza occupante siriana e nulla avrebbe fatto pensare che si sarebbe potuto trasformare in quello che oggi rappresenta, e ciò che ha rappresentato durante la Primavera di Beirut. Jumblatt, con i suoi ministri fedeli, fu il primo rappresentante politico nell’estate del 2004 a boicottare la proposta di rinnovamento per ulteriori tre anni del mandato al presidente Emile Lahoud. Marwan Hamade, un suo fedelissimo, fu il primo rappresentante politico ad inaugurare la serie di tentativi d’assassinato tramite autobomba, ma miracolosamente ne uscì illeso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso Jumblatt organizzò e formò il blocco dell’opposizione, prima e dopo l’omicidio Hariri, ospitandone il “parlamento” nel suo palazzo della Moukhtara, sulle montagne dello Chuf. Il suo forte carattere antisiriano, soprattutto durante le manifestazioni di piazza della primavera, con la successiva elezione del suo blocco, si è visto attenuarsi in nome della difesa, contro la Risoluzione ONU 1559, delle armi in mano alla milizia di Hezbollah, e della sua tutela in nome della resistenza contro il nemico comune israeliano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stessa strenua difesa della “resistenza” si tramutò, dopo la crisi di governo pre-natalizia, in un feroce ma indiretto attacco a Hezbollah, reso esplicito dal commento del leader druso sul fatto che le armi nelle mani di gruppi armati possano essere “strumenti di tradimento” per la nazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo gli scontri di piazza fra esercito e studenti di sabato pomeriggio, in seguito alla visita in Libano del diplomatico statunitense David Welch, a che si accusa d’ingerenza inaccettabile nella politica interna libanese, ed il successo insperato della manifestazione anti-americana di fronte all’ambasciata degli USA, le reazioni non si sono fatte attendere. La manifestazione di martedì che si è contraddistinta per la presenza di numerose bandiere libanesi, chiari slogan di supporto ad Iran e Siria, ed altri di carattere decisamente antiamericano e antisraeliani, è stata organizzata dalle cosiddette forze dell’8 marzo, in relazione alla manifestazione svoltasi nella primavera, formate principalmente dagli sciiti libanesi e da quei partiti filo-siriani. (tra l’altro occorre notare come i principali mezzi di comunicazione definiscano questo blocco come “attivisti pro-Damasco”, “forze anti-14 marzo”, “organizzazioni giovanili pro-siriane”,...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima dichiarazione di Jumblatt vede “la mano di Damasco ed Iran” dietro le sembianze della bandiera libanese.In un momento dove è sempre più evidente che il Libano è diventato terreno di scontro tra le forze occidentali da un lato, il cui intervento è caldeggiato da una buona parte di politici libanesi, e la Siria e l’Iran dall’altro, e dove le Nazioni Unite non riescono ormai più ad assumere un serio carattere di mediatore super partes, la situazione sembra di non facile soluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conoscendo la grande importanza dell’identità comunitaria in Medio Oriente, e la forte influenza in questa regione del leader, in grado di essere seguito ciecamente dai suoi seguaci, ed in grado di cambiare l’identità collettiva di un gruppo di persone ( ricordo che la maggioranza dei drusi è anche “ socialista”, nel senso che il partito “confessionale” di riferimento è il Partito Socialista Progressista, ma escludo a priori che molti sappiano cosa è realmente il socialismo...), mi chiedo cosa stia passando per la testa del druso medio, quello che vive nelle montagne dello Chuf, che ha cieca fede nel suo master, e che prende le sue parole come oro colato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse si sta chiedendo se la sua identità non stia passando da essere panarabista e pro-siriana, marcatamente anti-israeliana e pro-palestinese, fino a pochi anni or sono, ad un’identità di carattere nazionale libanese, dopo la primavera di piazza, e, fino al limite dell’impensabile fino a poco tempo fa, di pro-americana e occidentalista in seguito alle ultime esternazioni del loro leader...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-7027800717357337008?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/7027800717357337008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/7027800717357337008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2006/01/libano-quella-stravagante-identit-drusa.html' title='Libano. Quella stravagante identità drusa...'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-4824111706618302281</id><published>2005-12-16T15:10:00.001-08:00</published><updated>2007-06-28T15:11:44.436-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ReporterAssociati'/><title type='text'>Niente lacrime, Gebran non è morto, An-Nahar proseguirà”</title><content type='html'>Nella notte di venerdì, nella città di Balbeck, un esponente provinciale di Hezbollah, è sfuggito ad un attentato esplosivo che avrebbe sicuramente messo fine alla sua vita. Nessuna rivendicazione, ma la “resistenza islamica” ha subito accusato i servizi segreti israeliani di essere dietro tale atto. Sabato pomeriggio un lavoratore, tornando a casa nelle montagne dello Chuf, e sulla stessa strada che conduce al palazzo della Moukhtara, casa del leader druso Walid Joumblatt, ha ritrovato ai bordi della strada quattro lanciagranate pronti per essere collegati ad un detonatore. Il fatto che la strada fosse stata controllata il giorno precedente dalle forze di sicurezza, lascia pensare che l’esplosivo fosse stato posizionato la mattina stessa. Joumblatt, uno dei leader dell’opposizione antisiriana, non ha tardato in lanciare accuse verso i “servizi corrotti di paesi limitrofi”. Domenica, in un’intervista per una televisione russa, il presidente siriano Bashar Al-Assad, in attesa del rapporto ONU del giorno successivo, ha dichiarato che la instabilità in Iraq ed in Siria provocherà disordine in tutta la regione; parole che sono suonate funeste per molti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contemporaneamente Gebran Tueni, direttore del giornale libanese An-Nahar, uno dei promotori della cosiddetta “rivoluzione dei cedri”, una voce importante contro l’ingerenza siriana in Libano, arriva all’aeroporto di Beirut, dopo un lungo periodo di “auto-esilio” in Francia per paura di un attentato ai suoi danni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A distanza di poche ore, lunedì mattina, mentre si dirigeva verso la redazione del suo  giornale, chissà proprio per coordinare l’uscita del giorno seguente, con articoli pungenti sul coinvolgimento di alte sfere siriane nell’omicidio dell’ex Primo Ministro Hariri, più di 100kg di esplosivo hanno distrutto il suo fuoristrada blindato, catapultandolo giù per una scarpata, uccidendo con lui altre tre persone, tra cui le sue due guardie del corpo personali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora lunedì, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha reso noto il rapporto redatto dal procuratore Dethlev Mehlis, in cui, nonostante niente di particolarmente nuovo sia scaturito negli ultimi mesi, si consiglia vivamente al governo siriano di mettere sotto custodia ed a disposizione della commissione i presunti implicati nell’inchiesta. Dal “lontano” 25 settembre, giorno in cui May Chidiac, la presentatrice della televisione LBC fu vittima di una bomba collocata all’interno della sua automobile, lasciandola per sempre mutilata, che non si verificavano atti di una tale violenza e di una tale forza destabilizzante. Sicuramente Gebran Tueni faceva parte della famosa lista nera di cui molti parlarono, ma di cui solo si possono presumere i nomi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti sembrano indicare, dentro e fuori dal Libano, che i servizi segreti siriani, ancora forti in Libano, siano dietro tale attentato; ma come non cercare di guardare dietro ad un teorema tanto semplicistico che ha tutta l’apparenza di concentrare maggiormente l’attenzione sulla Siria, e sembra un tentativo di suicidio politico? Tutte le forze internazionali stanno puntando l’indice contro la Siria, di certo non migliorando la sua situazione di fronte alla comunità internazionale. Si aspetta solo di convincere Russia e Cina a non usare il loro diritto di veto nel caso di una decisione del Consiglio di Sicurezza a favore di sanzioni economiche nei confronti dello stato siriano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce di questi fatti concatenati, sembra che l’unico obiettivo reale sia quello di creare tensione, ma chi giovi un Libano destabilizzato ed una generale tensione in Medio Oriente, è una risposta di non facile interpretazione. Intanto un altro giornalista libanese se ne va, e di lui rimangono soltanto le ultime immagini e parole scritte dalle colonne del suo giornale. Nelle piazze della capitale, assistendo alle moltitudinarie manifestazioni cittadine; con una simbolica penna in mano dopo l’uccisione del compagno di redazione Samir Kassir, anch’egli vittima di una bomba ignota, a dimostrare il supporto per la libertà d’espressione; o ancora sorreggendo verso gli ultimi metri la bara del suo ex compagno. Il padre Ghassan Tueni, ha confermato che An-Nahar proseguirà col suo lavoro, nonostante i tentativi di decimarlo, ed “Il Giorno” continuerà, quasi a parafrasare inconsciamente una delle poco attendibili rivendicazioni ricevute, a nome dei Combattenti per l’Unità e la Libertà del Levante, che dichiararono di avere trasformato “il Giorno” in una cupa notte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultimamente Gebran era uno di quelli che maggiormente avevano alzato la voce, invocando un tribunale internazionale per il Libano, in seguito alla scoperta di “fosse comuni” contenenti cadaveri di soldati libanesi, riconducibili al periodo della famosa guerra di liberazione nazionale, che vide opposto il generale Aoun e le truppe siriane. Proprio in quell’occasione, poco più di una settimana fa, si era rivolto al Presidente della Repubblica libanese Emile Lahoud, indicandolo come unico responsabile di quegli atroci atti, essendo egli capo delle forze armate nel momento in che accaddero tali eventi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-4824111706618302281?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/4824111706618302281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/4824111706618302281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2005/12/niente-lacrime-gebran-non-morto-nahar.html' title='Niente lacrime, Gebran non è morto, An-Nahar proseguirà”'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-7699237716757291784</id><published>2005-06-11T15:08:00.000-07:00</published><updated>2007-06-28T15:10:14.811-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ReporterAssociati'/><title type='text'>Libano. Samir Kassir, quando muore un giornalista...</title><content type='html'>Qualcuno sostiene che non c'è stata una partecipazione massiva in segno di disprezzo nei confronti di chi ha commesso questo orrendo attentato, altri affermano che non molti libanesi lo conoscevano veramente, altri ancora dicono semplicemente che i partiti (o le comunità) non hanno voluto muovere le masse nel bel mezzo di un complicato processo elettorale che dovrebbe portare al potere le forze della cosiddetta "opposizione", coloro che propugnano il cambio dopo il ritiro siriano dal Libano dello scorso aprile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse, invece, è semplicemente sintomo della profonda frustrazione della popolazione libanese, poiché nonostante il ritiro siriano, considerato da tutti come la panacea per il futuro e fonte di ogni male passato, la situazione non stia evolvendosi come delineato e sperato. Molti si sentono imbrogliati dall'opposizione, o da chi li ha rappresentati durante le storiche giornate di piazza di questa primavera, perché hanno saputo solo cavalcare la "onda rivoluzionaria" a fini ed interessi personali. &lt;br /&gt;La popolazione è ormai costretta a convivere con una sorta di tensione provocata dalle bombe "destabilizzanti", ed allo stesso tempo con piccoli ma significativi screzi e provocazioni che stanno sorgendo tra le diverse comunità, con certe punte di violenza fisica e verbale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il processo elettorale allo stesso tempo si sta rivelando quanto di meno "rivoluzionario" possa una mente concepire, fra accordi politici tra vecchie e obsolete figure del passato, e con trasversali alleanze che, alla luce delle centinaia di migliaia di persone scese nelle piazze negli scorsi mesi, sembravano ormai un ricordo del passato.&lt;br /&gt;Resta il fatto che al funerale di Samir Kassir, giornalista e pungente editorialista del quotidiano an-nahar, il numero delle persone presenti non era decisamente consistente: la gente a lui più prossima e cara, una grande maggioranza di studenti (principalmente alunni del corso che impartiva all'Università Saint-Joseph), una certa componente intellettuale libanese, i moltissimi giornalisti che affollano la città di Beirut, i rappresentanti politici dell'opposizione, ma non molte persone comuni, come quelle che presenziarono il funerale dell'ex primo ministro Rafiq Hariri e le successive dimostrazioni antisiriane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saad Hariri, da molti dipinto come colui che prenderà le redini del paese sulle orme del padre, è arrivato in clamoroso ritardo in piena cerimonia funebre, forse per motivi di sicurezza, ed ha ricevuto solo timidissimi applausi, al pari di Bahia Hariri, sorella dell'ex-premier; non altrettanto è stato per Walid Jumblat, il leader druso, grande amico del giornalista assassinato, cui aveva "regalato" alcune guardie private personali nei mesi anteriori, o per Gibran Tueni, direttore del quotidiano an-nahar, eletto nella circoscrizione di Beirut sotto la lista Hariri, che ha accompagnato la bara sulle spalle per i primi metri del corteo.&lt;br /&gt;Le reali dimensioni del corteo funebre si sono rivelate solo quando, conclusa la cerimonia nella chiesa ortodossa di Downtown, nel cuore del patinato centro cittadino, il corteo si è incamminato, spogliato del grosso seguito di giornalisti, verso il quartiere cristiano di Achrafieh.&lt;br /&gt;Meno di un migliaio di persone ha accompagnato la salma di Samir Kassir in un pacato mezzogiorno di giugno, per le strade pressoché vuote della capitale libanese, ed in un frastornante silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La commozione dei presenti è grande, molti sono i volti di giovani in lacrime, ma decisamente poca l'affluenza della gente nel portare l'ultimo segno di rispetto verso una voce libera della stampa libanese, nonché uno degli organizzatori dell'accampamento in Piazza dei Martiri, e promotore di "Independence 2005".&lt;br /&gt;Le stesse milione di persone scese in piazza gridando lo slogan "Siria out" avrebbero forse dovuto accompagnarlo anche in questo suo ultimo tragitto; lui stesso scriveva sovente taglienti articoli contro la presenza siriana in Libano ed allo stesso tempo contro la politica siriana in Siria, ribadendo sempre e costantemente di non cadere nell'errore di confondere la classe politica con la popolazione siriana, anche loro vittime, e vittime di attacchi "xenofobi", se così si possono definire, nel Libano post-Hariri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra che dopo il ritiro formale siriano ad aprile, nel mezzo di una campagna elettorale intrisa di interessi politici e personali, non in molti si siano preoccupati di andare a portare rispetto ad una persona che ha contribuito fortemente al "cambio" di quest'anno.&lt;br /&gt;Ora le sue foto, i suoi poster, oltre all'immensa gigantografia affissa all'entrata della redazione di an-nahar, campeggiano per le strade di Beirut, a lato dell'altro martire Rafiq Hariri, ma a lato anche delle usuali facce, più o meno conosciute, da campagna elettorale.&lt;br /&gt;Per quanto tutti a Beirut approfittino di ogni incontro per parlare di politica con grande passione, ed è possibile denotarlo facilmente nei caffè o all'interno dei taxi collettivi, una certa disaffezione si può constatare dall'affluenza alle urne nella circoscrizione della capitale, dove le 19 poltrone a disposizione erano pressoché già assegnate prima delle consultazioni, e che si è rivelata al di sotto del 24%, magro risultato per un paese con tanta voglia di cambiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mezzo di un processo politico elettorale, dove tutti stanno aspettando unicamente il risultato incerto delle montagne, del Jabal Lubnan, sembra che nessuno voglia turbare lo status quo delle cose, al meno fino alla fine delle consultazioni, dove sembra che l'opposizione della lista Hariri possa guadagnare la maggioranza, tra inconciliabili dispute interne e complicati valzer di alleanze anche con rappresentanti leali all'antico governo filo-siriano, fino ad un mese fa acerrimi nemici.&lt;br /&gt;Sembra curioso, che proprio nei palazzi che attorniano il luogo dove era posteggiata l'alfa romeo bianca del defunto giornalista, fatta saltare in aria con millimetriche cariche esplosive che non hanno praticamente danneggiato le vetture circostanti e sintomo di un lavoro di grande professionalità, ricorrano affissi nei muri frequenti poster con l'invito al boicottaggio delle elezioni, indetto da alcuni rappresentati della comunità cristiana, in protesta nei confronti della "ingiusta" legge elettorale che favorisce l'antica classe politica al potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una voce, una coscienza individuale che avrebbe forse dovuto muovere più persone, ma che invece ha ricevuto l'ultimo accorato saluto soltanto da una schiera di "pochi intimi". Una persona, ufficialmente greco cattolico di confessione, palestinese di etnia, arabo di filosofia, francofono di educazione, difensore del popolo siriano, una voce isolata che non è riuscita a far breccia negli animi libanesi, che si sentono forse ancora una volta vittime del sistema confessionale e fortemente disillusi dall'ennesima pantomima politica.&lt;br /&gt;Intanto ingenti forze dell'ordine sono pronte a sedare la "rivoluzione" che potrebbe scoppiare dopo la celebrazione della cerimonia funebre, ma niente più accade, i presenti sono lì per rivolgere l'ultimo saluto ad una persona che cercava di coscienzare gli individui, che aveva fortemente a cuore la salute del suo paese, una persona prima di tutto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-7699237716757291784?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/7699237716757291784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/7699237716757291784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2005/06/libano-samir-kassir-quando-muore-un.html' title='Libano. Samir Kassir, quando muore un giornalista...'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-7234625214909556450</id><published>2005-05-15T15:16:00.000-07:00</published><updated>2007-06-28T15:17:55.065-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ReporterAssociati'/><title type='text'>I ciliegi maturi di Muhammad e le “Fattorie di Shebaa”: specchio dell'incerto futuro libanese</title><content type='html'>Con il ritiro delle truppe siriane è sempre acceso il dibattito su quest'area, che vede come protagonisti Hezbollah, Iran, Siria, Israele e comunità internazionale. Una zona da venti anni disabitata, ma che rappresenta uno dei principali punti di forza per la resistenza anti-israeliana in Medio Oriente...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Muhammad sta smottando il terreno nel suo campo di Shebaa, attorniato da ciliegi quasi maturi e rigagnoli d'acqua, una cittadina di un migliaio di abitanti prossima alla linea Blu tracciata dalla Nazioni Unite dopo il ritiro israeliano dal Libano nel 2000, ed alle omonime Mazrah Shebaa, un agglomerato di quattordici fattorie occupate dall'esercito israeliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Al tempo dei francesi c'era rispetto per l'agricoltura e la natura, c'erano degli incentivi, ora tutto è andato perso, nemmeno le rondini si fermano più a passare la stagione qui". Quest'uomo di 75 anni ha sempre vissuto qui, e tutta la vita ha lavorato la terra e pascolato bestiame, ha assistito al periodo del Mandato francese, all'arrivo dei siriani, la resistenza palestinese del 1967 e la conseguente occupazione israeliana, fino alla guerriglia dell'esercito popolare di Hezbollah negli ultimi anni. Muhammad ha una memoria lucida nel raccontare gli avvenimenti relativi al suo villaggio ed alle fattorie che un tempo coltivava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione delle Mazrah Shebaa, le Fattorie di Shebaa, un'area di 25 km quadrati sul versante occidentale del monte Hermon, è un intreccio di interessi strategico-militari, dispute su sorgenti d'acqua, strascichi della guerra arabo-israeliana e giochi di potere che attanagliano il Libano fin dai primi anni della sua esistenza, in cui anche in questo caso a farne le spese è la popolazione locale. Lo Stato libanese, e soprattutto Hezbollah, con l'appoggio di Siria e Iran, rivendica questi territori come propri, mentre Israele e le Nazioni Unite dichiarano la sua appartenenza ai siriani, come le vicine alture del Golan, ancora sotto occupazione militare israeliana dopo la guerra del 1967.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sette postazioni logistico-militari israeliane, dai picchi delle varie montagne in cui sono installate, con i suoi grandi radar e ripetitori, sovrastano l'intera area occupata, e sono ben visibili dal territorio libanese. La leggenda vuole che Abramo, ancora incredulo dell'esistenza di Dio, sia salito su una di queste montagne, e dopo aver rilasciato un uccello che aveva fra le mani, questo si tramutò in quattro splendidi uccelli, tornando poi solitario tra le sue mani, e togliendogli ogni scetticismo, dice Muhammad.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Io sono libanese, la mia carta d'identità è libanese, i miei figli e i miei nipoti sono nati qui ed ora stanno tutti a Beirut perché qua non c'è lavoro e non si può studiare…certo che le mazrah sono libanesi, tutte e quattordici, ogni famiglia qui a Shebaa ne aveva una in proprietà ed alcune erano divise tra più famiglie, ci trasferivamo là d'inverno, per cinque o sei mesi, perché il clima era migliore e qui faceva troppo freddo." Con la mano indica l'altro versante della montagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"In estate invece andavamo e tornavamo, era un'ora di cammino a dorso di mulo, là ci sono i ciliegi come qua, ma il clima è più secco, il terreno è ancora più duro e c'erano principalmente ulivi e fichi d'india."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione non cambiò sostanzialmente fino al 1967, quando durante la guerra arabo-israeliana, questi ultimi occuparono il territorio facendo indietreggiare i siriani. "Sono rimasto fino al 1970, anche perché la resistenza ci incoraggiava a non abbandonare le terre, ma poi la situazione è diventata insopportabile, eravamo continuamente tra due fuochi ed eravamo vittime di bombardamenti e rappresaglie, e poi c'erano mine dappertutto. Così ce ne siamo tornati stabilmente a Shebaa città e fino al 1975 andavo e venivo in giornata, per coltivare un po' la terra e pascolare, ma dovevo fare attenzione agli israeliani, per tre o quattro volte mi hanno portato in Israele per qualche giorno, e mi facevano un mucchio di domande sui fedayin.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nel 1975 Israele chiuse definitivamente l'accesso all'area, da quel momento nessuno ha saputo più niente, e gli israeliani nemmeno hanno proposto la cittadinanza ai suoi abitanti, come fecero nelle confinati alture del Golan. "Nel 2000 ci aspettavamo che se ne andassero anche dalle fattorie, ma la speranza fu inutile ed i combattimenti si fecero invece quotidiani."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quando, infatti, nel maggio del 2000 l'esercito israeliano cominciò il ritiro dal Libano, occupato durante la guerra civile, si incrementarono gli attacchi della resistenza libanese, di Hezbollah principalmente. Proprio non lontano da Shebaa, sulla linea blu controllata dalla forza multinazionale dell'UNIFIL, in un'operazione militare, celebrata sul luogo con tanto di cartelli con didascalie in inglese e foto, Hezbollah catturò tre soldati israeliani, i cui corpi furono restituiti poi al governo israeliano nell'ambito di uno scambio di prigionieri, che comprese anche l'ex colonnello israeliano Elhanan Tannenbaum sequestrato alcuni anni prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, in questa città tendenzialmente sunnita, la presenza visiva di Hezbollah è pressoché assente, ed anche dell'esercito nazionale libanese, e per gli stretti vicoli che la percorrono sono affissi solo poster dell'ex primo ministro Rafiq Hariri, assassinato lo scorso febbraio a Beirut, cui si affiancano solo alcune sporadiche e sbiadite foto dello sceicco Yassin, defunto capo spirituale di Hamas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Io non li vedo, e se li vedo faccio finta di niente, a me interessa solo il mio lavoro, ma comunque li rispetto per quello che fanno, qua lo Stato libanese non esiste, non si è mai interessato di noi, solo quando gli faceva comodo per qualche loro interesse"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attualmente non si verificano episodi di particolare rilevanza, ma il conflitto rimane latente, e la questione delle fattorie di Shebaa è diventata di vitale importanza nelle discussioni sul "nuovo" Libano, dopo che la Risoluzione 1559 delle Nazioni Unite ha sancito tra le altre cose il disarmo dell'esercito del "Partito di Dio", ed il ritiro totale delle truppe siriane. La rivendicazione di questa area, con l'appoggio di Siria ed Iran, è uno dei punti di forza di Hezbollah per continuare la resistenza contro il nemico israeliano, secondo un'ottica più regionale che nazionale, anche se numerosi esponenti dello Stato libanese e dell'opposizione ne appoggiano la liberazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Siria afferma di aver ceduto allo Stato libanese, questo territorio in modo informale nel 1951, entrambi gli Stati hanno presentato all'Onu cartine geografiche che lo evidenziano, ma nonostante tutto il ritiro di Israele dal Libano è stato considerato totale dalla comunità internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Io del 1951 non ricordo niente", dice Muhammad, "so solo che nel 1958 arrivarono i militari siriani e cominciarono a chiederci dei soldi, ed a prenderci i vestiti, ma poi abbiamo resistito e ci siamo autogovernati, almeno fino al 1967 con l'occupazione israeliana". Muhammad dice che protestarono e portarono i documenti di proprietà delle terre al governo libanese, ma questi "li perdettero" e gli dissero che "ora non valevano più i vecchi contratti, e che molti siriani avevano acquistato le terre…ma lì non c'erano altri contadini e quindi la coltivavamo noi ugualmente".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le Mazrah Shebaa sono sempre state un territorio utilizzato dai vari governi in un gioco di rivendicazioni, il cui interesse è ben lontano dall'essere la reale liberazione totale del suolo libanese. A pagare le conseguenze di questo gioco fatto di minacce latenti e provocazioni reciproche, è la stabilità di quello che sarà il Libano che uscirà dalle future elezioni nazionali. In un paese in cui già cominciano le prime scaramucce fra le opposte fazioni, dove nei discorsi di alcuni esponenti politici si respira aria di ritorsioni anti-siriane, si discute "clientelisticamente" sull'adozione del modello di legge elettorale da adottare, e si fanno futili dichiarazioni sulla possibilità di dare diritto di voto ai turisti arabi in vacanza in Libano, il futuro si presenta particolarmente incerto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, mentre si assiste al trionfale ritorno del ex colonnello Michel Aoun dal suo esilio di quindici anni in Francia ed è pronta l'amnistia a favore di Samir Geagea, leader delle Forze Libanesi, paesi vicini come Iran ed Israele, occupando il posto riservato alla Siria, cominciano a prendere posizioni aperte sul nuovo Libano. La questione di Shebaa, in questo groviglio geopolitico, rimane aperta e la soluzione non sembra decisamente prossima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sì, forse torneremo alle nostre fattorie, ma solo quando ci sarà un vero Stato libanese" dice Muhammad con rammarico, " perché gli arabi sembra che non esistano, se no perché avrebbero dovuto combattere continuamente fra di loro per tutti questi anni?"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-7234625214909556450?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/7234625214909556450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/7234625214909556450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2005/05/i-ciliegi-maturi-di-muhammad-e-le.html' title='I ciliegi maturi di Muhammad e le “Fattorie di Shebaa”: specchio dell&apos;incerto futuro libanese'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-4096706558245781665</id><published>2005-03-21T15:13:00.000-08:00</published><updated>2007-06-28T15:16:05.308-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ReporterAssociati'/><title type='text'>Libano: si aprono le porte alla strategia della tensione</title><content type='html'>Martedì notte 30 kg di tritolo sono esplosi nel centro commerciale di Alta Vista a Kaslik, pochi chilometri a nord di Beirut, una zona a grossa prevalenza cristiana, causando tre vittime tra le guardie di sicurezza del centro e numerosi feriti. &lt;br /&gt;Allo stesso modo meno di 72 ore prima, un'altra bomba è esplosa nel quartiere residenziale di New Jdeidh, anche questo tendenzialmente cristiano, in questo caso provocando solo numerosi feriti.&lt;br /&gt;Poche ore prima era stato ritrovata una "fake-bomb", un falso pacco bomba, di fronte alla casa del presidente della stampa libanese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti e tre gli attentati sono ancora senza rivendicazione, e risulta strano in un momento tanto delicato della vita libanese.&lt;br /&gt;Entrambi gli attentati dinamitardi, azionati probabilmente da un detonatore con timer fissato in orari notturni, e quindi con scarsa o nulla presenza di persone, non sembra avessero come obiettivo quello di provocare una vera e propria strage indiscriminata di civili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto si cominciano ad accavallare le notizie, o leggende metropolitane, su altre bombe disinnescate vicino alla sede del Parlamento o all'interno dell'Università libanese, o si intensifica la psicosi collettiva di fronte a qualsiasi pacco, borsa abbandonata o macchina sospettosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già dopo la morte del presidente Hariri, gli abitanti di Beirut avevano cominciato a disertare le zone più affollate. La glamourosa Downtown, con i suoi bar ed i suoi ristoranti dove un caffè può costare 6$, hanno cominciato a svuotarsi, lasciando spazio in ogni angolo ad agenti in uniforme o militari armati di kalashnikov.&lt;br /&gt;I gestori stanno vivendo una crisi economica senza precedenti, dopo la fine della guerra civile nel 1990.&lt;br /&gt;Gli stessi giovani della capitale, allarmati dalla minaccia di attentati, disertano in queste settimane la centrale Rue Monot, i cui locali sono il principale ritrovo notturno della città, e preferiscono le discoteche ed i bar di Byblos o Batroun, una cinquantina di km a nord di Beirut.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo l'attentato che è costato la vita all'ex primo ministro, nonché grande uomo d'affari a scala mondiale, Rafiq Hariri, la situazione in Libano risulta ogni giorno più complicata ed incerta. Tutta l'opposizione compatta si affanna ad incriminare i servizi di sicurezza siriano-libanesi, che vogliono dimostrare l'instabilità del paese nel caso di ritiro delle truppe siriane.&lt;br /&gt;Le truppe siriane, in base alla forte pressione interna libanese, ma soprattutto internazionale, grazie alla Risoluzione 1559 delle Nazioni Unite promossa da Francia e Stati Uniti, stanno ripiegando verso la Valle della Beeka, e sembra che sul territorio rimangano attualmente unicamente 11.000 effettivi. Anche i servizi di sicurezza siriani stanno evacuando i loro uffici sparsi un po’ in tutto il paese, ma soprattutto nella zona prossima al confine con la Siria. La stessa base di Beirut nel vecchio hotel Beau Rivage, sul lungomare della Corniche, che rappresentava fino a poche settimane fa uno spettro per la libertà di pensiero anti-siriano nella capitale, è stata evacuata e sostituito il personale da agenti libanesi.&lt;br /&gt;Ma sono ancora in molti a pensare che per eliminare completamente la presenza dei servizi siriani dal Libano siano necessari non meno di quindici o venti anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può forse congetturare che tali attentati rispecchiano un vuoto di potere nel regime siriano? Di certo il presidente Bashar Al-Assad, salito al "trono" nel 2000 dopo diverse faide interne, non ha lo stesso carisma del padre Hafez, che aveva governato il paese con autorità per trent'anni, e non è strano che qualcuno possa approfittarne in questo momento tanto delicato per il paese. Una cosa che potrebbe indirizzare verso questa tesi è il continuo valzer di posizioni e dichiarazioni all'interno dell'opposizione libanese, sul ruolo del presidente cristiano, ma filo-siriano Lahoud.&lt;br /&gt;Dopo averne insistentemente chiesto le dimissioni in seguito all'assassinio di Hariri, il politico druso che sta dirigendo l'opposizione Walid Jumblatt, nell'ultima settimana sta smorzando i toni nei suoi confronti, arrivando ad affermare che deve rimanere in carica fino alle elezioni di maggio, per non creare un vacuum politico.&lt;br /&gt;Queste dichiarazioni seguono di pochi giorni il viaggio dello stesso Jumblatt al Cairo, dove si è incontrato con il presidente Mubarak, che sta cercando di prendere le redini del mondo arabo, e gioca un ruolo diplomatico fra le varie fazioni in disputa tra loro. Pochi giorni prima di quest'incontro il presidente egiziano era stato a Damasco per incontrarsi con il suo corrispondente siriano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qui le probabili rassicurazioni da parte di Assad sul ruolo della Siria in Libano, pressato ormai da tutta la comunità internazionale e con numerose sanzioni economiche in processo di attuazione.&lt;br /&gt;Intanto in terra libanese numerosi cittadini siriani sono stati uccisi, e si registrano quotidianamente atti di vandalismo nei confronti dei loro beni, nonostante l'indifferenza con cui si tratta tali notizie.&lt;br /&gt;Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, quantifica, in una recente intervista, di 20 o 30 i cittadini siriani morti dal giorno dell'attentato a Hariri, ed anche il quotidiano Daily Star riporta giornalmente notizie di atti violenti nei confronti di questa parte della popolazione libanese, soprattutto lavoratori emigrati.&lt;br /&gt;La cifra è considerabile ed allarmante, ma di fronte ad altre questioni di maggior "importanza", passa inosservata tra la cittadinanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, come possono considerarsi tutti questi atti, come le bombe in quartieri residenziali o centri commerciali in orari di chiusura, se non con una chiara intenzione di propagare una certa strategia della tensione, ed un'allarmante psicosi-bomba collettiva, in grado di far ritornare il pensiero ai tremendi anni della guerra civile?&lt;br /&gt;Gli obiettivi fino a questo momento si sono incentrati sulla comunità cristiana, e si può quindi forse pensare al tentativo di riattivare quel conflitto confessionale tra musulmani e cristiani, che le manifestazioni di piazza cercano di sorpassare?&lt;br /&gt;Attualmente visto che non sembra di interesse a nessuno, sia dal punto di vista politico-oligarchico che economico, accendere un'altra guerra civile, si può presumere che saranno presi di mira altri obiettivi "confessionali"?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per le strade di Beirut già corrono voci "segrete" su luoghi, zone o quartieri dove è sconsigliato andare, e tra la gente non si riscontra troppa positività sul futuro prossimo. Si recrimina una mentalità ancora antica, di divisione fra le varie comunità, e di una solo apparente fratellanza creata con l'unico obiettivo di spingere la Siria fuori dal paese.&lt;br /&gt;La strada da qui alle elezioni di maggio, di cui molti dubitano che effettivamente si svolgeranno, è tortuosa e pericolosa.&lt;br /&gt;La speranza è che tutti questi interrogativi ed il pessimismo facciano spazio ad un futuro più roseo per il paese dei cedri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-4096706558245781665?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/4096706558245781665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/4096706558245781665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2005/03/libano-si-aprono-le-porte-alla.html' title='Libano: si aprono le porte alla strategia della tensione'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7826629249291919945.post-5751888479611863598</id><published>2005-03-15T23:54:00.001-08:00</published><updated>2007-06-28T23:57:23.903-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SabatoSera BassaRomagna'/><title type='text'>La primavera di Beirut, verso la rivoluzione dei cedri?</title><content type='html'>In un pomeriggio come altri, in questi emotivi giorni di Beirut, mi soffermo a bere un caffè in Bliss Strett, in una di queste caffetterie dove puoi sederti, sorseggiare un caffè ed assistere con gusto ai movimenti della città. &lt;br /&gt;Il mio sguardo, forse ad una prima superficiale occhiata, non può che rimanere esterrefatto dalla quantità di auto di lusso che sfrecciano nel caotico traffico di Beirut: mercedes, bmw, porsche, ma soprattutto mastodontici fuoristrada che sembrano poter mangiare l'asfalto, ma che inesorabilmente sono bloccati dai costanti ingorghi e devono dividere, a suon di clacson, la grigia e sconnessa strada con automobili ben più modeste o addirittura con antiche mercedes degli anni cinquanta, a volte senza un finestrino, a volte con la ventola del motore in bella vista, in grande maggioranza sono i cosiddetti servicee, ovvero taxi collettivi che raccolgono clienti ai lati della strada mentre ti conducono a destinazione, per il modico prezzo di mille lire libanesi. &lt;br /&gt;Veri e propri assi del volante questi tassisti popolari che, oltre a doversi districare nella giungla di Beirut, danno anche un occhio alle persone che apparentemente stanno cercando un taxi, e di cui rapidamente verificano se la destinazione è compatibile con i passeggeri che ha a bordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente il primo impatto con la città è questo, una grande diversità culturale e sociale che convive in prossimità vicendevole.&lt;br /&gt;Bliss Strett si trova nel quartiere di Hamra, che prende il nome dall'omonima via commerciale che scorre parallela. Ritornando indietro negli anni, come minimo di quindici, si potrebbe ricordare che era situata nella cosiddetta Beirut Ovest, dove risiedeva la comunità musulmana durante gli sconvolgenti eventi della guerra civile.&lt;br /&gt;Oggi questa divisione fra un Ovest, musulmano ed un Est, tendenzialmente cristiano, è stata generalmente rimossa dalla gente, come dimostrano le quotidiane manifestazioni che uniscono cristiani e musulmani.&lt;br /&gt;Hamra, è la zona dell'AUB, l'Università Americana di Beirut, un'istituzione per tutti gli studenti del Medio Oriente in quanto a qualità di insegnamento, ma ugualmente non facilmente accessibile a tutte le tasche. &lt;br /&gt;Qui ci sono le più famose catene americane di fast-food, ma anche piccoli chioschetti che vendono una delle pietanze tipiche libanesi, il mannoushi, una sorta di piadina romagnola ripiena di formaggio, cetrioli, pomodori, olive e foglie di menta, e che rappresenta uno dei più rinomati snack con cui cominciare la giornata, soprattutto se sei uno studente e puoi permettertelo per un prezzo irrisorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questo quartiere è anche considerato il feudo del defunto ex-Presidente del Consiglio, musulmano sunnita, Rafik Hariri, ucciso, nonostante i suoi super moderni servizi di sicurezza, da trecento kg di tritolo nel giorno di San Valentino di questo stesso anno.&lt;br /&gt;Caso strano ha voluto che il supposto kamikaze, o l'autobomba o altre ipotesi che ancora gli inquirenti devono verificare, abbia stroncato la sua vita, e quella degli uomini della scorta al seguito, proprio nella "sua" zona, sulla corniche, il lungomare di Beirut, quotidianamente affollato, soprattutto al tramonto, di venditori di mais e caffè, famiglie che fumano il narghilè, ragazzi che pattinano o corrono a lato del mare, con sullo sfondo abbondanti hotel super lusso, principalmente per ricconi sauditi del golfo che vengono a spendere i loro petroldollari nella "occidentale" Beirut.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i negozietti che affollano questa zona hanno perlomeno una foto formato poster del loro ex-presidente, e non è strano vedere sfrecciare per la strada automobili suonando il clacson, inno nazionale libanese a tutto volume, bandiere bianche e rosse sventolanti e con la carrozzeria tappezzata di sue immagini.&lt;br /&gt;Hariri è diventato all'improvviso un eroe e l'icona di un cambiamento che molti libanesi aspettavano per ribellarsi allo status quo delle cose che duravano dall'inizio degli anni novanta, ai tempi della fine della guerra civile, che sancì la presenza sul territorio libanese, attraverso accordi internazionali, dell'esercito siriano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tantissimi abitanti di Beirut portano sulla giacchetta un fiocco azzurro, simile a quello della lotta contro l'Aids, con la foto del defunto presidente sunnita.&lt;br /&gt;Ma l'ex-presidente, elevato attualmente agli onori di eroe nazionale, oltre ad essere stato un benefattore per molti studenti che volevano studiare all'estero, è stato anche, imbarcandosi in un'avventura neo-liberale con l'appoggio dei sauditi, colui che per la costruzione della nuova Downtown, una fatiscente zona al centro della città che niente ha da invidiare per prezzi e glamour ai Campi Elisi parigini, ha contribuito in parte ad incrementare il debito di bilioni di dollari dello Stato libanese, ed ha espropriato, attraverso la sua organizzazione Solidere, appezzamenti di terreno a piccoli proprietari o abitanti di questa zona martoriata dalla lunga guerra civile.&lt;br /&gt;Fra i libanesi circola la battuta che ogni bambino nasce con un debito di qualche centinaia di migliaia di dollari…Buongiorno Libano!Buongiorno mondo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ormai è passato un mese dal suo omicidio ed ancora le investigazioni brancolano nel buio, la zona del massacro è ancora sotto sequestro, il cratere provocato dalla bomba ancora rimane a cielo aperto e l'area è transennata e controllata giorno e notte dall'esercito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hariri si era dimesso a novembre dell'anno passato, dopo che il governo fantoccio manovrato dalla Siria aveva deciso di aumentare di tre anni il mandato del Presidente Emile Lahoud, cristiano maronita e filo-siriano, che per gli accordi di Taef del 1991 che posero fine alla guerra civile, deve essere alla presidenza della Repubblica (il Primo Ministro invece deve essere musulmano sunnita ed il portavoce del Parlamento musulmano sciita).&lt;br /&gt;Da quel 14 di febbraio le manifestazioni di piazza e le concentrazioni di protesta si susseguono quasi a cadenza quotidiana, ed a ciò fa seguito un'inesorabile chiusura delle attività commerciali ed amministrative per la quasi totalità della giornata.&lt;br /&gt;Musulmani sunniti, sciiti, drusi, cristiani maroniti, greci ortodossi, caldei, protestanti, armeni…risulta difficile in poche settimane sgrovigliare questa matassa composta di comunità confessionali di cui è farcito lo Stato libanese, e capire chi sta con chi e perché.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora quando guardo in televisione i continui aggiornamenti sugli eventi che si susseguono e chiedo informazioni sull'uno e sull'altro politico, amici libanesi, per aiutarmi, me lo spiegano ricordandomi che uno è di Monday ed uno di Tuesday, in base ai giorni in cui abitualmente manifestano l'una o l'altra fazione. &lt;br /&gt;In teoria la divisione nel contenzioso è fra la opposition, che riunisce in linea di massima sunniti, cristiani maroniti e drusi, e loyalist, gli sciiti principalmente, ma non solo, leali al governo manovrato da Damasco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che più contraddistingue le due parti è sicuramente la divisione sul ruolo della Siria nella politica del paese, da una parte la sua ritirata è il primo obiettivo, mentre dall'altra c'è un appoggio incondizionato alla sua presenza.&lt;br /&gt;Una parte concentrata stabilmente giorno e notte, subito dopo l'omicidio di Hariri, con un accampamento in Piazza dei Martiri, adiacente al grande stand allestito dai seguaci dell'ex-presidente, dove è stato seppellito insieme alla sua scorta, e luogo di quotidiano pellegrinaggio per gli abitanti di Beirut, che vengono a pregare sulla sua tomba ornata di fiori e candele, e dove scorazzano una decina di colombe bianche. &lt;br /&gt;Dall'altra parte, principalmente Hezbollah, il "partito di Dio", musulmano sciita, con forti legami con Siria ed Iran, e che fa presa sulle persone più povere della società grazie alle sue organizzazioni caritative, principalmente nei sobborghi meridionali di Beirut e nel sud del paese, al confine con il "demonio" Israele, che con la sua lotta ha conseguito scacciare nel 2000 dalle terre libanesi.&lt;br /&gt;Il partito di Hassan Nasrallah, segretario generale del partito, si è riunito con una concentrazione di centinaia di migliaia di seguaci a pochi metri dalla piazza dei Martiri, simbolo dell'opposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quel momento sono cominciate le battaglie di cifre fra le parti, sulla qualità o quantità dei manifestanti, ed hanno cominciato a circolare mirabolanti racconti, come quella che voleva che fossero arrivati cinquemila autobus di sostegno direttamente dalla Siria, o del fatto che in piazza erano presenti un milione settecentomila persone, la metà degli abitanti dell'intero Libano...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dato di fatto è che quel martedì di marzo, prima manifestazione pro-governativa e pro-siriana, le strade della città erano completamente vuote, vuoi per la presenza massiva alla concentrazione, vuoi per il clima di tensione che aleggiava nella città, per paura che una scintilla potesse accendere pericolose ritorsioni alla fine del comizio. Le stesse ambasciate straniere erano arrivate a sconsigliare ai propri connazionali di non uscire in strada quel giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro dato di fatto è stato invece quello che la dimostrazione è stata completamente pacifica, nonostante i toni aggressivi contro gli invasori sionisti ed americani, e di ciò bisogna dare atto a Hezbollah, ed ai suoi seguaci, come prova di grande maturità politica: una realtà non completamente accettata dall'opposizione.&lt;br /&gt;Certi toni radicali non mancano neanche nella "progressista" opposizione, dove alle manifestazioni di piazza è possibile riconoscere una certa quantità di personaggi vestiti completamente di nero, che all'inno nazionale alzano il braccio in stile nazi-fascista: sono i falangisti cristiani radicali, un'organizzazione paramilitare nata prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, che durante la guerra civile libanese si macchiò degli orrendi massacri dei campi di Sabra e Chatila, dove migliaia di rifugiati palestinesi furono barbaramente massacrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed io non ho potuto assistere che con raccapriccio a certe manifestazioni, soprattutto per il fatto di vederli contemporaneamente a fianco di giovani, ragazzi e ragazze multicolore che chiedono, bandiera libanese alla mano, un futuro di democrazia, convivenza nazionale e progresso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo stesso tempo è continuamente sotto i propri occhi vedere sfilare per il centro mercedes ultimo modello con la bandiera libanese sventolante e clacson strombazzante, una visione certo non consueta.&lt;br /&gt;La prima considerazione che mi viene alla mente è quella che, mentre un tempo Beirut era divisa tra Est ed Ovest in una guerra fratricida e confessionale, oggi questa divisione è forse più tra Nord e Sud, tra ricchezza, agi, centri commerciali fatiscenti, i ricchi quartieri di Verdun ed Achrafieh intrisi di uno stile di vita "occidentale", contrapposto ad un Sud fatto di famiglie numerose, campi di rifugiati e sobborghi per nuovi immigranti provenienti dall'Asia. &lt;br /&gt;Risulta particolarmente difficile capire questo paese dove sembra che non esista una vera classe media, ma dove predomina un invalicabile divario economico tra persone che vivono quotidianamente l'una accanto all'altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beirut è contrasto allo stato puro; ci sono zone come Downtown, dove un caffè espresso può raggiungere il prezzo di ottomila lire libanesi, equivalenti alle nostre vecchie lire italiane, e mi chiedo in quali piazze europee si possa pagare tale cifra, ed a cinquecento metri di distanza magari un edificio ancora crivellato dai colpi di mortaio della guerra civile e completamente in disuso.&lt;br /&gt;Tutto si può pagare in dollari con una certa consuetudine ed è una constatazione evidente che il dialetto libanese è farcito di vocaboli inglesi come please o sorry, che capita di sentire anche dallo speaker di turno alle immense manifestazioni di piazza.&lt;br /&gt;Nonostante tutta questa differenza sociale la situazione di questo "evento storico", che mette di fronte due modi di vita e culture differenti, non sembra particolarmente irrespirabile, anche se la presenza di transenne di cemento nei pressi di qualsiasi edificio governativo o ambasciate o banche internazionali, dell'esercito nelle strade armato di kalashnikov e di qualche carro-armato durante le manifestazioni, denotano una certa situazione di tensione.&lt;br /&gt;Inoltre lo spettro della guerra civile, dove ci si fronteggiava casa per casa, è ancora particolarmente prossimo, neanche il tempo di una generazione è passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche tra i giovani esiste e si riscontra la tendenza ad evitare, in questi giorni, posti affollati come bar e discoteche della capitale, considerati possibili obiettivi terroristici, e si preferisce uscire in locali di Byblos o Batroun, rinomate località turistiche nel nord del paese, ma distanti solo poco meno di un'ora da Beirut.&lt;br /&gt;Resta difficile capire in poco tempo una città come Beirut, un agglomerato di convivenza fra identità, culture e religioni il più delle volte in contraddizione fra di loro, e dove non è strano vedere ostentare scomodamente, da parte dei suoi abitanti, i propri segni di appartenenza identitaria, come la croce cristiana o la sciabola simbolo degli sciiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo di aver letto un articolo, poco prima dello scoppio della "primavera di Beirut", in cui Hamid Dabashi, uno studioso del Medio Oriente che attualmente vive a New York, descriveva la città come "ancora patologicamente confessionale, ma in cui un qualcosa nel cuore del confessionalismo sta desiderando rifiorire e dare frutti di tolleranza religiosa".&lt;br /&gt;Probabilmente, la sensazione provata da Dabashi era nel giusto cammino, ed è questa forse la sfida più grande che sta vivendo la società libanese in questo periodo storico, a detta di molti unico nella sua specie, in cui si lotta per la "democrazia", ed in cui i giovani, che principalmente popolano le piazze in questi giorni, credono fermamente in una evoluzione della società, imparando dagli errori di un passato ancora troppo vicino, e per un superamento delle contrapposte identità culturali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7826629249291919945-5751888479611863598?l=makan3am.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5751888479611863598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7826629249291919945/posts/default/5751888479611863598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://makan3am.blogspot.com/2005/03/la-primavera-di-beirut-verso-la.html' title='La primavera di Beirut, verso la rivoluzione dei cedri?'/><author><name>makan3am</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16088521688278638304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry></feed>
